venerdì, 19 ottobre, 2018
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CAROLYN CARLSON SHORT STORIES - coreografia Carolyn Carlson

"If to leave is to remember", coreografia Carolyn Carlson. Foto Rosellina Garbo "If to leave is to remember", coreografia Carolyn Carlson. Foto Rosellina Garbo

Coreografie di Carolyn Carlson
Interpreti; Celine Maufroid, Sara Orselli, Won Won Myeong
Corpo di Ballo del Teatro Massimo (Elisa Arnone, Francesco Bellone, Francesca Davoli, Lucia Ermetto, Giorgia Leonardi, Noemi Ferrante, Yuriko Nishihara, Alessia Pollini, Giada Scimemi, Valentina Zaja, Emilio Barone, Marcello Carini, Michaela Colino, Fabio Correnti, Simona Filippone, Maria Chiara Grisafi, Gianluca Mascia, Linda Messina, Diego Millesimo, Benedetto Oliva, Giuseppe Rosignano, Romina Leone, Vito Bortone, Vincenzo Carpino, Alessandro Cascioli, Daniele Chiodo, Gaetano La Mantia, Andrea Mocciardini, Michele Morelli, Diego Mulone, Riccardo Riccio)
Musiche: Nicolas de Zorzi, Philip Glass, Michael Gordon, Meredith Monk
Luci: Guillome Bonneau, Freddy Bonneau
Costumi: Chrystel, Lina Wu Ichiba
Video: Godfrey Reggio
Orchestra del Teatro Massimo diretta da Tommaso Ussardi
al Teatro Massimo di Palermo dal 20 al 25 settembre 2018

www.Sipario.it, 24 settembre 2018

Il Teatro Massimo di Palermo, diretto sempre con oculata professionalità dal sovrintendente Francesco Giambrone, ha presentato all'inizio di questo autunno settembrino, stranamente molto caldo, Carolyn Carlson Short Stories, cinque pezzi della "nomade" danzatrice e coreografa californiana con alle spalle qualcosa come più di cento titoli che fanno parte ormai della storia della danza. Cinque esaltanti lavori con una prima rappresentazione assoluta che è Wind Woman, due prime italiane, Burning e If to leave is to remember, chiudendo il pentagono la consolidata Evidence e Mandala che è una creazione del 2010. Originariamente Wind Woman (Vento Donna) era stata creata dalla Carolyn Carlson Company come un assolo per Celine Maufroid, poi invece si è dilatata unendovi gli elementi femminili del corpo di ballo del Teatro Massimo. E' un po' quello che succede qui dove la Maufroid all'inizio danza da sola con movimenti sincopati, al ritmo delle musiche originali di Nicolas de Zorzi che prima sembrano respiri ansimanti poi iterativi di segno lugubre, mentre fasci di luci di Guillaume Bonneau saettano sul palco e sulla danzatrice che con le mani innanzi pare voglia fermare invisibili raffiche di vento, forse solo fantasmi, diventando i suoni ancora affannosi con l'entrata in scena dell'ensemble danzante, i cui corpi si stagliano nello spazio come quelle "due donne che corrono sulla spiaggia (La corsa)" di Picasso, chiaramente qui moltiplicate, vive e vitali, con le braccia avanti e le capigliature al vento. Molto teatrale il brano Evidence (Testimonianza) dove pare che la Carlson si rifaccia a certi stilemi brechtiani o kantoriani con nove uomini e tre donne, pescati dal corpo di ballo del Massimo, rigorosamente in giacca e pantaloni marron che, sedie alle mani, andranno ad occupare il proscenio visti di spalle. Le loro insolite posture con movimenti delle mani sul viso, le musiche astratte di Philip Glass e il video di Godfrey Reggio - realizzato nel 1995 mentre era direttore di Fabrica - popolato da una sfilza di volti amplificati di bambini d'ambo i sessi, con gli occhini gonfi come se volessero piangere, trasmettono un senso di drammaticità incombente, certamente qualcosa che non lascia tranquilli i più sensibili. Un cono di luce racchiudeva come in una gabbia la splendida Sara Orselli dai lunghi capelli neri e pantaloni bordeaux, in una danza dai ritmi frenetici titolata Mandala, che in sanscrito si vuole indicare un oggetto sacro, di forma rotonda o un disco se riferito al sole o alla luna. È una coreografia ideata dalla Carlson nel 2010 giusto per la Orselli, le cui musiche di Michael Gordon sono state qui eseguite dall'orchestra del Teatro Massimo diretta da Tommaso Ussardi. I ritmi via via diventano ossessivi, gli strumenti ad arco sembrano impazzire e s'intravedono fra i fasci di luce di quel cono che s'allarga una sorta di metronomo con l'asticella centrale che oscilla velocemente per poi scomparire definitivamente. Vuole anche essere questa danza "una riflessione sul buddismo zen che simbolizza l'universo e la perfezione artistica, raggiungibile solo da uno spirito totalmente libero". In evidenza nella seconda parte del programma il danzatore coreano Won Won Myeong a torso nudo nell'assolo Burning (bruciante, scottante) creato dalla Carlson nel 2015 su musiche di Meredith Monk. Trattasi d'un viaggio immaginifico alla scoperta di un epicentro ardente, raffigurato qui forse da quel fusto metallico adagiato di lato in cui Myeong vi ha gettato dentro una torcia illuminata da cui verranno fuori poi sottili rivoli di fumo. Il fuoco come origine della vita è sintetizzato pure da due lunghe strisce di tela dipinte con colori caldi, dissolventi e astratti ad opera della stessa Carlson e Yutaka Nakata, che pendono giù dalla graticcia. In conclusione If to leave is to remember (Se lasciare è ricordare) affidato nuovamente al Corpo di ballo del Teatro Massimo, con la musica di Philip Glass, la cui versione per orchestra d'archi del Quartetto n. 3 Mishima è stata eseguita dall'orchestra del Massimo. Ancora una riflessione sulla libertà e sull'energia della vita, che si ricompattava su una scena popolata da tre segmenti al neon e una sorta di quinta rossa dietro la quale, ma anche sul lato opposto, comparivano e poi sparivano dei tavoli anatomici sopra i quali tornavano a nuova vita figure maschili o femminili.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Martedì, 25 Settembre 2018 07:45

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