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SPOLETO 56 FESTIVAL DEI 2 MONDI: Grande teatro con le regie di Luca Ronconi, Robert Wilson, Peter Stein - di Ettore Zocaro

William Dafoe e Mikhail Baryshnikov in "The old woman" di Daniil Kharms William Dafoe e Mikhail Baryshnikov in "The old woman" di Daniil Kharms Regia Robert Wilson

DI NUOVO AL FESTIVAL DI SPOLETO IL GRANDE TEATRO. REGIE DI LUCA RONCONI, ROBERT WILSON, PETER STEIN, RISPETTIVAMENTE CON "PORNOGRAFIA" DI GOMBROWICZ, "THE OLD WOMAN" DI KHARMS, "IL RITORNO A CASA" DI PINTER

L'albo d'oro del Festival dei Due Mondi di Spoleto deve molto al teatro di prosa. Tanti gli spettacoli rimasti nella memoria, alcuni dei quali anche dirompenti. L'illustre tradizione è stata confermata nell'edizione di quest'anno, la cinquantaseiesima, che ha visto la partecipazione di tre grandi registi, Luca Ronconi, Robert Wilson, Peter Stein. I primi due collaborano da anni al Festival, il terzo, Stein, è stato presente quest'anno per la prima volta. Quinta presenza per Ronconi, che ora ha proposto "Pornografia" di Witold Gombrowicz, un rafforzato sodalizio con il festival da quando direttore artistico è Giorgio Ferrara: nel 2008 una serie di lezioni su Ibsen, nel 2009 uno studio sul Gabbiano di Cechov dal titolo "Un altro gabbiano", nel 2011 "La modestia" di Rafael Spregelburd e, nel 2012, "In cerca d'autore. Studio su "Sei personaggi" di Luigi Pirandello. Il nostro regista con il suo odierno spettacolo ha rilanciato in Italia il noto scrittore e commediografo polacco Witold Gombrowicz, dopo la popolarità da egli goduta in Italia, negli anni '80, al tempo del mutamento politico di Varsavia (si ricordi, tra gli altri, il felice allestimento di "Operetta" a cura di Antonio Calenda).

Questa volta però Ronconi non si è rivolto direttamente ad una sua opera teatrale bensì ad un suo romanzo, "Pornografia"(1958-60), appunto, che ha direttamente trasferito sul palcoscenico, come spesso ha fatto in passato con altri testi letterari (ad esempio, "Il Pasticciaccio brutto di Via Merulana" di Gadda, "Lolita" di Nabokov). Come al solito, un modo per scoprire il mondo. La vicenda è ambientata nella Polonia del 1943. Due signori di una certa età Witold e Federico, incontrano una coppia di adolescenti che sembrano attratti reciprocamente. I due adulti usano ogni possibilità per rendere concreto il loro rapporto. Essi attuano un'analisi dialettica sulla giovinezza attraverso l'erotismo, rilevando così desideri, propensioni, perversioni e voyerismi. Un quadrilatero di parole che compone uno spettacolo, ben calibrato, che si avvale della bravura degli interpreti, a cominciare dai protagonisti Paolo Pierobon-Federico e Riccardo Bini-Witold.

Spoleto assai amata pure dall'americano Robert Wilson, più volte presente negli ultimi cinque anni, si ricorda in special modo il grande successo di "Opera da tre soldi" di Bertolt Brecht con gli attori del Berliner Ensemble. Magistrale ed originale pure il suo nuovo lavoro "The Old Woman", su testo di Daniil Kharms, autore russo misconosciuto degli anni '30, vittima del regime stalinista. L'opera è un racconto colmo di ombre e di sensi politici, frammentario, surreale ed allusivo. La messa in scena di Wilson la ricrea con tratti pieno di incanto, con richiami metaforici a Beckett e Ionesco. Protagonisti due straordinari interpreti, William Dafoe e Mikhail Baryshnikov, quest'ultimo attore di prosa dopo una mirabile carriera come danzatore. La vicenda riguarda la storia di uno scrittore tormentato, che non trova pace con se stesso, in un gioco di sdoppiamenti tipicamente teatrali secondo un suggestivo immaginario narrativo. Conferma della forza del teatro e del suo "doppio". Scene magnifiche con pregevoli effetti speciali, luci, colori, oggetti ed elementi architettonici tipicamente wilsoniani. Certamente "The Old Woman" è la scoperta di un autore degno di attenzione, particolarmente sofisticato, operazione che soltanto un Festival forse può permettersi.

Per il tedesco Peter Stein che da diversi anni ormai vive in Umbria, il debutto a Spoleto con "Il ritorno a casa", una delle più celebri commedie di Harold Pinter, è stata un'occasione molto sentita. Tale scelta si differenzia dalle monumentali e consuete maratone cui Stein ci ha abituati (opere di Eschilo, Goethe, Dostoevskij). Essa consiste in una commedia borghese del nostro tempo, la cui prima assoluta si ebbe a Londra, nel 1965, per la regia di Peter Hall, ammirata dallo stesso Stein che era tra gli spettatori, affascinato al punto di nutrire sempre il desiderio di rappresentarla. Il testo di Pinter, già visto in Italia con straordinario successo negli anni '70, ha confermato tutta la sua qualità grazie ad una regia lucida, pura, attenta ad ogni dettaglio, quasi di intonazione cecoviana, e ad una recitazione dai toni taglienti e suggestivamente astratti. La produzione è italiana, del Metastasio di Prato, con attori in bella forma, Paolo Graziosi (Max), Alessandro Averone (Lenny), Arianna Scommegna (Ruth), Andrea Nicolini (Teddy). La storia è ambientata in un interno domestico della periferia di Londra, dove il professore di filosofia Teddy torna dopo lungo tempo alla casa paterna con la moglie Ruth. Da qui una serie di situazioni familiari aspre, i diversi comportamenti si tramutano in aggressività fatale e violenza sessuale. Stein è stato molto attento agli aspetti formali che ha tradotto nel suo stile più rigoroso.

Il Due Mondi con queste tre opere di prosa è stato così all'altezza della sua fama, in quanto ha riproposto un grande autore polacco come Gombrowicz, da noi dimenticato, ha scoperto un autore russo di cui nel nostro Paese non si conosceva quasi l'esistenza, ed ha omaggiato un Nobel come Pinter che dopo la sua scomparsa ci pare forse meno frequentato.

Ettore Zocaro

Ultima modifica il Venerdì, 09 Agosto 2013 08:31

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