lunedì, 22 luglio, 2019
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(CINEMA) - FESTIVAL INTERNAZIONALE del CINEMA di BERLINO. "La paranza dei bambini" di Claudio Giovannesi

"La paranza dei bambini", Competition 2019, ITA 2018, by Claudio Giovannesi, Francesco Di Napoli, Pasquale Marotta, Ar Tem, Carmine Pizzo, Mattia Piano Del Baldo, Ciro Pellecchia, Ciro Vecchione, Alfredo Turitto © Palomar 2018 "La paranza dei bambini", Competition 2019, ITA 2018, by Claudio Giovannesi, Francesco Di Napoli, Pasquale Marotta, Ar Tem, Carmine Pizzo, Mattia Piano Del Baldo, Ciro Pellecchia, Ciro Vecchione, Alfredo Turitto © Palomar 2018

"La paranza dei bambini" di Claudio Giovannesi – "Noi abbiamo gli uomini, voi le armi"
di Gloria Reményi

Riuniti davanti a una gioielleria del centro storico di Napoli, sei ragazzini fissano la merce esposta in vetrina con gli occhi sgranati. Uno di loro indica un Rolex e si rivolge a quello che sembra essere il leader del gruppo: "Nicò, e quello quanto costa?". "22.000 euro", risponde Nicola suscitando negli amici una reazione di stupore misto a indignazione.

Sotto forma di costosi orologi o di banconote sonanti, i soldi sono una delle colonne portanti su cui si regge la narrazione de La paranza dei bambini, il nuovo film del regista Claudio Giovannesi, presentato in concorso al Festival internazionale del cinema di Berlino. Tratto dall'omonimo libro di Roberto Saviano, che ne ha anche cofirmato la sceneggiatura, la pellicola porta sul grande schermo le cosiddette paranze, un fenomeno recente che vede gang di bambini e adolescenti colmare vuoti di potere nel contesto della criminalità organizzata.

Nel film di Giovannesi i "paranzini" si chiamano Nicola (Francesco Di Napoli), Tyson (Artem Tkachuk), Biscottino (Alfredo Turitto), Lollipop (Ciro Pellecchia), O'Russ (Ciro Vecchione) e Briatò (Mattia Piano Del Balzo). Hanno circa 15 anni, non vanno a scuola e passano le giornate a sfrecciare per il centro storico di Napoli in sella ai loro motorini, a entrare in negozi di abbigliamento di marca che sanno di non potersi permettere, a contemplare le vetrine delle gioiellerie. All'ingresso della discoteca sono quelli che rimangono sempre fuori perché senza soldi. Ma c'è di più: Nicola è costretto ad assistere a come la madre si faccia in quattro per gestire la lavanderia, dovendo anche pagare il pizzo ai camorristi che comandano nel quartiere. Dalla rabbia e dalla volontà di fare giustizia nasce così il piano di "impadronirsi" del Rione Sanità. Inizieranno con una rapina (improvvisata e fallita) alla gioielleria del centro, entreranno così in contatto con i boss del quartiere, cominceranno a sniffare cocaina e a spacciare. In poco tempo avranno i soldi necessari per entrare nella discoteca che poco tempo prima li aveva respinti. Si sentiranno potenti. Tuttavia "lavorare" per il clan del quartiere presto non sarà più sufficiente. Prendere il potere diventerà il vero obiettivo. E siccome "gli uomini" per comandare non bastano, i ragazzi si procureranno anche ciò che serve per essere rispettati e temuti: le armi; anche se poi per imparare ad usarle dovranno ricorrere a video-tutorial in rete.

Con La paranza dei bambini Giovannesi voleva trattare un tema specifico, quello della perdita dell'innocenza. I giovani protagonisti maneggiano le armi come fossero giocattoli, ma la violenza che queste producono non è finzione, è guerra. "E la guerra, al contrario del gioco, è irreversibile", ha spiegato Saviano nella conferenza stampa successiva alla proiezione del film. Lo scrittore e cosceneggiatore ha approfondito: "Volevamo indagare una questione precisa: cosa significa avere 12 anni, disporre di migliaia di euro a settimana e avere la consapevolezza di morire giovani". Gli ha fatto eco il produttore Carlo Degli Esposti, che ha espresso la chiave di lettura del film in modo ancora più radicale: "I protagonisti del libro di Roberto e del nostro film sono dei condannati a morte inconsapevoli". Durante la conferenza è stata ripetutamente sottolineata l'impronta innovativa del film, che punta a essere "nuovo" non soltanto per la materia trattata (il fenomeno delle paranze), ma anche per la scelta di porre in primo piano i sentimenti dei personaggi anziché l'indagine sociologica.

Con La paranza dei bambini Giovannesi si consacra come specialista della giovinezza sul grande schermo. Già nei suoi primi due film (La casa sulle nuvole e Alì ha gli occhi azzurri) il regista si era occupato di questo tema, culminando poi con Fiore (2016), in cui aveva raccontato un'intensa e delicata storia d'amore tra due detenuti di un carcere minorile. La paranza dei bambini è dunque un'ulteriore prova della spiccata abilità del regista di lavorare sui ragazzi e di ritrarli con gentilezza e onestà. Lo dimostra innanzitutto l'eccellente performance dei giovani attori non professionisti che interpretano i "paranzini". Proprio quando Giovannesi sta "col fiato sul collo" ai suoi personaggi nascono le scene più intense del film, in cui innocenza e dramma si intrecciano indissolubilmente: per esempio la scena in cui i ragazzi fanno visita al palazzo della famiglia Striano e non riescono a trattenere lo stupore per un lampadario di cristallo e un soprammobile d'oro a forma di leone; oppure quella in cui Nicola, ormai diventato il vero capo della famiglia, regala alla madre mobili pacchiani e costosi per il modesto appartamento in cui vivono; o ancora quella in cui Nicola porta Letizia (Viviana Aprea) all'opera ed entrambi strabuzzano gli occhi davanti allo sfarzo del Teatro San Carlo. Da queste scene emerge con chiarezza il lato innocente dei protagonisti, che in fondo vogliono semplicemente essere accettati. Ma poiché l'accettazione passa attraverso i soldi, l'unica via che sembra loro percorribile è quella della criminalità. Giovannesi osserva i suoi personaggi da vicino, senza giudicarli né giustificarli, ritrae la disarmante naturalezza con cui scelgono la via criminale, perdendo così definitivamente l'innocenza, ma senza mai smettere del tutto di essere bambini. Questo è il vero grande merito di questo film, e non è certo poca cosa.

Tuttavia viene da chiedersi se La paranza dei bambini sia davvero in grado di offrire un punto di vista nuovo sulla criminalità organizzata e di innovare così un genere ormai inflazionato. Stando alle dichiarazioni di regista, produttori e sceneggiatori è il focus sui sentimenti a distinguere questo film. Purtroppo però le scene in cui Giovannesi si avvicina molto ai suoi personaggi, riuscendo a risvegliare nello spettatore una forte empatia, rimangono isolate e non riescono a comunicare lo sviluppo emotivo dei protagonisti mentre si addentrano nel milieu criminale, i conflitti interiori e gli interrogativi esistenziali. Di conseguenza nello spettatore finisce per prevalere l'interesse per la base documentaristica del film (le vicende – come del resto il libro da cui sono tratte – sono ispirate a fatti realmente accaduti), un aspetto ampiamente e giustamente sviscerato anche in conferenza stampa. Attraverso la narrazione del fenomeno delle paranze, il film di Giovannesi integra dunque senza dubbio le innumerevoli rappresentazioni cinematografiche della criminalità organizzata, ma purtroppo non le innova.

In proposito occorre ricordare che già lo scorso anno alla Berlinale era stato presentato (fuori concorso) un film italiano sulla mafia che faceva del suo intimo sguardo sui giovani il proprio tratto distintivo: stiamo parlando della Terra dell'abbastanza dei Fratelli D'Innocenzo, una superba opera prima che aveva incantato pubblico e critica. Attraverso una storia di amicizia tra due adolescenti, i due registi esordienti avevano raccontato con molta empatia la facilità con cui si può cadere nel vortice del male, adottando così un sguardo inedito sul tema della criminalità organizzata e sull'ormai sfruttato genere di cinema che si occupa della periferia romana. Proprio alla Terra dell'abbastanza e al rapporto intimo tra i suoi protagonisti sembrano ispirarsi alcune scene della Paranza dei bambini, per esempio quella in cui Nicola e Agostino (Pasquale Marotta) testano per la prima volta una pistola.

La terra dell'abbastanza non costituisce però l'unico esempio positivo di come si possa approcciare il tema della criminalità organizzata di ieri e di oggi nel cinema dell'era post Gomorra (2008): ricordiamo fra gli altri L'intervallo (2012) e L'intrusa (2017) di Leonardo di Costanzo, che rivolge una particolare attenzione alle figure femminili, esplorando i sogni di giovinezza e le paure della società; oppure Salvo (2013) e Sicilian Ghost Story (2017) di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, che scelgono di intrecciare realtà e fantasia approfondendo il significato delle brutali storie raccontate. Alla fine della proiezione della Paranza dei bambini si rimane invece inevitabilmente con un po' di amaro in bocca per quello che Giovannesi avrebbe potuto fare se avesse indugiato più a lungo in quelle scene così intime e drammatiche che riescono a restituire con immediatezza il drammatico intreccio di innocenza e violenza. Una mancanza questa, che a fronte dell'impellente bisogno di rinnovamento di questo genere di cinema mina gli innegabili meriti di questo film.

Ultima modifica il Venerdì, 15 Febbraio 2019 14:16

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