lunedì, 18 giugno, 2018
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(CINEMA) - “Loro 1 & 2” di Paolo Sorrentino

Toni Servillo e Elena Sofia Ricci in “Loro 1 & 2”, regia Paolo Sorrentino Toni Servillo e Elena Sofia Ricci in “Loro 1 & 2”, regia Paolo Sorrentino

LORO 1 & 2
Regia Paolo Sorrentino
Con Toni Servillo, Elena Sofia Ricci, Riccardo Scamarcio, Kasia Smutniak, Euridice Axen, Fabrizio Bentivoglio, Roberto De Francesco, Dario Cantarelli, Anna Bonaiuto, Giovanni Esposito, Ugo Pagliai, Lorenzo Gioielli, Ricky Memphis, Alice Pagani, Elena Cotta, Iaia Forte, Duccio Camerini, Yann Gael, Mattia Sbragia, Max Tortora, Milvia Marigliano, Michela Cescon, Caroline Tillette, Roberto Herlitzka
Soggetto Paolo Sorrentino
Sceneggiatura Paolo Sorrentino, Umberto Contarello
Fotografia Luca Bigazzi
Montaggio Cristiano Travaglioli
Scenografia Stefania Cella
Italia 2018

"Volevo che il pubblico, uscendo dal cinema, dopo il film, dicesse: ho visto un vero dinosauro!". Con questa dichiarazione del 1993, il celebre regista Steven Spielberg, illustrava il suo desiderio, esternava la sua volontà nello sperare che il pubblico non s'accorgesse di aver visto, nel celebre film "Jurassic Park", una serie di sapienti effetti speciali. Voleva esplicitamente che, finita la pellicola, il pubblico tornasse a casa con la paura che un Velociraptor attendesse in cucina, leccando un mestolo sul pavimento, come quello visto nel film. Come fosse vero. "Ho visto un vero dinosauro!".
Lo stesso risultato ottenuto dal Spielberg nel 1993, lo ottiene, anche se con temi di recente attualità politica e di gossip, Sorrentino al termine di ognuno dei due film "Loro" (soprattutto con "Loro2") che sta dignitosamente mantenendo le vette degli incassi del cinema italiano. Uscendo dalla sala, oltre ad essere abbagliati dalla perfezione quasi maniacale che ormai il regista vincitore di un Oscar riserva in inquadrature e fotografia (un po' come faceva Akira Kurosawa), si è tentati a confessare: esattamente questo è ed è stato Berlusconi.
Sorrentino in questi due film conferma ancora una volta, come primo aspetto, la sua grandiosa abilità di scrittore; i dialoghi, le parole, i monologhi utilizzati, conservano al loro interno un lessico degno dei grandi autori: parole mai standardizzate, posizionate esattamente dove servono e assolutamente funzionali nel loro significato. Esempio ne è, verso la fine del secondo film, durante un potente ed enfatico battibecco tra Silvio (T. Servillo) e Veronica (E.S. Ricci), il vano tentativo di lei di convincere il marito a confessare la sua oscura ascesa. La risposta finale di Silvio è secca: "Mi avvalgo della facoltà di non rispondere!". Lo spettatore s'aspetta, grazie ad una potente e montante ritmica recitativa, di conoscere la realtà; attende l'esplosione di una confessione, la soluzione alla misteriosa ascesa o l'interpretazione della verità grazie alla capacità dell'autore di sintetizzare il tutto in un dialogo. Lo spettatore s'aspetta magari la rivelazione di atti giudiziari o stralci di vere inchieste per capire "Perché Silvio e il Silvio che è?". E invece no! Anche il "Berlusconi maschera" di Sorrentino, fedele in questo al vero Silvio, si avvale della facoltà di non rispondere. La soluzione però soddisfa lo spettatore, così come in più casi ha soddisfatto circostanze processuali di personalità politiche e criminali che vanno da Totò Riina a Craxi, da Andreotti a Misseri.
Come secondo aspetto, ancora una volta, Sorrentino utilizza grandi temi e importanti biografie (come già fatto in "Il divo" o "The young pope") per dire, o meglio "far vedere", la verità, la cruda realtà; toglie i "veli", è il caso di dire, a ciò che deve necessariamente apparire "sacro", "garbato" o "istituzionale" come una cravatta su camicia bianca; ma che invece è semplicemente "umano", "carnale". Lo fa mostrando, grazie anche al "fastidio" che prova lo spettatore assistendo ad alcune scene, come realmente vanno i fatti; come e perché avvengono gli scandali sessuali della chiesa (ad esempio), cosa succede oltre le mura dell'istituzione senza scontati aspetti politici. Racconta che probabilmente, una bella e giovane ragazza, in cerca di soldi, può partecipare anche ad appariscenti e miliardarie feste sfruttando la sua bellezza, ma che tutto poi finisce lì. Perché chi le organizza per mezzo della sua brama di potere ed esasperata voglia di apparire ha sempre e comunque, nonostante la sua influenza, "L'alito come quello di un nonno; l'alito di un vecchio".
La reale potenza del "Berlusconi maschera" di Sorrentino, pronto a comprare e imperare su tutto, emerge dai rapporti con i suoi "sudditi politici", grazia anche all'abilità di un Toni Servillo all'ennesima potenza. Esempi sono: nel primo film la distruzione dell'"usurpatore di leadership" Santino Recchia (il bravo Fabrizio Bentivoglio) e, nel secondo, della sua "complice pentita" Cupa Caiafa (la meravigliosa Anna Bonaiuto). E nonostante i personaggi non siano realmente esistiti, riusciamo ad intendere che certi personaggi effettivamente esistono.
Tutto sprizza potere in questo film, tutto cresce grazie alla narrazione, alle ambientazioni, alle feste, alle donne e alle droghe, che fa ben intendere quanto l'autorevolezza e la determinatezza di "Re Silvio" sia stata decisiva e temuta. Non perché davvero avesse fini collettivi, non perché davvero volesse salvare l'Italia; ma perché vive in lui la preponderante consapevolezza che il ricco frutto del suo oscuro impero economico e mediatico gli ha concesso il dominio su tutti e tutto, per soli interessi personali, per sola immagine. Basta pagare.
Sorrentino è riuscito a spiegare cosa sia la potenza, cos'è un uomo quando riesce ad essere indentificato con il solo appellativo: "Silvio" o "LUI". Una maschera: "LUI", una maschera sempre e forzatamente sorridente che nasconde però la cognizione di una visione puramente umana e sentimentale distrutta. Gli resta in fine, infatti, l'eruzione di un finto vulcano costato migliaia di euro, mentre l'intera popolazione dell'Aquila giace tra le macerie di un terremoto.
Sorrentino ormai fa e racconta quello che vuole e come vuole, lo sostiene anche il suo attore di fiducia Toni Servillo; dimostrato dal fatto che, in barba alla deontologia drammaturgica (nel caso ce ne fosse una), può tranquillamente spuntare in giro per Roma un rinoceronte, o piovere dal cielo pasticche urlanti di LSD con annessa spiegazione scientifica.
Due film da vedere, capire e paragonare alla realtà. Con grandi attori dimenticati spesso dal cinema che Sorrentino ha ormai la premura e il buon senso di considerare sempre.

Valerio Manisi

Ultima modifica il Domenica, 20 Maggio 2018 08:00

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