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MAGO DI OZ (IL) - coreografie Roberto Sartori

Il Mago di Oz Il Mago di Oz Coreografia Roberto Sartori. Foto Christian De Santi

coreografie Roberto Sartori
musiche originali Kousagi Project e AA. VV.
maitre de ballet Katiuscia Bozza
con Yoav Bosidan, Paloma Dionisi, Alessia Fancelli,
Christian Fara, Valeria Gurzillo, Claudia Landone,
Gianmarco Norse, Chiara Prina, Giorgia Scocchera
light designer Beatrice Ficalbi, costumi Stefania Coretti, scenografie Manuela Balsimelli, video mapping Giamaica De Marco, Piero Fragola
direttore di scena Saverio Cona, realizzazione scene Adriano Pernigotti, soluzioni tecnologiche Project Italia
Trieste, Teatro Stabile Sloveno 3 gennaio 2014

www.Sipario.it, 13 gennaio 2014

Ballare per narrare le fantasmagorie racchiuse nel mago di Oz, un classico per l'infanzia che diverte, atterrisce ed insegna attraverso i sogni. Riproporre un romanzo nella sua essenza simbolica, nelle sue atmosfere più rarefatte e sospese in un tempo e in uno spazio poco definiti e allusivi. È questa la sfida di Roberto Sartori e della sua vivacissima compagnia di balletto di Firenze. Kaos, appunto, l'ensemble da lui diretto, porta in scena con piglio sicuro le malìe di una storia enigmatica ma avvincente. La coreografia è parte di un piccolo-grande spettacolo che si compone in primis di elementi scenografici dal rigore geometrico, arricchiti di proiezioni di alto impatto visivo poiché elaborate in videomapping (cioè con effetti 3D) a suggerire quel somewhere over the rainbow, di contro alla grigia fattoria del Kansas spazzata dal tornado. Proiezioni con cui i danzatori, sensibili e precisi nel riproporre i personaggi creati da Lyman Frank Baum, di continuo interagiscono e si confrontano, ballando con vigore atletico sulle musiche evocative create ad hoc dal duo Kousagi Project (Diego Cofone e Chie Yoshida). Un corto circuito continuo tra immagine movimento e suono, pensato per una performance di breve durata, sintetica ma intensa. Dorothy si rivela subito come l'eroina di un Bildungsroman, personaggio che abbandona la sua labile dimensione adolescenziale per raggiungere attraverso alcune prove il regno impegnativo dell'adultità. È perfettamente in armonia con i suoi strani compagni di viaggio – pallidi e deformi echi delle persone che lei frequenta ogni giorno - perché insieme sono tutti alla ricerca di qualcosa che non hanno e che anche a lei serve: Dorothy cerca Oz, ma anche il cervello come lo spaventapasseri, il coraggio come il leone, il cuore come l'omino di latta, la strega buona come quella cattiva. Una quête multiforme all'apparenza ma nell'insieme unica, dall'innegabile forza narrativa e coesione drammaturgica. La fanciulla alla fine riceve in dono dalla strega buona le fantastiche scarpette rosse. Il rito magico di iniziazione è concluso: potrà ritornare nella realtà cresciuta e forte.
Buona e convincente la prova di tutti i danzatori: molti applausi soprattutto per l'interpretazione di Dorothy e per la fisicità dinoccolata ma naturale dell'omino di latta e dello spaventapasseri.

Elena Pousché

Ultima modifica il Lunedì, 13 Gennaio 2014 12:19
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