venerdì, 17 agosto, 2018
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PULCHRA MINIMA – a cura di Emanuela Tagliavia

"Lamentate trio", coreografia Mattia Russo, Antonio de Rosa. Foto Ernesto Artillo "Lamentate trio", coreografia Mattia Russo, Antonio de Rosa. Foto Ernesto Artillo

fra danza e arte figurativa
a cura di Emanuela Tagliavia

LAMENTATE TRIO - Compagnia Kor'sia
Ideazione e Coreografia: Mattia Russo, Antonio de Rosa
Drammaturgia e testi: Maria Velasco Gonzales
Scenografia: Monica Borromello
Musica: Artisti vari/ARVO PAART
Composizione musicale: Marco Palazzo
Costumi: Kor'sia, Carmen Granell
Interpreti: Antonio de Rosa, Mattia Russo, Giulia Russo
Voce femminile: Patricia Rezail
Voce maschile: Agustin Aguilò

DÉSASSEMBLAGE
Coreografia: Tiziano Portas
Musica: L'era Auerbach, Antye Greie
Interprete: Tiziano Portas

MURMURATION
Ideazione e Coreografia: Emanuela Tagliavia
Collaborazione alla drammaturgia: Giuseppe Dagostino
Musica: Claude Debussy
Costumi: Lou Antinori
Interpreti: Martina Dalla Mora, Giulia Lunardi

YELLOWPLACE - Compagnia Kor'sia
Ideazione e coreografia: Mattia Russo, Antonio de Rosa
Drammaturgia: Paco Bezerra
Costumi: David Delfin
Luci: Kor'sia
Assistente: Giuseppe Dagostino
Video-Foto: Alejandro Garrido
Interpreti: Mattia Russo, Antonio de Rosa

Teatro Gerolamo, Milano 31 maggio, 1 giugno 2018

www.Sipario.it, 4 giugno 2018

Pulchra minima e le ragioni dell'interiorità in danza

«Uno spazio piccolo che si sente grande»: questa la presentazione che il Teatro Gerolamo, coi sui velluti verdi e un rinnovato splendore, offre di sé. Così "grande", si potrebbe aggiungere, da sentire di dover accogliere gli spettatori già quasi in piazza Beccaria, a pochi passi dal Duomo di Milano. È lì, infatti, ben prima dello scoccare delle ore 20, che fra il pubblico comincia ad aggirarsi, discreta e silenziosa, un'anonima figura grigia.
"Da che dimensione proviene?", "In quale ci troviamo?", sorge spontaneo domandarsi. L'incredulità del momento, però, non sembra suscitare troppo scalpore e la spiegazione di questa reazione è forse da ricercare nella naturale complessità della mente umana, forsanche, come ebbe a sostenere quasi un secolo fa lo scrittore francese André Breton, in quegli automatismi psichici puri in cui pare esprimersi il funzionamento del pensiero. Ma, si sa, questo è stato ed è il nucleo pulsante del surrealismo, coi suoi tentativi di indagare l'inesplorato e l'inesplorabile dell'umano, facendo emergere una realtà diversa ma parallela mediante il ricorso a strumenti quali il sogno e la follia, quasi a dire che il vero luogo del sé è nel meraviglioso o nell'inconscio, comunque in ciò che davvero è perché è in altro.

Proprio il Surrealismo e le visioni oniriche, nelle sue sfaccettature creative, tanto storiche quanto contemporanee, sono il tema guida della prima rassegna milanese Pulchra Minima. Curatrice ne è Emanuela Tagliavia, danzatrice e coreografa di affermata fama, che ha accolto la sfida di questo minifestival di danza contemporanea pensato per un palcoscenico "da camera". Lo spazio esiguo, imponendo anche un contatto ravvicinato con il pubblico, diviene già una componente scenica ineliminabile e un'ottima occasione di confronto e ricerca coreografica per gli interpreti. Ad avvicendarsi in questo primo programma della rassegna sono assoli, duetti e trii di danzatori italiani, attivi su scala europea, per un totale di quattro quadri.

Sono proprio quelle anonime figure, enormi sul palco, dagli occhi spalancati e fissi, tanto evocative delle grigie sculture di Juan Muñoz ad accogliere i presenti, che in sala divengono partecipanti emotivi più che solo spettatori, catturati come sono nell'attenzione da quanto sta già avvenendo sul palco: un ripetersi continuo, quasi ossessivo, di una giostra, con una grigia figura seduta a lasciarsi andare sospesa e in balìa tra una realtà di fumi e totale solitudine. Un lavoro raffinato nel controllo scenico e nella grande espressività quello degli interpreti della compagnia madrilena Kor'sia – Mattia Russo e Antonio de Rosa, danzatori diplomati all'Accademia Teatro alla Scala di Milano, insieme a Giulia Russo –, nelle cui precise movenze di corpi vuoti e anonimi alla ricerca di una dimensione hanno dato espressione al senso d'incertezza che attanaglia l'individuo, piegato a tale condizione, ma che nella reciprocità del dialogo sembra intravedere la speranza di una luce. Luce che invita ad andare oltre, ad ergersi e farsi protagonisti, luce che infonde speranza ma spaventa, poiché è attraverso la luce che si colgono i colori, luce che alla fine tuttavia si spegne.

Tiziano Portas, giovane diplomato alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi, suonatore di viola e pittore, ora residente a Berlino, ha elaborato in Désassemblage la visione frammentaria del reale. "You are alone" – si sente fuori campo – e fra realtà e sogno dal ripetuto scomporre emerge la molteplicità caotica e irrazionale della mente, fatta di sequenze di movimento, di ritmi, di sensi che facilmente inclinano all'automatismo. La proiezione di un occhio, che a tratti guarda fisso e a tratti balugina, accentua l'atmosfera surreale, suscitando lontane evocazioni dell'opera Le faux miroir di René Magritte.

La nuova idea coreografica di Emanuela Tagliavia interpreta in una cornice surrealista le musiche del Prélude de l'Apres-midi d'un faune di Claude Debussy. Murmuration, il duetto con Martina Dalla Mora e Giulia Lunardi – entrambe di formazione scaligera –, è la storia di un dialogo fatto di sussurri fra due nature femminili dalla diversa fisionomia, corporea l'una eterea l'altra, opposte ma proprio per questo complementari. La celebre opera di Salvador Dalì Cabinet anthropomorphique, riprodotta in modo scultoreo sul costume di una delle due danzatrici (Martina Dalla Mora), sembra anzi alludere alla possibilità che l'altra donna non sia che l'emersa proiezione del proprio io, un mormorio affiorante dai cassetti della personalità, un lieve bisbiglio interiore divenuto dialogante visione.

Quanto a Yellowplace, della compagnia Kor'sia, con cui si è chiusa la serata, gli interpreti Mattia Russo e Antonio de Rosa hanno raccontato di un mondo monocolore, dove per due iniziali sconosciuti l'amore e la vita si tingono dei toni del giallo, il colore dell'intelligenza e dell'energia, ma anche quello che Kandinskij nella sua Über das Geistige in der Kunst del 1911 disse essere così prorompente da farsi raffigurativo della follia, del furore, del delirio o di una cieca irrazionalità, quello stesso giallo che la cultura popolare vuole associato a sentimenti quali la gelosia o l'invidia. Al suono del temporale e di vecchi giradischi l'incontro diviene emozione, si fa amore, tramuta in viaggio, ma si evolve anche in nevrosi e dipendenza. In un vago sogno di armonia, fra scontri e dissidi, non è più chiaro se ancor si ama e chi si ama, se solo se stessi o l'altro. «Mírame, miénteme, pégame, mátame si quieres, pero no me dejes, no, no me dejes nunca jamás», non si stanca di pregare la voce in una melodica canzone degli anni '50, implorando fin all'ultimo di non porre la parola "fine". Eppur la fine giunge, e con essa un'apparente calma, lasciando la vita sospesa fra verità e finzione.

Un programma ricco, eterogeneo per stili e idee coreografiche, quello in scena al Teatro Gerolamo con Pulchra minima. La "piccola Scala" fa sua con successo la poetica neoterica con l'invito alla brevitas e al labor limae, laddove brevità e raffinatezza conferiscono al bello precisione e incisività. Ma è proprio addentrandosi nella ricerca del piccolo che si aprono percorsi, infiniti e tortuosi, per sondare l'infinitamente grande dell'interiorità dell'umano. In questo gioco di complessità, di tensioni fra limite ed illimite, una continua perdita e recupero dell'illusione scenica ingenerano nello spettatore l'effetto di una partecipazione ad una realtà surreale, eppure estremamente vicina, sul cui senso profondo resta da interrogarsi.

Selene I.S. Brumana

Ultima modifica il Lunedì, 04 Giugno 2018 12:17

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