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COMMEDIA (LA) - coreografia Emio Greco, Pieter C. Scholten

La commedia La commedia Coreografia Emio Greco. Foto Jean Pierre Maurin

coreografia e direzione Emio Greco, Pieter C. Scholten, ideazione suono,
scene e luci Emio Greco, Pieter C. Scholten, design luci Henk Danner, costumi Clifford Portier; sviluppo dell'idea scenografica Paul Beumer, Etta Lilienthal, produzione International Choreographic; Arts Centre (ICK)
interpreti: Victor Callens, Dereck Cayla, Vincent Colomes, Sawami Fukuoka, Emio Greco, Neda Hadji-Mirzaei, Suzan Tunca, Jesus de Vega Gomez, produzione Emio Greco | PC e partner dell'International Choreographic Arts Centre (ICK), ICK gode del sostegno del Performing Arts Fund NL e dal Comune di Amsterdam
al Ponchielli di Cremona, 9 marzo 2012

www.Sipario.it, 2 aprile 2012

E' un mondo quello che racconta La Commedia di Emio Greco, meglio è una condizione esistenziale, è la nostra condizione di anime vaganti nel mondo e nella vita. La Commedia parte da Dante ma subito il poema con i tre regni ultramondani diventa un pre-testo, così come il numero sette è volto a scandire i sette peccati capitali, ma anche i sette giorni della settimana. In realtà queste sono le tentazioni cui si sottopone lo spettatore nel trovare un bandolo della matassa in quella Commedia che ha il riso beffardo dei clown, l'andamento cialtronesco e un po' irriverente di una compagnia circense che ci illude d'essere grande ed è miserrima, che ostenta una serenità e allegria dietro quei nasi rossi che altro non sono che un paravento per consolarci delle nostre miserie umane. Insomma La Commedia di Emio Greco è danza che sa farsi pensiero, è un omaggio formale e semantico a Fellini, al mondo del circo, alla Commedia di Dante, ma è anche il segno contemporaneo del nostro disagio nel mondo, del nostro arrabattarci per trovare un senso, per sorridere ad una vita che scorre malgrado tutto, malgrado il nostro esistere. E così Emio Greco e i suoi perfetti, energici, irriverenti, veri e centrati danzatori danno corpo ad un racconto coreografico di straziante bellezza, che incide lo spazio con movimenti secchi, spigolosi eppure armonici nel loro insieme, movimenti di scontrosa bellezza che affidano ai colori di una compagnia di acrobati e clown l'allegria impossibile di un mondo che non ha orizzonte se non la cadenza – forse rassicurante – di quei giorni della settimana destinati a compiersi in una cascata di foglietti d'oro tanto poetica e di effetto quanto illusoria. Insomma ironia e arguzia, impudica tentazione di mettersi in gioco in tutto per tutto, un procedere lungo il filo di un funambolismo di antico splendore genetiano fanno del lavoro di Emio Greco un piccolo-grande elzeviro della condizione umana, una condizione dolorosa, forse disperata ma che resiste al cupio dissolvi proprio con quel naso rosso che è sul volto dei danzatori, che è segno di uno sberleffo, dei baffi fatti alla Gioconda, per irridere la morte e sopravvivere alla vita. Emio Greco ei i suoi danzatori Victor Callens, Dereck Cayla, Vincent Colomes, Sawami Fukuoka, Neda Hadji-Mirzaei, Suzan Tunca, Jesus de Vega Gomez danno la conferma di quanto la coreografia italiana – nutrita e coccolata all'estero più che in patria – sappia produrre risultati interessanti, sappia essere rilevatrice di un presente non facile, ma soprattutto sia segno di non resa nei confronti di una cognizione del dolore che ci coinvolge tutti, ci annichilisce forse ma che l'arte – di Greco in questo caso – sa contrastare con allegra e spiazzante ironia e arguzia.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Domenica, 10 Marzo 2013 17:14
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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