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"Ein Volksfeind" (Un nemico del popolo) di Henrik Ibsen, regia di Thomas Ostermeier, al Teatro Politeama per Napoli Teatro Festival 2015.- di Gigi Giacobbe e Francesca Siniscalchi

"Un nemico del popolo", regia Thomas Ostermeier "Un nemico del popolo", regia Thomas Ostermeier

Ein Volksfeind (Un nemico del popolo) di Ibsen va in scena la prima volta al Kristiania Theater di Copenaghen il 13 gennaio 1883. Al tempo in cui in alcuni paesi europei industrializzati, come l'Inghilterra e la Germania, cominciano a manifestarsi fenomeni di inquinamenti dell'aria come dell'acqua. L'Italia sarebbe divenuta una società compiutamente industriale dopo il secondo conflitto mondiale, anche se è in età giolittiana, in Lombardia, Liguria, Piemonte e in parte nel Veneto, che cominciano a sorgere i primi impianti industriali. Questo per dire come il testo di Ibsen, a distanza di 132 anni, sia di grande attualità, profetico quasi, per aver trattato argomenti d'interesse sociale e sanitario che coinvolgono il mondo dei media, dei lavoratori, dei cittadini, dei governi e dei sindacati. Certamente un lavoro d'impegno civile, ben tratteggiato nell'accurata regia di Thomas Ostermeier, per conto della Schaubühne di Berlino, che sfonda una porta aperta quando dice che è l'economia a farla da padrona sulla politica e non viceversa. E chi, ieri come oggi, cerca d'informare correttamente i popoli di qualunque nazione sui tanti veleni che possono rinvenirsi nei cibi, nelle acque, nei vaccini, nell'atmosfera, viene additato come "un nemico del popolo". Uno, come il dottor Stockmann, interpretato da Christoph Gawenda con molta grinta e passione, che va contro gli interessi dell'industria delle acque termali dove presta la sua opera di sanitario e che con le sue veritiere analisi di laboratorio che ne documentano la velenosità, solo se pubblicate sul giornale locale, potrebbero allarmare tutti i cittadini, mandare sul lastrico i lavoratori di quell'industria, impoverire il territorio, mettere in tilt l'intero establishment politico e sociale. Ci sarebbe la soluzione: chiudere per due anni quella velenifera industria, chiaramente mettendo in serio pericolo la sopravvivenza dell'intera comunità. Farà di tutto il cinico Peter Stockmann (Ingo Hülsmann) sindaco e presidente della Società delle Terme per far cambiare idea al fratello, convincerlo che non può rendere manifesta la sua letale scoperta, fino a licenziarlo dal suo incarico. E un comportamento da vigliacco avrà il direttore della Voce del Popolo Hovstad (Andreas Schröders) non facendo pubblicare l'articolo sul giornale con tutti i valori delle analisi. Ne è venuto fuori un dibattito, dopo una sorta di comizio dello stesso Stockmann, previsto pure dal testo, che ha visto pure partecipi alcuni spettatori del Teatro Politeama, col risultato poi di buscarsi il protagonista una caterva di bombe d'acqua colorata. In chiusura, come un deus ex machina, apparirà Morten Kill (Thomas Bading) suocero di Stockmann che tiene al guinzaglio un pastore tedesco, il quale dirà alla figlia (Eva Meckbach) e al genero d'aver comprato per loro a prezzi stracciati le azioni di quell'Industria termale. Stockmann, pare diventato più accomodante, dirà che aiuterà il giornale a non chiudere, che farà fare la manutenzione ai condotti dell'acqua senza che la cassa municipale debba spendere un soldo, constatando ancora una volta che tutta la comunità è corrotta e inquinata come l'acqua, che anche l'opposizione è d'accordo nell'impedire che si sappia la verità, verificando infine che "l'uomo più forte del mondo è quello che è più solo". Cinque atti all'origine ridotti nella drammaturgia di Florian Borchmeyer in un solo lungo tempo di due e mezza, giocato su un'unica scena nera infarcita, come su una lavagna, di disegni riproducenti lampade e arredi vari ad opera di Jan Pappelbaum. I costumi erano di Nina Wetzel, le musiche di Malte Bechnbach e Daniel Freitag e accanto ai già citati protagonisti c'erano il tipografo Aslaksen di David Ruland e il redattore del giornale Billing di Moritz Gottwald.-

Gigi Giacobbe

Con questo spettacolo al teatro Politeama le aspettative sono state superate e per la prima volta dall'inizio del festival il giudizio unanime del pubblico è stato molto positivo. Da più parti giungeva il commento : "finalmente uno spettacolo da festival internazionale". Ebbene si!!! Qui regna la sensazione che il Teatro Festival di Napoli rimanga una rassegna di provincia "tutta italiana". Per fortuna alcune rappresentazioni riescono a smentire questo dato di fatto, e ci restituiscono il motivo vero e fondamentale perché questo festival sia stato assegnato alla città di Napoli. A ridare vita all'opera di Ibsen c'è un giovane regista tedesco Thomas Ostermeier, che non dovendo stravolgere il testo per attualizzarlo, lo rende fluido e partecipativo. Il tema cardine è la lucida analisi della relazione tra etica e ambiente, oggi più che mai sentita. La scoperta da parte del medico Stockmann dell'inquinamento delle acque di una stazione termale, in seguito agli scarichi di un'industria, scatena una lotta di poteri che man mano lo isola e lo trasforma da paladino della verità a nemico del popolo. Quello che realmente viene rappresentato sul palcoscenico sono i conflitti sociali, etici e politici di una società che non ha alcun interesse a proteggere le singole persone da un sicuro avvelenamento ma si getta a capofitto sul profitto capitalistico, giungendo ad occultarne la gravità e le singole responsabilità. L'isolamento al quale viene relegato l'unico personaggio positivo e onesto della vicenda ci apre gli occhi sulle dinamiche che purtroppo dominano le scelte che riguardano la società odierna. Ibsen ci mostra in un crescendo inesorabile a cosa possano giungere gli umani mossi da mere speculazioni capitalistiche, e rimane sorprendente che il testo sia stato scritto nel lontano 1882. Ho apprezzato molto l'essenzialità della scenografia, la scelta delle musiche anni 80, anni questi dove il rapporto tra etica ed ambiente è stato completamente stravolto, e la scelta registica di valorizzare la potenza del testo allargando l'assemblea pubblica di denuncia alle persone presenti in sala, questo espediente ha reso l'intera vicenda contemporanea e molto sentita. Altro elemento profetico presente nella vicenda è senza dubbio la manipolazione delle masse, Ibsen sposta il principio di democrazia a dittatura della maggioranza, creando così una forte antinomia. Ma come la storia continua a dimostrarci, a nulla servono gli avvertimenti e gli sforzi nell'evitare che ciò avvenga, una forza oscura agisce sulle masse, e come è splendidamente descritto nell'opera di Ibsen, porta a disastri irreparabili.

Francesca Siniscalchi

Ultima modifica il Martedì, 07 Luglio 2015 06:46

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