giovedì, 22 agosto, 2019
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FESTIVAL IN UNA NOTTE D'ESTATE DEL TEATRO LUNARIA 2019 - "LUNARIA'", regia Daniela Ardini. -di Gabriele Benelli

Pietro Montandon in "Lunaria", regia Daniela Ardini Pietro Montandon in "Lunaria", regia Daniela Ardini

LUNARIA
di Vincenzo Consolo
Regia: Daniela Ardini
Interprete: Pietro Montandon
Scene: Giorgio Panni e Giacomo Rigalza
Costumi: Maria Angela Cerruti
Tecnico luci e fonica: Luca Nasciuti
Produzione: Lunaria Teatro
Lunaria Teatro, Piazza di San Matteo, Genova, 16 e 17 luglio 2019

Il XXII Festival in una notte d'estate di Lunaria Teatro prosegue con Lunaria di Vincenzo Consolo, testo così caro alla compagnia genovese da portarne il nome. In prima nazionale ha debuttato il 16 luglio, nella cornice genovese di San Matteo, una versione interessante e ricca della stessa atmosfera che permea la prosa poetica del testo dello scrittore messinese. Nella versione teatrale di Lunaria agli occhi dello spettatore si presenta una scenografia ricca di elementi che non servono all'attore per evocare, ma anzi per aggiungere elementi visibili e riconoscibili ad una narrazione colta e raffinata. È presente un palco centrale, che è il luogo sul quale avvengono le scene principali dello spettacolo, un baule aperto dal quale l'attore estrae alcuni dei simboli dei diversi personaggi che fanno parte della storia ed un manichino sul quale si trova il vestito del Viceré. Tutto concorre a formare una scena che viene, nel corso dello spettacolo, modificata a vista ed arricchita dallo stesso attore. Partendo da un'unica voce, la scena si dilata fino a farsi uno spazio dove le personalità vanno ad aumentare di numero e dilatano il respiro della vicenda, che Montandon rende sempre scorrevole e comprensibile pur in un vivo vortice artistico. Se la scenografia è importante, il vero fulcro e centro focale dello spettacolo è Pietro Montandon, che interpreta da solo i diciannove personaggi di Lunaria, prendendo a modello il genere del cunto e plasmandolo sulla favola teatrale scritta da Vincenzo Consolo pubblicata nel 1985. In questo modo, come puntualizzato dalla regista Daniela Ardini, il cunto, di radice popolare, si fa alta letteratura. Nel testo dell'autore, riconosciuto di grande valore nel versante letterario e teatrale, confluiscono molti registri dal basso all'altissimo, così ché la fruizione letteraria e teatrale incontrano inizialmente ostacoli comunicativi che vanno però gradualmente a sciogliersi. Il teatro e la poesia in Lunaria si incontrano senza compromessi e da questo ricavano, con lo svolgersi della narrazione, la loro forza principale. Pietro Montandon apre lo spettacolo in veste di narratore e da subito narra con tratti onirici la vicenda del Viceré di Palermo e tratteggia da subito uno sfondo siciliano malinconico e riflessivo come lo stesso protagonista. Il linguaggio dei diversi personaggi che sfilano sotto gli occhi del pubblico è fedelmente improntato alla prosa poetica di Consolo, ma ancora più è impreziosito dalla grandezza di Pietro Montandon. L'attore catanese, stupendo protagonista di quello che è definibile come un trittico siciliano per Lunaria Teatro (Maruzza Musumeci, Il fu Mattia Pascal e Lunaria), non manca di innalzare il livello di una recitazione che già aveva i tratti della perfezione. Passando dalla vivacità del testo camilleriano all'ironia sottile del testo pirandelliano e facendone tesoro, l'attore rende con eccezionalità quella che è la particolarità del messaggio poetico racchiuso e custodito come una perla tra i versi di Vincenzo Consolo. Tra i molti meriti riconoscibili a Pietro Montandon a proposito di questo spettacolo è evidente l'intensità fisica e il lavoro sul corpo che impreziosiscono l'interpretazione dei diversi ruoli. Il ritmo del testo, gli interscambi e i dialoghi di più personaggi richiedono all'attore uno studio capillare e capacità raramente - se non mai - sperimentate nel teatro di prosa. In Montandon si svelano le esperienze attoriali di un artista ispirato e coraggioso, capace in Lunaria anche di venature comiche da Commedia dell'Arte e da una vitalità popolare tipica dei grandi cuntatori siciliani come Mimmo Cuticchio. Grazie anche a per questi motivi in Lunaria Montandon stabilisce un sottile ma saldo rapporto con il pubblico, che segue il racconto ipnotizzato in una lirica astrazione dalla realtà. I personaggi, evocati con semplici ed immediati elementi simbolici (come ad esempio le scarpe di Dona Sol) prendono vita e si fanno presenza viva grazie alla recitazione e alle modulazioni del timbro vocale dell'attore. Montandon stupisce per questa sua grande capacità di rendere la molteplicità dei personaggi che popolano il testo rendendo per ognuno di loro un accento, una altezza o un'inflessione regionale diverse e riconoscibili. Di questa molteplicità l'attore non perde mai le fila. Pietro Montandon è protagonista così di uno spettacolo che, pulsando di prosa, rime ed assonanze, rende ancora forte il messaggio originale della Lunaria di Vincenzo Consolo, capace di dare alla letteratura una atmosfera sospesa nel mondo della fiaba, dove il tempo ed il luogo vengono sublimati nell'infinità dell'arte.

Gabriele Benelli

Ultima modifica il Sabato, 20 Luglio 2019 17:14

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