lunedì, 22 luglio, 2019
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(CINEMA) - FESTIVAL INTERNAZIONALE del CINEMA di BERLINO."Öndög" di Wang Quan'an

Öndög, Competition 2019, MNG 2019, by Wang Quan'an, Dulamjav Enkhtaivan © Wang Quan'an Öndög, Competition 2019, MNG 2019, by Wang Quan'an, Dulamjav Enkhtaivan © Wang Quan'an

"Öndög" di Wang Quan'an – una storia di autodeterminazione femminile nella steppa della Mongolia

di Gloria Reményi

"Basato su storie reali": alla comparsa di questa frase sullo schermo scoppia una fragorosa risata in sala, uno spettatore commenta "grazie a Dio!", seguono applausi. Siamo al termine della proiezione di Öndög, l'ultimo film del regista cinese Wang Quan'an, presentato in concorso alla 69esima edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino.

Per capire come un'indicazione di per sé neutrale si possa trasformare in una battuta ironica occorre però fare un passo indietro e concentrarsi sulle vicende narrate nei 100 minuti precedenti di pellicola. Nella sconfinata steppa mongola battuta dal vento e in apparenza popolata soltanto da pecore e cavalli, viene ritrovato il cadavere di una donna completamente nuda. Una squadra di poliziotti avvia prontamente le indagini, ma quello che sembra essere l'inizio di un giallo si rivela soltanto un pretesto per avviare la narrazione. Non della risoluzione del caso racconta infatti il film di Wang Quan'an, ma di una mandriana (Dulamjav Enkhtaivan) soprannominata "dinosauro" per via del suo stile di vita solitario, fiero e indipendente. La donna, di cui non conosciamo il vero nome, è l'unica persona che vive nel raggio di cento chilometri dal luogo del ritrovamento del cadavere ed è anche l'unica "nella zona" a possedere e saper maneggiare un fucile. Sarà lei a "dare un'occhiata" al giovane poliziotto inesperto incaricato dai suoi superiori di sorvegliare il cadavere fino al loro ritorno. La donna preparerà da mangiare al ragazzo, accenderà un falò affinché si scaldi e terrà lontano i lupi. Durante la notte, cadute le inibizioni grazie a un aiutino alcolico, i due si avvicineranno molto, condivideranno pensieri sull'amore e faranno sesso a pochi metri dalla scena del crimine. Ma anche in questo caso le apparenze ingannano: quello che a prima vista potrebbe sembrare un comportamento superficiale, si rivelerà più avanti come una precisa decisione della protagonista, che con la sua volontà d'acciaio sembra imporre al film quale direzione prendere.

Nella vita della mandriana c'è anche un altro uomo, una sorta di amico cui è solita rivolgersi in caso di necessità, che si tratti del parto di una mucca oppure della macellazione di un agnello. L'uomo obbedisce a ogni sua richiesta di aiuto, ma in realtà vorrebbe qualcosa di più: "Da sola non sai nemmeno uccidere un agnello! Quando ti deciderai a sposarti e a mettere su famiglia?", la incalza di continuo. La risposta della donna riassume l'essenza spiritosa e risoluta del suo personaggio: "Quando mi deciderò te lo farò sapere, ma non oggi". Per convincerla l'uomo le regalerà un "öndög", un fossile di uovo di dinosauro. "Cercati in fretta un uomo. Altrimenti alla tua età sembrerai presto un öndög", le dice candidandosi come potenziale marito.

È evidente che se Wang Quan'an avesse deciso di mostrare la frase "basato su storie reali" all'inizio del film, il pubblico non sarebbe stato colto da alcun momento di divertito straniamento. Tale effetto viene infatti provocato proprio dallo scarto tra le vicende intime e a tratti surreali narrate nel film e la pretesa di veridicità espressa a fine pellicola. È altrettanto evidente che la scelta scaturisce da una decisione ben precisa del regista, che dopo aver giocato con le aspettative dello spettatore per tutta la durata del film, ce ne fornisce così una chiave di lettura importante e inaspettata. Tale decisione sembra avere a che fare proprio con il tema principale di Öndög, l'autodeterminazione femminile in una società patriarcale. L'argomento è caro a Wang Quan'an, che già lo aveva affrontato nel film Il matrimonio di Tuya, con cui nel 2007 si era aggiudicato l'Orso d'oro proprio alla Berlinale. Con Öndög il regista sembra voler sottolineare quanto queste lotte siano centrali e quotidiane, anche nella desolazione più assoluta delle steppa mongola. In questo senso le sue donne forti e risolute sono reali tanto quanto l'oppressione di una società fondata sul potere maschile.

Come già nel Matrimonio di Tuya, la Mongolia è per Wang Quan'an molto più che una cornice. Complice la suggestiva fotografia di Aymerick Pilarski, i paesaggi spettacolari e sconfinati della steppa ricoprono un ruolo centrale anche in Öndög. In questi luoghi le coordinate spaziali e temporali sembrano dilatarsi e perdere di significato oggettivo. Allo stesso tempo non potrebbero essere più vicine alle forme e ai ritmi ben precisi della natura. Sebbene centrale, l'aspetto visivo in Öndög non rimane però mai soltanto una questione estetica. Al contrario il paesaggio bello e desolato incentiva un approccio meditativo, sostenuto da dialoghi scarni e sporadici, momenti di ironia straniante e un interesse particolare all'intreccio tra vita e morte.

Ultima modifica il Venerdì, 15 Febbraio 2019 10:32

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