giovedì, 29 giugno, 2017
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(CINEMA) - "Non è un paese per giovani" - di Giovanni Veronesi. "Slam - Tutto per una ragazza" di Andrea Molaioli

"Non è un paese per giovani" di Giovanni Veronesi "Non è un paese per giovani" di Giovanni Veronesi

Non è un paese per giovani
di Giovanni Veronesi
Con Filippo Scicchitano, Giovanni Anzaldo, Sara Serraiocco, 
Sergio Rubini, Nino Frassica
Italia 2017

Non è un cinema per giovani

Sandro (Scicchitano) e Luciano (Anzaldo) lavorano come camerieri in un ristorante e, dopo poco, diventano amici. Luciano ha rotto con la sua famiglia di intellettuali borghesi "illuminati" (qualche tempo prima aveva messa incinta la sua ragazza e loro, preoccupati solo di essere all'altezza del proprio progressismo, la avevano accompagnata ad abortire incuranti dei sentimenti dei ragazzi), mentre Sandro, ragazzo proletario con velleità di scrittore, vive con il patrigno Cesare (Rubini), giornalaio che, vista la crisi della stampa, si arrangia a vendere sottobanco frutta e verdura di scarto passandola per biologica. Luciano convince l'amico a partire con lui alla volta di Cuba, dove aprire un chioschetto-ristorante sulla spiaggia, dotato di wi-fi (il cui accesso il regime concede solo a pochi). Arrivati all'isola sono accolti da Nora (Serraiocco), una ragazza italiana che era andata lì per vivere con il suo fidanzato e, quando questi era morto in un incidente di moto, in seguito allo shock, era stata in coma tre mesi per un aneurisma; durante la malattia era stata accudita dalla numerosissima famiglia di lui come una figlia e aveva deciso di rimanere con loro. I ragazzi conoscono Felipe, che viene a loro presentato come mediatore ma ha la casa piena di merce rubata. Lui li porta ad una spiaggia con una baracca fatiscente, che dovrebbe diventare il loro chiosco; lì vive abusivamente un pescatore e quando Felipe dice loro che dovranno buttarlo fuori, Nora si ribella, dicendo loro che lui è un eroe perché ha salvato dagli squali una famiglia. Sandro – poiché la legge cubana consente di agire solo a società che siano al 51% locali – propone di far entrare il pescatore nell'affare. Luciano accetta e consegnati i soldi a Felipe, i tre ragazzi vanno a festeggiare con una gran bevuta; poco dopo capitano in un incontro di boxe clandestina e, il cui organizzatore invita Sandro a combattere chiamandolo "Italiano vigliacco!", lui, ubriaco, accetta e sta per essere massacrato quando interviene Luciano che non solo atterra il campione ma sfida tutti. Sandro e Nora si mettono insieme e Luciano, di nascosto, va tutte le notti a combattere (la violenza del primo match ha agito su di lui come una droga). Una notte una telefonata li avverte che Felipe è stato arrestato e mentre Sandro si dispera, Luciano, intontito dai pugni e dalle pillole che prende per non sentire il dolore, si rimette rabbioso a dormire. Poco dopo Sandro decide di tornare in Italia e nulla può la disperata Nora ma, prima di prendere l'aereo va alla spiaggia; lì il pescatore lo convince ad andare in mare con lui; quella notte in barca gli fa decidere di rimanere nella baracca e di cominciare a scrivere il suo primo romanzo, incentrato su Luciano, senza rivedere né Nora né il suo amico. Per campare, si adatta a fare il cameriere nella pizzeria di Euro60 (Frassica), un italiano evasore fiscale, scappato a Cuba per evitare guai con la giustizia. Questi si affeziona a lui e, la sera del suo compleanno, gli organizza un festino con tre prostitute, tra le quali c'è un trans amico di Nora, che viene così a sapere che lui è ancora a Cuba e lo va a cercare per chiedergli di andare con lei a salvare Luciano che si sta uccidendo, incontro dopo incontro. Arrivano in tempo per portarlo, pesto e sanguinante, all'ospedale, mentre il pescatore, avendo ricevuto dalle autorità l'agognato riconoscimento del suo eroismo, riesce ad ottenere la licenza per il wi-fi. Luciano si è rimesso fisicamente ma "dentro – confessa all'amico -ancora rotto" e scompare nel nulla proprio quando il ristorante sta per decollare. Sandro, tornato con Nora, finisce il romanzo.

Slam - Tutto per una ragazza
di Andrea Molaioli. Con Ludovico Tersigni, Barbara Ramella, 
Jasmine Trinca, Luca Marinelli, Fiorenza Tessari
Italia 2016

Samuele "Sam" (Tersigni) ha 16 anni, ama lo skate, coltiva il mito di Tony Hawk (voce narrante) non solo come skateboarder ma anche come maestro di vita e vive con la madre, Antonella (Trinca), giovanissima (lei lo ha concepito all'età che ha lui adesso con il coetaneo Valerio (Marinelli), immaturo e un po' coatto, che se ne è tornato a casa dai suoi poco dopo il parto). Anche la madre (Lidia Vitale) di Antonella, peraltro, la aveva avuta a 16 anni. Una sera lei si fa accompagnare dal figlio ad una festa da suoi amici alto-borghesi (Tessari e Pietro Ragusa); qui lui conosce la loro figlia Alice (Ramella) e comincia a frequentarla. Al secondo appuntamento lei lo porta a casa e, superate le sue timidezze (lei ha già avuto un fidanzato, lui invece è ancora vergine), ci fa l'amore. Diventano indivisibili ma, a un certo punto, senza un motivo, lui la lascia; dopo poco Alice lo convoca per comunicargli di avere un ritardo di tre settimane. Sam, in preda al panico scappa di casa per andare al mare, qui viene coinvolto in un party clandestino in una villa disabitata, fermato dalla polizia e raggiunto al commissariato dalla madre. A lei ed al padre racconta di essere ancora sconvolto dalla loro separazione ma, quando Alice gli conferma di essere incinta, spaventato e confuso, chiede il loro consiglio; la madre lo incita a scegliere con libertà mentre il padre lo spingerebbe a seguire il suo esempio e fuggire. I genitori di lei cercano di convincere la figlia ad abortire ma Alice è irremovibile: terrà il bambino. Sam, angosciato, fa due sogni: nel primo vive con Alice e il neonato – che si chiama Ufo – insieme ai genitori di lei, dove lui è sopportato a malapena, nel secondo, vive ancora nella materna, Antonella si è messa stabilmente con l'ultimo dei suoi numerosi fidanzati, Marco (Fausto Maria Sciarappa) con il quale ha una bambina e lui deve portare il piccolo Ufo duenne a fare le vaccinazioni. In realtà erano sogni premonitori: il bambino si chiama, in realtà, Rufus – dal nome del cantante Wainwright, il cui brano Sometimes you need ha accompagnato il parto – (Ufo sarà il suo soprannome), lui va a vivere da Alice ma – spinto da Valerio – un giorno, complice un'incipiente influenza che potrebbe contagiare il piccolo, torna dalla madre – che vive davvero con Marco ed ha una bambina- e lì resta e un giorno in cui va a riportare Rufus a casa dopo una vaccinazione, i due hanno un ritorno di fiamma e vanno a letto. Nell'entusiasmo della ritrovata intesa sessuale, sembrano decidere di tornare insieme ma l'irruzione della madre di lei li riporta alla realtà: sono troppo diversi. Pochi anni dopo alla festa di compleanno del bambino, tutti e due hanno nuovi compagni ma, con la scusa di andare a prendere la torta, si appartano a fare l'amore: sono perfetti, l'uno per l'altra, come amanti.

Il cinema italiano fa molti sforzi per accattivarsi il pubblico pregiato dei giovani e qualche volta, raramente, ci riesce (Smetto quando voglio, Lo chiamavano Jeeg Robot, in parte Scialla!). Spesso però cade in stereotipi di un giovanilismo di maniera, deformato da politicismi di altre generazione, anche in questo lontane anni luce dalle attuali. E', sostanzialmente, il caso di Non è un paese per giovani, la cui idea Veronesi ha tratto dall'omonima trasmissione che ha condotto su Radio2 con Massimo Cervelli, prendendo spunto dalle tante dichiarazioni di ragazzi andati a lavorare all'estero. La scelta di Cuba (non è certo il primo paese in cui si può pensare di fare fortuna) travisa il punto di partenza e tutto il racconto va avanti per impervie iperboli (la ragazza fuori di testa, gli incontri clandestini – un po' Van Damme e un po' Il cacciatore – il pescatore hemingwayano, il trans dal cuore d'oro), sino ad un irreale happy end. I giovani e il loro vero mondo sono così poco centrali nel film che le poche scene d'effetto sono affidate ai veterani Rubini e Frassica, con il loro collaudato repertorio, quando non a battute da filmetto anni '80 (detto da Sandro in risposta alle avances del trans: "Perché in Italia c'è crisi, lo devo prendere in culo io?!"). Diverso il caso di Slam, che, intanto, ha alle spalle il romanzo di Nick Hornby, uno degli scrittori più usati dal cinema (Febbre a 90°, Alta fedeltà, About a boy – Un ragazzo, L'amore in gioco, Non buttiamoci giù, E' nata una star?), ben adattato dal regista con Francesco Bruni e Federica Rampoldi all'ambientazione romana. Qui, i ragazzi protagonisti – due gradevoli rivelazioni – sono piacevolmente credibili e l'esordiente Gianluca Broccatelli, un vero skateboarder, è divertentissimo nel ruolo del fumatissimo Lepre. Detto questo, anche il più riuscito Slam racconta dei ragazzi irrealmente romanzeschi (anche – ma non solo - per la derivazione letteraria). I primi incassi di entrambi i film, peraltro, non sembrano dimostrare che abbiano centrato il bersaglio. Magari c'entra il fatto che sia Veronesi che Molaioli abbiano, rispettivamente, 55 e 50 anni?

Antonio Ferraro

Ultima modifica il Lunedì, 27 Marzo 2017 10:00

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