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LA NONA - coreografia e regia Roberto Zappala

"La Nona", coreografia e regia Roberto Zappala "La Nona", coreografia e regia Roberto Zappala

(dal caos, il corpo),
coreografia e regia Roberto Zappala
musica Ludwig Van Beethoven sinfonia n. 9 op. 125,
nella trascrizione per due pianoforti di Franz Liszt,
testi a cura di Nello Calabro,
pianisti Luca Ballerini, Stefania Cafaro,
controtenore Riccardo Angelo Strano,
interpretazione e collaborazione alla costruzione i danzatori della Compagnia Zappalà Danza: Maud de la Purification, Filippo Domini, Alain El Sakhawi, Marco Mantovani, Sonia Mingo, Gaetano Montacasino, Gioia Maria Morisco Castelli, Adriano Popolo Rubbio, Fernando Roldan Ferrer, Claudia Rossi Valli, Ariane Roustan, Valeria Zampardi
scene, luci e costumi Roberto Zappala
produzione Compagnia Zappalà Danza
visto al Ponchielli di Cremona, 5 febbraio 2016

www.Sipario.it, 12 marzo 2016

C'è voglia di pensiero, c'è voglia di interrogarsi sul nostro oggi, ma anche sui grandi bisogni dell'uomo. E' questo peso specifico del pensare che oggi più che mai sembra caratterizzare molte creazioni contemporanee. Beninteso da sempre l'arte e la cultura sono gli strumenti, meglio gli ambienti all'interno dei quali l'uomo cerca un senso alla propria esistenza, cerca una possibile corrispondenza fra il suo essere al mondo e il mondo stesso. Questo cerca di fare La Nona di Roberto Zappalà un lavoro concettuale con un'attenzione non esiziale all'estetica del sacro. Il punto di partenza è la Nona sinfonia di Beethoven nella trascrizione per due pianoforti di Franz Liszt. In scena Luca Ballerini e Stefania Cafaro eseguono la suggestiva e non facile partitura dando respiro concreto e reale al rapporto fra pentagramma e corpi in movimento.
Sul palcoscenico i simboli della grandi religioni sono accatastati come i detriti di una civiltà, siamo in un tempo e in uno spazio oltre, una sorta di the day after. I danzatori costruiscono e definiscono lo spazio come possibili sopravvissuti di un'umanità in bilico fra esistenza e inesistenza, sono alla fin fine nuovi Adamo ed Eva che si interrogano sul senso del loro stare al mondo. Quel caos di cui si diceva è a monte, è segno grafico e scenografico, è disorientamento nello spazio, sono vestigia di un mondo e di una civiltà in cui non ci riconosciamo più o di cui abbiamo perso i valori. In questo senso il disorientamento è nel vagare a vuoto di quei corpi, è nel non incontrarsi e nel non riconoscersi... Incombono i segni di quelle religioni d'altri tempi, religioni che non fanno più mondo, e lo dice l'imbonitore circense che mette in fila tutti in una sorta di rito del prender la comunione, lo dice quel domatore circense: «la religione non è necessaria, la spiritualità sì».
E se gli antichi credo non hanno più senso, non consolano o soddisfano più c'è da chiedersi: «Quale è la più grande fede del creato? Quale il tempio più grande da venerare?». E Roberto Zappalà e i suoi danzatori non hanno dubbi: il corpo è il tempio da abitare, più che venerare, è il luogo in cui si compie la relazione fra pari, con lo spazio, con il creato che non è né cattolico, né ebraico, né induista... Non è un caso che ad un certo punto i danzatori indossino le maschere con i volti di Papa Francesco, Dalai Lama, Rohani, il Patriarca di Costantinopoli, i vertici di religioni che non dicono più, i cui segni sono nei simboli/detriti sullo sfondo. La conclusione de La Nona che affida il brano dell'inno alla gioia alla voce del controtenore Riccardo Angelo Strano che regala le poche emozioni di un lavoro molto concettuale, ma anche – dal punto di vista coreografico – molto ripetitivo e identico a se stesso. Quei corpi che prima erano monadi, danzano, i ballerini a coppie etero e omo si scambiano un lungo e prolungato bacio vivificante, la loro si fa danza circolare che a tratti ricorda la Danse di Matisse.
La Nona di Roberto Zappalà è un lavoro che chiede di ripensare il nostro spazio nel mondo e di farlo insieme, senza barriere, senza paletti dogmatici, ma con il rispetto del corpo e dell'altro e le note sublimi di Beethoven, mediato dal genio pianistico di Liszt.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Sabato, 12 Marzo 2016 23:04

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