giovedì, 27 aprile, 2017
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L'ATTUALITA' DELL'ORESTEA


L'ATTUALITA' DELL'ORESTEA

Gabriele Fazzeri, 5B Liceo D'Oria Genova

Il 19 gennaio è andata in scena, sul palco della Corte a Genova, la rappresentazione dell'Orestea, trilogia di Eschilo, grande tragediografo greco del V sec. a.C.

Sebbene una scelta del genere ponesse effettivi problemi dal punto di vista scenico per la staticità del dialogo, connaturata al testo originale, peraltro seguito con minuziosa attenzione, lo spettacolo si può definire riuscito sotto molti aspetti, pur avendo evidenziato qualche scelta strutturale non pienamente convincente.
La presenza nel cast di Elisabetta Pozzi ha garantito un' ottima messa in scena dell' Agamennone, prima tragedia della trilogia: Clitemnestra, interpretata dalla nota attrice, appare come una donna fiera, privata della figlia Ifigenia in favore di una guerra nefasta, quella di Troia, voluta, invece, dal consorte, Agamennone, re di Micene; la falsità della donna, manipolatrice, decisa ad uccidere il marito di ritorno dalla campagna militare, traspare come un cameo di rara bellezza. Anche Agamennone è rappresentato con perizia, nell'aspetto gerarchico e patriarcale con cui gestisce il vincolo coniugale. Tuttavia, ciò che ha più colpito il pubblico risiede nella scenografia che, tramite tappeti di sangue purpureo e danze voluttuose, fa presagire il dramma imminente.
Meno riuscita la rappresentazione delle Coefore, non tanto per il testo, decisamente più statico e meno coinvolgente, quanto per l'interpretazione del personaggio di Oreste: egli risulta troppo piatto nel manifestare la tragedia di un figlio costretto da Febo a macchiarsi di matricidio, il più ferino dei delitti, per vendicare la morte del padre. Per un ruolo del genere, al fine di garantire la stessa tensione emotiva in linea di continuità con la prima tragedia, sarebbe stato meglio affiancare alla Pozzi un attore più introspettivo. Resta, invece, di altissimo valore la scena finale dove, in un'atmosfera impostata su un senso di erotismo incestuoso, mai esplicito, ma percepibile, viene dato il giusto spazio al compiersi del nefando omicidio.
Ultimo capitolo: le Eumenidi. Se la scenografia è sempre stata il punto forte dello spettacolo, ecco che nell'ultima tragedia si assiste a due stonature troppo evidenti: agli occhi del pubblico, memore della porta della reggia che preclude la vista del delitto, secondo il senso di pudore tipicamente classico, si mostrano costumi troppo futuristici, indossati da Atena e Febo, nonché un computo digitale dei voti pro e contro l'assoluzione di Oreste, inseguito dalle Erinni, divinità antichissime responsabili di perseguitare gli autori di delitti ai danni di un familiare, decisamente mal riuscito. Per spezzare una lancia in favore della regia di Luca De Fusco, pienamente promossa prima dell'ultima tragedia, bisogna sottolineare quanto ciò sia stato dettato dal desiderio di attualizzare e ravvivare un testo decisamente statico e poco prorompente.

Ultima modifica il Venerdì, 06 Maggio 2016 08:08
La Redazione

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