lunedì, 20 novembre, 2017
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(CINEMA) - "L'uomo di neve" di Tomas Alfredson. "E si sappia in Italia ma soprattutto all'estero che in Norvegia la neve è fredda!"

"L'uomo di neve" di Tomas Alfredson "L'uomo di neve" di Tomas Alfredson

L'uomo di neve (The Snowman)
di Tomas Alfredson
Con Michael Fassbender, Rebecca Ferguson, Charlotte Gainsbourg, 
Chloë Sevigny, Val Kilmer  
Gran Bretagna 2017

"E si sappia in Italia ma soprattutto all'estero che in Norvegia la neve è fredda!" (adattamento da Totò in Letto a tre piazze)

Ad Oslo l'ispettore Harry Hole (Fassbender), alcolista e depresso ma grande investigatore, specializzato nella caccia di serial killer, viene affiancato dalla giovane Katrine Bratt (Ferguson) e, mentre indagano sulla scomparsa di Edda (Jaime Clayton), giovane mamma di una bambina, Josephine (Jetè Laurence), in crisi con il marito Filip (James D'Arcy). Harry vede che Rebecca ha con sé i file di casi simili – che non sarebbe autorizzata a tenere – in particolare, la morte a Bergen di una donna (Sofia Henlin), il cui cadavere era stato trovato scomposto e vicino ad un pupazzo di neve (in tutto simile a quello che era stato messo da qualcuno di fronte alla casa di Edda). Harry vive solo perché è finita da un pezzo la sua relazione con Rakel (Gainsbourg), che ora vive con Matias Lund-Elgesen (Jonas Karlsson) – medico molto affermato – ma il cui figlio Oleg (Michael Yates) ancora gli è legato profondamente. Quando anche Edda viene trovata morta, le indagini conducono al dottor Vetlesen (David Dencik), che lavora in una clinica che pratica aborti (e le due donne si erano rivolte a lui prima di scomparire) e che è in relazione con l'ambiguo uomo d'affari e seduttore Arve Stopp (J.K. Simmons), che è al centro dei sospetti di Katrine. Ai due detective arriva la denuncia della scomparsa di una donna in campagna, Sylvia Ottersen (Sevigny); quando però arrivano alla fattoria la trovano viva e sorpresa ma, mentre stanno tornando indietro, un telefonata ripete la denuncia. Tornano alla fattoria dove vengono accolti dalla gemella Anne (Sevigny) e Harry rinviene, in fondo a un pozzo, un pupazzo con sopra la testa di Sylvia. Anche lei era andata da Vetlesen e Katrine decide di tentare il tutto per tutto e si presenta ad una festa di Stopp, riuscendo a farsi notare e a farsi dare la chiave della sua stanza per un appuntamento galante; mentre, aspettandolo, si guarda attorno viene, però, aggredita ed uccisa dal serial killer. Harry, che era andato a Bergen, scopre che la sua partner è la figlia del detective Gert Rafto (Kilmer), che aveva indagato sul misterioso assassino ed era stato ucciso. Tornato ad Oslo e avvertito della scomparsa di Katrina, si precipita nella villa di Vetlesen ma la trova morta insieme al dottore. Distrutto torna a casa e, dopo poco, viene raggiunto da Rakel, che lo ama ancora e vorrebbe fare l'amore con lui. Una telefonato di Matias li interrompe ma ......
Jo Nesbo è – insieme a Stieg Larsson, Anne Holt, Camilla Lackeberg e Henning Mankell - uno degli esponenti di punta della scuola del giallo scandinavo e a Harry Hole ha dedicato sino ad ora 11 romanzi; L'uomo di neve è il settimo e alcuni dei personaggi (in particolare, l'assassino, che non riveliamo, erano già presenti nel precedente La ragazza senza volto. Lo svedese Tomas Alfredson si era rivelato autore capace di proporre una cupa profondità nell'interessantissima vampire-story Lasciami entrare, confermata dal successivo La talpa (da Le Carrè). L'uomo di neve, invece, è una delusione: un cast di grandi nomi e un romanzo di successo servono solo a mettere insieme un giallo poco più che televisivo. Forse è anche colpa dei sopravvalutati gialli nordici: tanta tristezza, tanta cupa violenza e, soprattutto, tanta neve ma un compiacimento narrativo (vale un po' per tutti), senza il nerbo di un andamento narrativo potente in sé (come se gli eccessi di cui si nutre spesso quella letteratura poliziesca coprissero, per accumulazione, una carenza di ritmo). Nel ridurre al formato cinematografico il film, poi, gli sceneggiatori, Hossein Amini, Peter Straughan e Soren Sveistrup, hanno lasciato buchi e semplificazioni narrative evidenti (Nesbo ne ha preso le distanze). Fa freddo, insomma, ci sono tanti morti ma pochissime emozioni.

Antonio Ferraro

Ultima modifica il Lunedì, 16 Ottobre 2017 10:31

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