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DMITRIJ SOSTAKOVIC-MICHELANGELO - coreografia Gillian Whittingham

Dmitrij Sostakovic-Michelangelo Dmitrij Sostakovic-Michelangelo Mario Marozzi e Fabio Grossi. Coreografia Gillian Whittingham. Foto Giulio Napolitano.

coreografia: Gillian Whittingham
progetto scenico: Francesco Purini
regia: Beppe Menegatti
testo a cura di Cosimo Manicone
attore: Italo Dell'Orto, baritono: Paolo Coni
danzatori: Mario Marozzi, Alessandro Tiburzi, Fabio Grossi, Flavia Stocchi e e corpo di Ballo del Teatro dell'Opera di Roma
musica: Quartetto Cerrato
pianoforte: Gregorio Nardi
Roma, Teatro Nazionale dal 22 al 25 marzo 2007

Corriere della Sera, 25 marzo 2007
Avvenire, 24 marzo 2007
Il Sole 24 Ore, 30 marzo 2007
Danza Al Nazionale su musica di Sostakovic

Quando balla Michelangelo anche il Paradiso può attendere

La scena è classicamente semplice, con un grande torso michelangiolesco come unico oggetto. Ogni tanto scendono dall' alto pannelli eleganti ideati da Franco Purini, un fregio classico segna il tempo della storia. Che è quella del genio della scultura, della pittura e della poesia Michelangelo Buonarroti, visto attraverso un caleidoscopio di idee musicali, teatrali, coreografiche e indagato nei suoi sentimenti, nelle sue asprezze d' umore e di amore, nelle sue devianze e nei suoi trionfi. Lo spettacolo che è andato in scena al Nazionale, prodotto dall' Opera di Roma, si distende sulle musiche bellissime di Dimitri Sostakovic, e in particolare sull' op. 145 (Suite su versi del Buonarroti) per baritono e sul Quintetto op. 57, su ampie citazioni degli stessi versi e di testi di Eliot, Freud, Luzi, Mann, Montale, Testori (con un apporto inedito di Sanguineti ) e su danze scolpite su un gruppo maschile con forte rilievo plastico. La musica è dal vivo, con la voce molto intensa e alla russa di Paolo Comi e l' ottimo insieme del Quartetto Cerrato, del pianista Nardi affidati alle cure di Francesco Sodini. La voce recitante, di gran livello, è di Italo Dall' Orto, la coreografia lucida e severa è di Gillian Whittingham. Il lavoro è stato grande, il testo curato da Cosimo Manicone si inserisce in modo preciso in una drammaturgia senza cadute di tensione registicamente strutturata da un ispirato Beppe Menegatti. Operazione non facile, come si può facilmente intuire: i molti tessitori hanno lavorato su un arazzo dove confluivano infiniti colori e in cui prendevano posto sentimenti assai profondi. Michelangelo (interpretato dallo scultoreo danzatore Mario Marozzi) si propone come un instancabile atleta della materia che sotto le sue mani si fa vita, come un Prometeo invincibile che contende il fuoco della libertà agli dei (nel suo caso, al Papa), che si strazia in amori ingiusti per il giovane e fedele Tommaso Cavalieri e nel rapporto di mente con la poetessa Vittoria Colonna. Nel fondo dell' animo del creatore di infiniti capolavori e della Cappella Sistina sopravvive tuttavia il desiderio di una purezza superiore, di una salvezza nell' innocenza, personificata nel balletto da una deliziosa bambina dodicenne, Flavia Stocchi, angelicamente iniziata a una danza che potrà tradursi nel perdono e nell' accesso a un finale di partita paradisiaco. La poesia scolpisce il marmo, al modo di Michelangelo, con energìa estrema, passa nelle liriche del compositore russo come se appartenesse al crudo mondo di Mussorgskij, si inserisce nelle tensioni e negli affetti della danza con pari determinazione: e mentre la voce di Dall' Orto alterna emozioni con il canto di Comi, poco a poco ci si accorge che qualcosa di diverso ci viene dal palco, la nostra cultura, dall' Alighieri a Montale a Luzi, e che quindi lo spettacolo non è solo un gesto, ma una «lezione» di stile. Oggi assistiamo al rinascere della grande poesia, migliaia di persone affollano le letture di Dante, di Omero, dei Padri della Chiesa, grazie anche agli exploit di Roberto Benigni e Dario Fo; «Sostakovic-Michelangelo» fa parte di questo revival imprevisto, che presto potrà anche ritrovare gli spazi dovuti sui media. Dante maestro del Buonarroti, ricordiamo il giudizio di Montale e coloro che amando quel genio hanno completato in sogni e parole l' immenso torso incompiuto. TEATRO NAZIONALE, via del Viminale 1, ore 16,30, tel. 06.481601

Pasi Mario

Sostakovic svela Michelangelo

Il Teatro dell’Opera di Roma rende ancora gli onori al compositore Dmitrij Sostakovic, dopo gli spettacoli dedicatigli l’anno scorso per il centenario della nascita. Il musicista ebbe cari poeti grandissimi: Shakespeare, Block, la Cvetaeva. Ed ebbe caro il nostro Michelangelo Buonarroti, tanto da comporre una «Suite» su suoi versi tradottigli in russo, la op.145 per baritono e pianoforte. Cui si può accostare il Quintetto in sol minore op.57. Scaturisce da questa congiunzione di spiriti l’idea sviluppata da Beppe Menegatti per l’ulteriore spettacolo celebrativo con la sua regia: una «Suite» titolata semplicemente Dmitrij Sostakovic Michelangelo, andata in scena sul secondo palcoscenico dell’Opera, il Teatro Nazionale.
Ma l’ideatore, con l’omaggio al musicista tormentato da Stalin, covava un proposito: esaltare il Buonarroti poeta, riscattare la potenza delle sue Rime, espungendo le parti che secondo lui potevano nuocere all’immagine del genio pittore e scultore: per le asprezze violente o per l’omosessualità che vi risaltavano. Ma l’occasione fornita dallo spettacolo del Nazionale si è rivelata particolarmente ghiotta quanto a ricchezza di incroci e rimandi resi in una formula teatrale composita, di musica, danza e parola. La musica è naturalmente quella delle due composizioni già citate, da noi poco eseguite e qui affidate all’ottimo baritono Paolo Coni, al Quartetto Cerrato con Gregorio Nardi al piano e la direzione di Francesco Sodini; una trama astratta, lontana dalle ideologie, intensamente malinconica. Disposta nella sequenza scenica in modo da scandire i momenti di un’ideale parabola d’artista, dal mattino all’amore, alla rabbia, alla morte e all’esilio. Cui si legano – nello spazio progettato da Franco Purini con un grande torso, frammento di un «prigione» michelangiolesco – la successione delle danze di otto uomini in bianco con Mario Marozzi in evidenza, nella coreografia di Gillian Whittingham, e il filo rosso dell’«eterno femminino» impersonato da un’eterea, angelica piccola danzatrice, Flavia Stocchi. Di maggior presa l’intarsio dei testi assemblati da Cosimo Manicone, un mosaico di voci letterarie suscitate proprio dall’«altra» grandezza di Michelangelo poeta: insieme ai suoi versi scorrono Montale, Mann, Eliot, un profondo Luzi, la sintonia di Testori e un nuovissimo Sanguineti. Detti con passione da Italo Dall’Orto.

Toni Colotta

Danza / Sostakovic scolpisce Michelangelo

Danzare Michelangelo. Dare forma e movimento al suo genio, alla sua arte, alla sua vita, individuando soprattutto la dimensione del poeta attraverso i versi da lui composti. Impresa ardua ma non impossibile. Lo ha fatto Beppe Menegatti con "Sostakovic-Michelangelo", nel proseguimento dell'omaggio del Teatro dell'Opera di Roma per il centenario della nascita del compositore russo, grazie all'apporto determinante di Cosimo Manicone che ha selezionato e assemblato le poesie del Buonarroti accostandovi testi di Elliot, Freud, Luzi, Montale, Mann, Testori e un inedito Sanguineti. Sulla musica di Dmitrij Sostakovic, che sui versi di Michelangelo compose la suite op. 145, accompagnata dal baritono Paolo Coni e dalla voce recitante di Italo Dall'Orto, si sviluppa uno spettacolo di danza superbo, per intelligenza creativa e resa compositiva, grazie soprattutto alla coreografia astratta di Gillian Whittingham, di matrice neoclassica, compatta, emozionante nel tradurre, senza narrare, stati d'animo e passaggi esistenziali della parabola umana dell'artista con gesti che evocano sentimenti universali. L'azzurro luminoso del sipario griffato, che riprende lo stesso colore della Cappella Sistina, e che si estende sul resto della scena ondivaga (di Franco Purini) con delle uscite sfumate lungo la parete, è già una scultura nello spazio scenico punteggiato in alto da un fregio classico. Annegato nell'azzurro e da un gioco di luci che via via ne modella la plasticità, campeggia, spostato a vista, l'enorme busto incompiuto di un Prigione michelangiolesco, perno visivo e drammaturgico dell'azione. Attorno ad esso scorrono i nove interpreti maschili con in evidenza Mario Marozzi in una convincente prova che ne risalta le qualità atletiche ed espressive. In abiti bianchi il gruppo di danzatori compone quadri e composizioni plastiche che rimandano a celebri opere del genio - come la Pietà Rondanini. Nel fremente respiro corale dei movimenti si stagliano assoli e duetti a scandire le asperità e i trionfi, l'estasi e il tormento. Come quello tra Michelangelo e il giovane Tommaso Cavalieri (un intenso Fabio Grossi) reso con pudico afflato da un intreccio di movimenti circolari, ripresi poi in un terzetto come prolungamento della inestinguibile creazione, dove le mani nascondono gli occhi, contengono i volti l'uno dell'altro, plasmano la mente e il cuore. Si susseguono sequenze che danno "petrosità" danzante al verso per esprimere la fuga, la separazione, la rabbia, lo scherzo, la creazione, la morte, l'immortalità e, infine, il cammino verso l'esilio a "contemplare Dio". Nel percorso poetico e coreografico si aggiunge - quasi sdoppiandosi dai più maturi ballerini - un giovanissimo gruppo (di allievi della Scuola di Ballo), altre membra di quel blocco marmoreo che genererà nuova bellezza e perpetuerà la vita e la giovinezza. Personificazione della grazia, dell'ispirazione, dell'"eterno femminino" è un'eterea, polarizzante, candida dodicenne, Flavia Stocchi, di sicuro talento. Nella sua iniziale apparizione, lei è la scintilla del mattino che «serra l'petto e poi par che si spanda». E' quindi l'amore, «'l ver della beltà c'aspiro», nelle rime tenere e appassionate di Michelangelo per Vittoria Colonna. L'innocenza, come aspirazione e salvezza. Uno spettacolo ispirato, terso, di forte comunicativa, che ci auguriamo possa essere ripreso.

"Sostakovic-Michelangelo", Suite sui versi di Michelangelo Buonarroti, op. 145 per baritono e pianoforte Quintetto in sol minore, op. 57. Al Teatro Nazionale di Roma per la stagione del Teatro dell'Opera.

Giuseppe Distefano

Ultima modifica il Lunedì, 22 Luglio 2013 07:43
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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