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JEWELS - coreografie George Balanchine

Jewels-Diamonds-Cor. George Balanchine © The Balanchine Trust Polina Semionova e Friedemann Vogel Jewels-Diamonds-Cor. George Balanchine © The Balanchine Trust Polina Semionova e Friedemann Vogel Foto Brescia e Amisano Teatro alla Scala

Coreografia di George Balanchine.
"Emeralds" – Coreografia ripresa da Elyse Borne. Musica di Gabriel Fauré.
"Rubies" – Coreografia ripresa da Patricia Neary. Musica di Igor' Stravinskij.
"Diamonds" – Coreografia ripresa da Maria Calegari. Musica di Pëtr I'lič Čajkovskij.
Scene di Peter Harvey. Costumi di Karinska.
Con: Ivan Vasiliev, Polina Semionova, Friedemann Vogel, Marta Romagna, Antonino Sutera, Mick Zeni, Vittoria Valerio, Virna Toppi e il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala.
Orchestra del Teatro alla Scala. Direttore: David Coleman. Produzione Teatro alla Scala.
MILANO, Teatro alla Scala, dal 9 marzo al 4 aprile 2014.

www.Sipario.it, 28 marzo 2014

Il collier balanchiniano alla Scala
Il secondo titolo della stagione di balletto del Teatro alla Scala richiama alla mente i prolifici snodi del dialogo della danza con la riflessione sui suoi processi storici. Sotto questo rispetto, infatti, la scintillante creazione di George Balanchine costituisce il florido territorio per lo sviluppo di un tema capace di rivelare memorie, riferimenti e portati di diversa natura.
Volgendo lo sguardo alla genesi di Jewels – balletto creato a New York nel 1967 – non è difficile rinvenire i plurimi assetti di un'opera che, nell'assenza di narrazione, palesa i rilevanti richiami al corso storico dell'arte coreutica.
Nato presumibilmente grazie allo stimolante fascino dei gioielli esposti nelle vetrine di Van Cleef & Arples nella 5th Avenue, il balletto armonizza l'essenza degli smeraldi, dei rubini e dei diamanti con le musiche di Gabriel Fauré, Igor' Stravinskij e Pëtr I'lič Čajkovskij. Nella triplice struttura della creazione è concesso ampio spazio alle tre gemme e alle copiose reminiscenze coreutiche del noto coreografo russo.
Emeralds – la prima sezione di Jewels – è un vero omaggio al ricercato gusto francese e ai portati più emblematici della storia del balletto: i romantici tutù verdi, l'ossatura coreografica e i leggiadri moti delle braccia evocano frequentemente i più grandi titoli del repertorio ottocentesco.
Nella terza rappresentazione di questa ripresa sul palco del Piermarini, a vestire i panni delle due coppie principali erano Vittoria Valerio e Antonino Sutera, Virna Toppi e Mick Zeni. Con diverse modalità esecutive i ballerini scaligeri modulano con destrezza l'eleganza, l'armonia e lo slancio romantico di cui è pregna la coreografia di questa prima parte del balletto. Le note dei brani di Gabriel Fauré svelano, per di più, i medesimi rilievi dal momento che costituiscono il precipuo riferimento delle reiterate evocazioni qui considerate.
Di taglio diverso è, invece, Rubies – la parte centrale del balletto – che si avvale dello scoppiettante linguaggio musicale del Capriccio per pianoforte e orchestra di Igor' Stravinskij. La gaiezza e la giocosità palesate dalla coreografia testimoniano l'intento di porre in luce quella varietà capace di mostrare la pregevole duttilità dei plurimi assetti dell'arte della danza.
A misurarsi con gli scarlatti e capricciosi dinamismi di questa sezione Marta Romagna, Vittoria Valerio e Ivan Vasiliev: convincenti i giochi coreografici restituiti dalle due interpreti, ardua l'armonizzazione dell'artista ospite con i rubini scaligeri.
Fulcro delle reminiscenze balanchiniane è senza alcun dubbio Diamonds. I candidi costumi del corpo di ballo e la tessitura coreografica di quest'ultima parte della creazione omaggiano i grandi portati del balletto evocando l'imponente eredità russa che Balanchine conobbe e che rievocò quale preziosa memoria dell'adolescenza.
Sotto questo rispetto lo sguardo non poteva che essere indirizzato al compositore che innegabilmente diede il contributo più interessante e più prezioso all'arte del balletto: Pëtr I'lič Čajkovskij. La sua Terza Sinfonia incastona i diamanti e incornicia l'esito di un pensiero volto a quel vissuto che sedimentò i fondamenti dell'estro balanchiniano.
A cimentarsi con la maestosità di questo momento conclusivo del balletto, due interpreti di prim'ordine: Polina Semionova e Friedemann Vogel. Sul palco della Scala rendono abilmente i cristallini sviluppi di una coreografia che vive e mostra reiteratamente la solennità del linguaggio classico. L'eleganza, gli épaulements importanti e la grazia luminosa tratteggiano l'esecuzione dei due artisti in questa creazione che dialoga anche con quelle forme lontane dal puro accademismo.
In questo titolo che elargisce meticolosa attenzione alla definizione coreografica delle tre pietre preziose è offerta l'opportunità di rivivere e ripensare l'articolato corso storico del balletto. Jewels è il frutto di quella creatività balanchiniana non dimentica dell'irrinunciabile tradizione.

Vito Lentini

Ultima modifica il Venerdì, 28 Marzo 2014 07:54

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