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ALI PER VOLARE - coreografia Matteo Levaggi

"Ali per volare" - coreografia Matteo Levaggi "Ali per volare" - coreografia Matteo Levaggi

Bird's Dance Ensemble
creazione coreografica di Matteo Levaggi
musiche di creazione coreografica, violino e violino elettronico Francesco D'Orazio
danzatori Francesca Attolino, Alekseij Canepa, Elisabetta Guttuso, Gianni Notarnicola
musiche Carlo Boccadoro, Gianvincenzo Cresta, Francesco D'Orazio, Kaija Saariaho
installazione video Vjs KidddZ, disegno luci Fabio Sajiz, informatica musicale e regia del suono Francesco Abbrescia
coproduzione Teatro di Chiasso (Svizzera) e Alkema Ambasciatori di Cultura
al teatro Ponchielli, il 25 febbraio 2015, prima nazionale

www.Sipario.it, 26 febbraio 2015

Il volo e la sua vertigine, la difficoltà di librarsi nell'aria e la naturale tensione al cielo sono alcuni degli aspetti metaforici che suggerisce il faticoso ma curato Ali per volare di Matteo Levaggi, realizzato dal Bird's Dance Ensemble. La creazione di Levaggi - affidata a quattro intensi e tecnicamente dotati danzatori: Francesca Attolino, Alekseij Canepa, Elisabetta Guttuso, Gianni Notarnicola - è da leggersi all'interno di un progetto che ha il medesimo titolo dell'ensemble, progetto che vuole affidare ballerini talentuosi a coreografi della nuova danza italiana, dove nuova sta per l'ultima generazione di creativi dell'arte tersi corea. In questo senso Ali per volare non è solo il titolo della coreografia – presentata in prima nazionale al Ponchielli di Cremona nell'ambito della Rassegna La Danza – ma è un investire sul futuro, un guardare avanti, un cercare di mettere in contatto giovani interpreti con coreografi già affermati, un invito a prendere il volo. Matteo Levaggi nel suo lavoro ha fatto di più, ha messo in gioco i corpi dei suoi danzatori con il respiro musicale del violino di Francesco D'Orazio e le musiche di Carlo Boccadoro. L'esecuzione dal vivo costruisce un testo caldo sul palcoscenico che si affianca a partiture più tecno che fanno da detonatore se non per il volo, almeno per la messa in opera delle potenzialità espressive dei quattro ballerini. Il tutto è come tenuto sottovuoto e allontanato da un sipario trasparente su cui vengono proiettati i video di Vjs KidddZ in cui le immagini interagiscono con i corpi, anzi a tratti trasformano il movimento in segno grafico che sostiene o è ampliato dalle proiezioni: una lampadina, ali che cadono, voli interrotti, piume che scivolano sull'aria. Come si diceva Ali per volare – sarà stata anche la sera della prima – appare in più tratti faticoso, ma la complessità dell'operazione alla fin fine appaga l'occhio e rimane impressa; soprattutto nella seconda parte quando l'ensemble sembra trovare maggior slancio. La coreografia di Matteo Levaggi si fonda su una grammatica tersicorea solida e frequentata con consapevolezza, una semantica che Levaggi frantuma e spezza, che raffredda. Anche quando il movimento segue l'impazzito scorrere dell'archetto sulle corde o risponde al ritmo della tecno si ha come l'impressione di un tentativo franto, di un tentare faticoso, di una sfida che prima di tutto deve vincere la paura per trovare la naturale leggerezza. Ed è questa tensione mai liberatoria e sempre sotto pressione che muove l'intero lavoro per cui Ali per volare è più un augurio che una meta raggiunta, è un desiderio che spinge lo sguardo in alto verso le stelle. Per questo la danza di Matteo Levaggi con il suo nervoso neoclassicismo alla fin fine ben esprime un percorso, un viaggio e non chiede soluzione, non chiede chiusura di significato appunto perché si limita – non è poca cosa – a fornire le ali ai giovani danzatori che per intensità e concentrazione si librano in aria, non senza un senso di salutare vertigine.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Giovedì, 26 Febbraio 2015 14:21

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