lunedì, 16 luglio, 2018
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CORSAIRE (LE) - coreografia Anne-Marie Holmes da Marius Petipa e Konstantin Sergeyev

Nicoletta Manni, Alessandro Grillo e Marco Agostini in “Le Corsaire”, coreografia Anne-Marie Holmes da Marius Petipa e Konstantin Sergeyev Nicoletta Manni, Alessandro Grillo e Marco Agostini in “Le Corsaire”, coreografia Anne-Marie Holmes da Marius Petipa e Konstantin Sergeyev

Balletto in tre atti
Coreografia di Anne-Marie Holmes da Marius Petipa e Konstantin Sergeyev
Musica di Adolphe Adam, Cesare Pugni, Léo Delibes, Riccardo Drigo, Peter Von Oldenburg
Scene e costumi di Luisa Spinatelli
Luci di Marco Filibeck.
Con: Nicoletta Manni, Timofej Andrijashenko, Martina Arduino, Marco Agostino, Virna Toppi, Nicola Del Freo, Mattia Semperboni, Gaia Adreanò,
il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala diretto da Frédéric Olivieri e con la partecipazione degli allievi della Scuola di Ballo dell'Accademia Teatro alla Scala.
Nuova Produzione Teatro alla Scala.
Orchestra del Teatro alla Scala
Direttore: Patrick Fournillier.
MILANO, Teatro alla Scala, dal 20 aprile al 17 maggio 2018

www.Sipario.it, 13 maggio 2018

L'irresistibile Corsaire in debutto alla Scala
Le Corsaire è uno dei titoli del repertorio ballettistico ottocentesco che nel tempo conobbe cospicui sedimenti storici ravvisabili in numerose riedizioni, aggiunte, tagli e adattamenti sia sotto il profilo musicale che coreografico. Un lungo itinerario ondeggiante fra i movimenti del tempo e avviato nel 1856 a Parigi allorquando lo spettacolo che richiama il poema di Lord Byron The Corsair vide la luce con la musica di Adolphe Adam e libretto di Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges e Joseph Mazilier che ne firmò anche la coreografia; nella seconda edizione parigina del 1867 i primi rimaneggiamenti modificarono il balletto grazie ad alcune pagine musicali siglate da Léo Delibes cui si aggiunsero, nei numerosi allestimenti russi, le interpolazioni di Cesare Pugni, Riccardo Drigo e il principe Peter von Oldenburg. Parallelamente la coreografia fu ripresa e modificata dapprima da Jules Perrot e successivamente da Marius Petipa che firmerà le versioni pietroburghesi del titolo nel 1863, 1868, 1880 e 1899. Arduo, avvincente ed entusiasmante appare il lungo tragitto attraversato da Le Corsaire nel Novecento, in continua evoluzione finanche nella contemporaneità con l'ultima edizione che consente al Teatro alla Scala di acquisire uno dei titoli più affascinati del repertorio di balletto.
Una nuova produzione firmata dal teatro milanese che ha preso vita nei laboratori scaligeri portando sul palco cinque cambi di scena, un veliero, centottanta costumi ed oltre un centinaio di artisti: comparse, allievi della Scuola di Ballo dell'Accademia Teatro alla Scala e tutto il Corpo di Ballo del Piermarini. Un vero ed imperdibile evento per i ballettomani meneghini che per questo quarto appuntamento della stagione hanno avuto modo di lasciarsi incantare dalle avventure piratesche del balletto coreograficamente incorniciato da Anna- Marie Holmes, specialista dei titoli coreutici ottocenteschi, sulla traccia segnata da Marius Petipa e Konstantin Sergeyev. Per la prima rappresentazione i ruoli di Medora e Conrad rivivono con due primi ballerini scaligeri: Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko. Se la danzatrice pugliese conferisce al ruolo solidità tecnica palesata fin dall'esordio nel ruolo con jetés entrelacés e grands jetés di valida esecuzione e proseguita con il tocco soavemente gaio della lunga variazione Finesse d'amour del primo atto, il suo partner lo ritroviamo sulle scene del Teatro alla Scala con una verve interpretativa inconsueta incardinata in un'esecuzione tecnica in affinamento, vigorosi i salti della prima variazione del primo atto e del pas de trois del secondo atto. Armonioso il loro idillico pas de deux che nella chiusa del secondo atto trova collocazione scenica sotto un sognante cielo stellato. Da segnalare nel ruolo dello schiavo Alì il giovanissimo Mattia Semperboni - in sostituzione di Claudio Coviello - abilissimo nei numerosi virtuosismi che cesellano la notissima variazione e la coda del citato pas de trois che rese celebre il titolo. Convincente la performance di Marco Agostino nei panni di Lankedem: mostra, anch'egli, un tratto esecutivo efficace emerso preponderantemente nella variazione del primo atto che qui gode, per di più, di una gradevolissima esecuzione musicale. Variazione, questa, preceduta dal poetico tocco francese conferito all'adage del pas d'esclave elegantemente condiviso con Martina Arduino: la sua Gulnare è una donna permeata di brio leggero e raffinato.
La prima ballerina scaligera, nella terza replica, vestiva anche i panni di Medora svelando quella irresistibile giocondità che non è mai esacerbata. Definite, lineari e precise le pennellate tecniche della variazione del pas de trois del secondo atto, eccellenti i noti fouettés della coda. Il suo Conrad è Marco Agostino, ruolo che guadagna vigore nel prosieguo dell'azione piratesca conquistando forza e vitalità nella variazione del terzo atto che chiude, inoltre, la lunga carrellata di assoli che strutturano il balletto. Nel cast della succitata rappresentazione Nicola Del Freo esegue accuratamente le strutture coreografiche previste per il ruolo di Lankedem quantunque permanga il tratto regale che gli è proprio; piacevole ed apprezzabile il controllo della lievità del movimento che Virna Toppi dona alla sua Gulnare nell'adagio del Pas d'esclave e nella variazione del Jardin animé. La ballerina scaligera, alla prima del balletto, era anche impegnata nel pas des odalisques, qui traslato nel primo atto, e nell'ottima diagonale di brisés consegnati nella prima variazione. Nel noto pas de trois si segnala la festosità di cui gode l'odalisca di Vittoria Valerio e la risoluta tempra di Alessandra Vassallo, rispettivamente nella terza e nella prima recita. Nella trascinante chiusa del primo atto e nel segmento coreografico che segue il pas de trois del secondo atto il personaggio di Birbanto appare risoluto e potente nei lineamenti consegnati da Federico Fresi.
A dirigere il balletto il Maestro Patrick Fournillier, per la prima volta impegnato in questo titolo che annovera cinque compositori e sessantatré brani musicali: sotto la sua bacchetta tale eterogeneità guadagna quella modulazione esecutiva capace di rispondere all'esigenza di uniformare e palesare una linea espressiva francese omogenea.
Le scene e i costumi della nuova produzione scaligera sono firmati da Luisa Spinatelli: "ho lavorato sulla rievocazione di aria orientale - afferma la scenografa milanese -, prediligendo il colore e la luce dell'Oriente seguendone anche il profumo". Un obiettivo artistico, questo, che si avvale, per di più, del ricorso ad alcune tecniche di specifica tradizione italiana come la scelta di dipingere alcuni personaggi con lo scopo duplice di incrementare il mutuo assetto dialogico con le comparse oltreché salvaguardare il vitale spazio della scena. Scelta, questa, che appare appropriata, consona e dalla forte valenza espressiva nel bazar del primo atto, nella grotta con i tesori dei corsari nel secondo atto, come pure nell'evocativo siparietto e nell'iconico veliero che apre e chiude il titolo.
Un balletto, Le Corsaire, che indubitabilmente è occasione di prim'ordine per una compagnia in grande spolvero e che ci si auspica possa continuare ad annoverare investimenti e produzioni coreutiche nel segno dell'ineludibile tradizione tersicorea che è ossatura, storia e fondamento di un'arte da non confinare nel mero diletto estetico ma da riconoscere quale manifestazione della relazione dell'uomo con se stesso e con il mondo assurgendo ad opportunità gnoseologica.

Vito Lentini

Ultima modifica il Martedì, 15 Maggio 2018 12:12

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