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DAME AUX CAMELIAS (LA) - coreografia John Neumeier

La Dame aux camélias La Dame aux camélias Coreografia John Neumeier

con Alessandra Ferri/Marta Romagna/Emanuela Montanari, Roberto Bolle/Massimo Murru
coreografia: John Neumeier
dal romanzo di Alexandre Dumas (figlio)
ripresa da Victor Hughes e Ilse Wiedmann
musica: Fryderyk Chopin
direttore: Kevin Rhodes
scene e costumi: Jürgen Rose
luci: John Neumeier
Milano, Teatro alla Scala, dal 20 al 31 marzo 2007

Avvenire, 23 marzo 2007
Corriere della Sera, 22 marzo 2007
Per la Ferri un addio di passione alla Scala

L'étoile ha scelto la «Dame aux Camélias» di Neumeier per congedarsi dalle scene milanesi e oggi trionfa con una performance intensa supportata da un perfetto Roberto Bolle

 

Per dare l'addio (addio definitivo?) al suo pubblico, non poteva scegliere Alessandra Ferri che un personaggio romantico e drammatico, vicino alle sue corde, come Marguerite Gautier e per il suo congedo scegliere un balletto così ricco di fascino e di grande eleganza come questo La Dame aux camélias di John Neumeier, l'americano di Milwaukee da decenni in Germania alla guida del Balletto di Amburgo. Un «dance drama» nato negli anni Settanta (e si nota) ma che sulla ribalta del Piermarini non aveva ancora fatto la sua entrata. Un lavoro che non si accosta all'opera lirica, e per opera lirica naturalmente intendiamo Verdi, e nemmeno al famoso dramma, passione della Duse e della Bernhardt, ma più specificatamente al romanzo di Dumas, Dumas fils beninteso. E poiché anche per Neumeier la danza comincia dove si esaurisce la lingua egli ha cercato, riuscendovi, di mettere in coreografia, e persino in eccesso, quello che si può leggere tra le righe del romanzo: cioè l'atmosfera, i sentimenti, tutte le commozioni possibili.
Il grande coreografo, ha trovato così una linea drammaturgica complessa e fantasiosa, facendo vedere teatro nel teatro, sovrapponendo filmicamente scene realistiche, retrospettive, sogni di un'azione ripetutamente interrotta, offrendo insomma doppia letteratura danzata per evidenziare i desideri e le ansie segrete di Marguerite Gautier mettendola a confronto con la figura di Manon Lescaut. In un allestimento scenico essenziale (di Jurgen Rose), a base di grandi sipari, mobili d'epoca, lampadari e rami fioriti, tutto ciò dimostrato attraverso un linguaggio classico dove però la purezza accademica è sempre lacerata dal dolore, dalla passione che portano la sua danza in una dimensione contemporanea molto densa e di bella forza evocativa. Servendosi poi della preziosa musica di Chopin, soprattutto le pagine pianistiche, che meglio rispecchia l'atmosfera dei saloni francesi nei quali era di casa la sventurata eroina.
Una musica che accompagna riflessiva (forse un po' troppo) il procedere della vicenda, che non trascende mai. Tragedia e passione a far piangere il pianoforte (applaudito il pianista Daniele Spaccarotella) di un dolore interiorizzato. Senza bisogno della grancassa. Tutto il balletto, suddiviso in tre atti, a svolgersi ad alto livello (anche se talora un po' algido) e l'ultimo straziante pas de deux a farsi il momento più alto. E dove la Ferri dimostra appieno come sappia fondere in modo mirabile capacità tecniche e interpretative. Festeggiatissima alla fine insieme a Roberto Bolle il cui Armand ha forse ancora bisogno di maturazione interiore ma è ricco di passi perfetti, raggiante di bellezza e nobiltà. Li affiancano la brava Sabrina Brazzo, Gilda Gelati, Gianni Ghisleni , Vittorio D'Amato e la giovane Emanuela Montanari alla quale (con partner Massimo Murru), in alcune repliche, la Ferri passerà il testimone. Al podio Kevin Rhodes.

Domenico Rigotti

Ferri-Margherita Addio con i fiori e senza clamore

Tutto comincia con una vendita all' asta, il mobilio della defunta Margherita Gautier, amata cortigiana, è portato via dal bell' appartamento, sotto gli occhi dell' esattore Duval (Papà Germont nella «Traviata» di Verdi), di amici e curiosi. Arriva di corsa il giovane Armand Duval, che amò Margherita, abbraccia il padre e cade svenuto. Nella sua mente affiorano i ricordi, la storia prende forma dal primo incontro (nella tecnica del flash back) al Teatro dei Varietà a Parigi, durante un balletto ispirato a Manon Lescaut. Questa è l' idea centrale della «Dame aux camélias» di John Neumeier, creato nel 1978 per la grande Marcia Haydée e ora alla Scala per il «valzer degli addii» di Alessandra Ferri. Armand rievoca le gioie, i dolori, le violenze di una passione impossibile. Si identifica, fra molti, troppi svenimenti, con il cavaliere Des Grieux della «Manon» di Prévost, ma non ha il senso del sacrificio, non accompagna la povera prigioniera deportata in Louisiana, resta sempre un piccolo borghese vendicativo che privilegia il denaro. Margherita, malata condannata a morir «sì giovane», passa dai piaceri agli strazi, come voleva Dumas figlio che in lei fece coincidere la sua amica Duplessis, senza mai diventare un' eroina. Roberto Bolle, in nero, sembra un angelo della morte: evoca la sua storia leggendo il suo diario, entra di prepotenza nelle scene con tutte le sue eccellenti qualità tecniche ed espressive, meritando i caldi applausi a scena aperta e le attese ovazioni finali. Alessandra Ferri danza Margherita e pensa alla Manon che tante volte ha interpretato, dando vita a una sofferta interpretazione e sempre riuscendo a rendere credibile un ruolo arduo, non sempre amabile, e così portando il pubblico a esserle vicino nel suo disgraziatissimo finale di partita. È l' ultimo spettacolo che danza alla Scala, l' addio cadrà il 30, l' affetto dei milanesi si è espresso con serenità, senza clamori. Un mazzo di fiori lanciato da un palco e un pò di commozione. Rievocando un Ottocento un pò proustiano e un primo 900 alla Coco Chanel, Neumeier ha scelto musiche di Chopin e ha evitato giustamente Verdi; Kevin Rhodes ha diretto l' orchestra scaligera e Roberto Cominati sedeva al pianoforte, e spesso il calore romantico ha preso i cuori.

Mario Pasi

Ultima modifica il Martedì, 16 Luglio 2013 03:31
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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