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CARMINA BURANA - coreografia Claude Brumachon

"Carmina Burana", coreografia Claude Brumachon. Foto Rolando Paolo Guerzoni "Carmina Burana", coreografia Claude Brumachon. Foto Rolando Paolo Guerzoni

coreografia Claude Brumachon
Ballet du Grand Théâtre de Genève
musica Carl Orff, 
assistente alla coreografia Benjamin Lamarche,
costumi «On aura tout vu» Livia Stoianova e Yassen Samouilov
luci Olivier Tessier

drammaturgia Agnès Izrine
A Modena, Teatro Comunale "Luciano Pavarotti", il 27 aprile 2017
prima ed esclusiva italiana

www.Sipario.it, 15 maggio 2017

L'affresco visionario del ciclo umano e cosmico di Brumachon

È un flusso quasi ininterrotto di movimenti, un turbine inarrestabile di sequenze ora violente ora liriche, a tratti ebbro e tellurico, come la musica del suo autore di cui la coreografia restituisce i versi evocativi. Il balletto Carmina Burana nelle mani di Claude Brumachon diventa un grande affresco visionario del ciclo umano e cosmico, della natura e dell'amore, di quel "Theatrum mundi" descritto nella cantata medievale dei clerici vagantes, a cui si ispirò Carl Orff per la sua omonima composizione, tra le più popolari del Novecento. Per la prima volta al lavoro con il Ballet du Grand Théâtre de Geneve - la prestigiosa compagnia svizzera conosciuta dal pubblico italiano per le sue riletture in chiave contemporanea dei grandi classici dell'Ottocento e del primo Novecento -, il coreografo francese ha sfoggiato una grande parata anzitutto estetica chiamando per i costumi Livia Stoianova e Yassen Samouilov (che vestono, tra gli altri, star dello showbiz come Lady Gaga) per abbigliare soprattutto le sei dee, le dominatrici dell'umanità che rappresentano il sacro, l'amore, la povertà, il potere, la salute, il coraggio e l'angoscia. Esse sembrano uscire dalla foresta magica dello scespiriano Sogno di una notte di mezza estate, o dal quadro di Bosch Il Giardino delle delizie. Se tutti i danzatori si distinguono per i costumi – alquanto kitsch – color carne segnati da alcune linee luccicanti, quelle figure di un mondo fantastico e invisibile che incarnano lo spirito e la poesia quali elementi che possono salvare l'umanità dal suo destino miserabile, hanno ali d'angelo e sporgenze floreali, colori accesi come il rosso il giallo il viola, e fogge lunari. Stanno tutte sullo sfondo ma determinano gli eventi mossi dalla dea Fortuna, i cui capricci e decreti determinano il destino degli uomini, che vorrebbe risucchiare in una sorta di inferno dantesco l'umanità, sempre in procinto di essere travolta, in lotta perenne per sopravvivere al maremoto dell'anima, per staccarsi da terra e ascendere alla pacificazione del Paradiso. Brumachon muove la massa di danzatori tra armonia e caos, con entrate e uscite continue isolando gruppi coppie e singoli in pose scultoree e pittoriche, in corpi frementi, collassanti, che da terra si staccano nella posizione eretta, si intrecciano, si aggrappano gli uni agli altri, si smembrano, corrono, si ricompongono nel voluttuoso fantasticare della musica. Sono movimenti in cui riconosciamo quel linguaggio energico, fisico, carnale, veloce e riflessivo di Brumachon, fatto di contratture, di scatti e di arresti, di stiramenti, di cadute e risalite. Rivediamo anche quella ripetitività che ne rappresenta anche il limite, espressione di una più ampia riflessione sul movimento strutturato e destrutturato ma che negli anni non è si evoluto più di tanto, fermandosi ad un linguaggio grammaticale e gestuale la cui vena creativa sembra ormai esaurita.

Giuseppe Distefano

Ultima modifica il Lunedì, 15 Maggio 2017 11:52

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