martedì, 20 agosto, 2019
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COUP FATAL - regia Alain Platel


"Coup fatal" - regia Alain Platel
 "Coup fatal" - regia Alain Platel


da un'idea di: Serge Kakudji e Paul Kerstens
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progetto di: Serge Kakudji (contro-tenore) e orchestra: Rodriguez Vangama (chitarra elettrica), Costa Pinto (chitarra acustica), Angou Ingutu (basso), Bouton Kalanda, Erick Ngoya, Silva Makengo (likembe), Tister Ikomo (xilophono), Deb's Bukaka (balaphon), Cédrick Buya (percussioni), Jean-Marie Matoko (percussioni), 36 Seke (percussioni), Russell Tshiebua (coro), Bule Mpanya (coro)

regia: Alain Platel

assistente alla regia: Romain Guion

direzione musicale: Fabrizio Cassol

direzione d'orchestra: Rodriguez Vangama

scenografie: Freddy Tsimba

luci: Carlo Bourguignon

suono: Max Stuurman

costumi: Dorine Demuynck

produzione: KVS & les ballets C de la B
Roma, Teatro Argentina, all'interno del Romaeuropa Festival, 15 ottobre 2014

www.Sipario.it, 18 ottobre 2014

L'Afro-Barocco di Coup Fatal

Un palcoscenico zeppo di strumenti tradizionali congolesi, due file di tende fatte di bozzoli d'arma da fuoco che separano orizzontalmente lo spazio e un brillante contro-tenore. Un direttore d'orchestra senza bacchetta dallo sguardo penetrante che impugna una chitarra elettrica come fosse un fucile. Un repertorio musicale ricchissimo che spazia da Bach a Gluck a Monteverdi riletto in chiave afro-rock-jazz e 14 musicisti-danzatori sono gli eterogenei ingredienti di Coup Fatal, il concerto-spettacolo del ballet C de la B di Alain Platel che ha debuttato quest'anno.
La musica travolgente porta i corpi dei musicisti e del coro a una danza senza sosta, i corpi sprizzano vitalità, i movimenti sono esuberanti e divertiti. Ironici, ma di un'ironia leggera, accessibile a tutti. Una danza descrittiva e sensuale quasi spontanea, piena di energia e a servizio della musica.
Sembra proprio che Coup Fatal sia un concerto puro eseguito da musicisti istrionici che danzano un po' per divertirsi, un po' per accompagnare visivamente la musica, protagonista della scena. Sembra che sia tutto lì sul palco, nulla da interpretare. Ma in cosa consisterebbe allora il contributo di Platel, maestro nel dire fra le righe, nel far emergere dalle sinergie sul palco, senza mostrarlo esplicitamente, ciò che si sarebbe detto impossibile mettere in scena? È vero, non è la sua l'unica firma di questo spettacolo. Sul foglio di sala sono quattro i nomi che rivendicano la paternità di Coup Fatal: ci sono i due musicisti africani Serge Kakudji (contro-tenore) e Rodriguez Vangama (direttore d'orchestra), poi Fabrizio Cassol (direzione musicale), infine Alain Platel (regia). Forse quest'ordine è solo frutto del caso, eppure potrebbe rispecchiare i gradi di paternità dello spettacolo. Che il progetto sia nato dall'incontro fra giovane lirico autodidatta Kakudji (che non nasconde la propria commozione nel ricevere gli applausi di un pubblico estasiato e generoso) e il saxofonista e compositore Cassol, non è un segreto: ma l'Africa domina nello spettacolo, tanto per iniziare, numericamente: i 14 musicisti in scena sono tutti congolesi. Ed ecco Serge Kakudji e Rodriguez Vangama ai primi posti, seguiti da Cassol. Platel sembra limitarsi quasi a coordinare quei movimenti un po' istintivi, quasi involontari dei musicisti in scena, a domare il danzatore innato che c'è in ognuno di loro. Ma davvero Platel firma per mettere in ordine il palcoscenico?
Oltre il concerto, al di là dell'incontro delle musiche, fra le righe, c'è l'atteggiamento contraddittorio, d'amore e odio, dell'Africa nei confronti dell'Europa, una fascinazione piena di amarezza. C'è quel sentimento di impotenza dettato dalla consapevolezza della difficoltà di stabilire un terreno di confronto che si possa definire a tutti gli effetti comune: quel terreno ospita entrambi, ma le differenze sono tali che una sintesi pare lontana. Tutt'al più può darsi una giustapposizione, come nei palazzi liberty in cui stili e i simboli si affastellano: gotico e romanico, storia e mitologia. Se nell'architettura liberty la bellezza nasce non dall'equilibrio ma dalla dissonanza, dall'asimmetria, dalla ridondanza, in questo Coup Fatal l'accostamento di due tradizioni musicali, relativamente antiche, quella popolare del Congo e quella barocca della lirica europea, hanno dato luogo a uno spettacolo che è sì, prima di tutto, un concerto, ma il cui fascino originario e originale risiede in questo choc dal sapore moderno, e dall'impressione di essere davanti a un insperato dialogo possibile fra questi due diversi, la cultura africana e quella europea.
Il riferimento ai sapeurs è la chiave per leggere questo spettacolo-concerto insieme semplice e sottile, che fonde le contraddizioni. Questi dandy poveri congolesi riprendono e stravolgono i simboli che furono dell'oppressione coloniale: indossano giacche e cravatte costose, europee, in segno d'opposizione alla miseria e alla violenza dilaganti.

Bruna Monaco

Ultima modifica il Sabato, 18 Ottobre 2014 17:59

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