mercoledì, 19 settembre, 2018
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DON CHISCIOTTE - Coreografia di Rudolf Nureyev

Timofej Andrijashenko in "Don Chisciotte", coreografia Rudolf Nureyev. Foto Brescia e Amisano Teatro alla Scala Timofej Andrijashenko in "Don Chisciotte", coreografia Rudolf Nureyev. Foto Brescia e Amisano Teatro alla Scala

Balletto in un prologo e tre atti.
Coreografia di Rudolf Nureyev
Supervisione coreografica di Florence Clerc

Musica di Ludwig Minkus. Orchestrazione e adattamento di John Lanchbery
Scene di Raffaele Del Savio
Costumi di Anna Anni
Supervisione ai costumi: Irene Monti
Luci di Marco Filibeck

Con: Nicoletta Manni, Timofej Andrijashenko, Virna Toppi, Claudio Coviello, Martina Arduino, Marco Agostino, il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala diretto da Frédéric Olivieri
e con la partecipazione degli allievi della
Scuola di Ballo dell'Accademia Teatro alla Scala diretta da Maurizio Vanadia

Orchestra del Teatro alla Scala. Direttore: David Coleman.
MILANO, Teatro alla Scala, dal 10 al 18 luglio 2018

www.Sipario.it, 24 luglio 2018

Rudolf Nureyev e la ripresa del Don Chisciotte alla Scala

Nell'anno in cui il mondo dell'arte coreutica rende omaggio a Rudolf Nureyev in occasione dell'ottantesimo anniversario della nascita ed il venticinquesimo della prematura scomparsa, il massimo tempio lirico milanese opportunamente seguita a rispolverare i capolavori del repertorio ottocentesco che giovarono delle sue originali riscritture coreografiche. Fra essi si annovera l'amato Don Chisciotte che il pubblico scaligero, com'è noto, ebbe modo di apprezzare per la prima volta nel 1980 nelle veste coreografica firmata dal noto ballerino - con scene e costumi di Nicholas Georgiadis - e danzato, in illo tempore, dal divo in coppia con Carla Fracci.
Numerose furono le successive riprese del balletto di Minkus sia al Piermarini che in tournée secondo una consuetudine che continua ad essere percorsa anche nell'incedere dell'attuale stagione dal momento che il Corpo di Ballo scaligero sarà impegnato con tale titolo nelle imminenti tournée in Cina ed Australia. Preludono agli impegni internazionali le cinque recite alla Scala del balletto che dispiega fascino, virtuosismo e quella maestosa architettura coreografica che è il tratto originale e peculiare dell'indimenticato divo tartaro.
Anche questo sesto appuntamento tersicoreo al Piermarini si rivela occasione preziosa per una troupe che non ricorre, come altresì accaduto in occasione del Corsaire, ad artisti ospiti ma predilige l'avvicendamento di tre differenti cast integralmente affidati ai danzatori scaligeri.
Torna a vestire i panni della sfavillante e briosa Kitri la prima ballerina Nicoletta Manni che ritroviamo nel titolo dopo l'ultima ripresa del 2016. Verve soave e mai grossolana, la sua Kitri gode di gradevole tempra con precisa risolutezza tecnica in particolare nella seconda variazione del primo atto come pure nel brillante sfolgorio accademico che struttura la variazione di Dulcinea nel secondo atto. In debutto nel ruolo di Basilio il primo ballerino Timofej Andrijashenko che dona al noto barbiere di Barcellona lievità e morbidezza interpretativa incorniciando la prima variazione del primo atto con tours en l'air definiti. Appagante, coerente e priva di eccessi la partnership consegnata con la sua Kitri nel Grand Pas de deux conclusivo qui restituito con i validi virtuosismi tecnici che ne strutturano l'ossatura coreografica.
Nella recita conclusiva una coppia in debutto nei ruoli principali: la prima ballerina Martina Arduino e il ballerino solista Marco Agostino. Con disinvolta limpidezza è restituito il convincente gioco drammaturgico di Kitri con Basilio e Gamache nel primo atto: il persuasivo estro teatrale giova, vieppiù, di disinvoltura tecnica nei segmenti più impegnativi di cui si compone l'atto. Privo di disarmonia, anche in questo caso, il Grand Pas de deux finale con minuti frammenti esecutivi da ingentilire.
Nelle due recite seguite si segnala: la solida tempra di Riccardo Massimi nei panni di Gamache come pure la spigliata grinta di Marco Messina nel medesimo ruolo, Alessandra Vassallo, Caterina Bianchi e Denise Gazzo validamente impegnate nelle due amiche di Kitri, Martina Arduino e Maria Celeste Losa quali ballerine di strada di efficace nitore tecnico. Distinto è l'Espada di Nicola Del Freo impreziosito da definiti pas brisés. Solide ma da illeggiadrire la variazione della Regina delle Driadi affidata a Virna Toppi e Caterina Bianchi. Convincente il ruolo di Amore consegnato da Antonella Albano e Agnese Di Clemente.
Sul podio il Maestro David Coleman a dirigere l'Orchestra del Teatro alla Scala qui impegnata con la vigorosa e spumeggiante architettura della musica di Minkus che non appare scalfita da talune défaillances esecutive.
Con le citate tournées internazionali della massima compagnia coreutica del nostro Paese si conclude il lungo omaggio del Teatro alla Scala al divo della danza: colui che seppe consegnare alla storia dell'arte coreutica portati di prim'ordine. Balletti del repertorio ottocentesco riletti, rimodulati, rimaneggiati e rispolverati secondo il poderoso estro del tartaro volante che al Piermarini dispiegò una lunga sedimentazione coreutica.

Vito Lentini

Ultima modifica il Venerdì, 27 Luglio 2018 06:54

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