lunedì, 15 ottobre, 2018
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(CINEMA) - "Il mistero di Donald C." di James Marsh. L'Odissea di un antieroe

"Il mistero di Donald C." di James Marsh "Il mistero di Donald C." di James Marsh

Il mistero di Donald C.
di James Marsh
con Colin Firth, Rachel Weisz, David Thewlis,
Ken Stott, Jonathan Bailey, Tim Downie
Gran Bretagna, 2018

L'Odissea di un antieroe

Il mistero di Donald C. racconta la storia vera di Donald Crowhurst (Colin Firth), commerciante e velista dilettante che decide di partecipare alla Golden Globe Race del 1968, regata in solitaria intorno al mondo in cui per la prima volta i partecipanti dovranno affrontare la sfida quasi impossibile di circumnavigare il mondo senza alcuna sosta a terra. Donald contro ogni previsione si iscrive, pur sapendo che i suoi concorrenti sono dei navigatori eccezionali. Ottiene l'appoggio della moglie (Rachel Weisz), che non se la sente di uccidere i sogni del marito, e dei suoi tre figli. Ma si ritroverà a salpare su un'imbarcazione incompleta da lui stesso progettata, il trimarano Teignmouth Electron, affrontando sempre maggiori difficoltà, fino ad iniziare a comunicare false posizioni alla giuria, annotando invece sul diario di bordo il viaggio reale. I sensi di colpa lo devasteranno e diverrà vittima di assidue allucinazioni.
La domanda che subito il film ci invita a formulare è cosa spinge Donald Crowhurst a questa impresa coraggiosa ma folle. Cosa manca nella vita di ognuno di noi? Qual' è e da cosa nasce quel tassello di insoddisfazione che porta a ricercare altro da ciò che si ha?
Assistiamo a quella che potrebbe sembrare la genesi di un eroe. Realizzare l'impossibile. Uno dei grandi obiettivi nobili che da sempre l'essere umano si pone, proiettando questa aspirazione interiore su figure mitologiche ed epiche. In tempi recenti questo tipo di ideale è stato invece incarnato dal cosiddetto sogno americano, per cui l'uomo comune può aspirare con la propria determinazione a realizzare tutti i propri sogni. Anche se siamo in Inghilterra il caso di Donald non sembra lontano da questa visione del mondo. Eppure non è tutto limpido come sembra. Il suo eroismo temerario non è certamente rivolto al bene verso il prossimo, ma sembra dettato da una misteriosa inquietudine interiore. Si delinea il paradosso di un eroismo egoista, realtà psicologica diffusa ma che normalmente Hollywood tende a trascurare a favore di personaggi moralmente più edificanti. Ma probabilmente spesso davanti a molti eroi di tipo tradizionale ci siamo chiesti cosa li spingesse a lasciare i loro affetti per una missione quasi impossibile. Lo scorso anno era stato per esempio il turno sugli schermi di Civiltà perduta, di James Gray, ma gli esempi sono innumerevoli.
James Marsh torna a dirigere un film biografico dopo il grande successo di critica e pubblico riscosso con La Teoria del Tutto, incentrato sulla figura del geniale scienziato Stephen Hawking, che purtroppo da poco ci ha lasciato. Sono uno l'opposto dell'altro questi personaggi: Hawking ha rappresentato uno dei più grandi esempi morali di sempre, mantenendo il sorriso e la gioia di vivere e di amare pur lottando contro una malattia estremamente invalidante; Donald C. decide di cimentarsi nel "gioco" dell'eroe, ma ciò che emerge è la sua debolezza umana. Hawking è stato un'eroe del nostro tempo, contraddistinto oltre che da un'inestimabile intelligenza, anche dalla capacità di non prendersi mai troppo sul serio; Donald C. fu un antieroe, succube dei propri sogni e di un ego che tuttavia possiamo perdonare e capire perché identifica la fragilità umana.
Il film di James Marsh apparentemente può sembrare non sufficientemente coinvolgente, ma in realtà è come se fosse rivestito da una voluta "membrana di freddezza". La regia non mira a suscitare una lacrima facile, ma crea una tensione fatta di sottintesi e sguardi malinconici che lasciano un senso di spaesamento e incompletezza. Dietro la solarità di questa Inghilterra colorata e piena di allegria, si presagisce una catastrofe.
Colin Firth ci regala la sua ennesima intensa interpretazione. Inizialmente il suo personaggio è irritante sia per l'incoscienza delle sue decisioni sia per la fiducia che nutre in sé stesso. Ma con il proseguire del film impariamo ad amarlo nella sua ben più affascinante e veritiera imperfezione. Le sue prime titubanze ci avvicinano a lui, e nel viaggio per mare da personaggio presuntuoso si trasforma in una persona con cui non possiamo che empatizzare, vittima dei suoi stessi sogni, carnefice della sua felicità. Il mare diviene quel luogo magico ed enigmatico dove tutto ciò che è celato nelle segrete del proprio animo affiora violentemente. Il dolore emerge e i fantasmi del proprio Io come allucinazioni perseguitano l'indifesa vittima. Un 'esperienza di bellezza e morte, dove la sublimità dell'oceano e dei suoi paesaggi si fonde al puro terrore che questo risveglia. Donald, che inizialmente sembrava un Odisseo pronto a dimostrare che nulla è impossibile per l'intelligenza umana, si sente un uomo piccolo e impotente in balia di forze immensamente più grandi di lui. Viene a contatto con una forza superiore, che gli parla e sembra fondersi o essere un tutt'uno con la sua coscienza: l'entità cosmica.
James Marsh sviluppa una continua alternanza temporale tra presente e passato, i quali sembrano interagire tra di loro, mescolandosi l'uno all'altro, in particolar modo durante la fase delirante del protagonista. Il vero percorso di maturazione del personaggio non è nella contemplazione dell'oceano o in una realtà altra superiore che da senso alle sue fatiche riempiendo il suo spirito (come accade in Civiltà perduta), ma nel ricordo e nella reminiscenza. La vera bellezza l'ha dovuta abbandonare per partire: la sua amata famiglia. Bellezza che trova espressione in un'angelica e malinconica Rachel Weisz. Lei e Colin Firth formano una bella coppia sullo schermo, interpretando i loro personaggi con sensibilità ed eleganza.
Viene anche rivolta una forte accusa alla società che, grazie soprattutto all'uso dei mass media, condiziona in modo determinante e crudele la vita delle persone,le quali divengono solo notizie e fonti di intrattenimento. Donald non ha potuto tirarsi indietro per colpa di tutto quel clamore e delle spietate logiche del denaro. Forse solo il cosmo può offrirgli quella misericordia che gli sarà negata a terra.
Il mistero di Donald C. ci lascia con una malinconica riflessione: tutti noi in fondo cerchiamo di dare un senso alla nostra vita attraverso qualche piccola grande impresa, ma forse il vero miracolo da preservare è l'amore, troppo spesso dato per scontato. Come il mito di Odisseo ci insegna c'è un conflitto nell'essere umano tra il legame con i propri cari e il richiamo verso l'ignoto, e l'errore di Donald Crowhurst è stato abbandonare la sua Penelope, che in eterno continuerà ad aspettarlo.

Corinne Vosa

Ultima modifica il Domenica, 15 Aprile 2018 08:42

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