giovedì, 18 luglio, 2019
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SPOLETO FESTIVAL DEI DUE MONDI 2019 - "La Ballata della Zerlina", regia Lucinda Childs. -di Pierluigi Pietricola

Adriana Asti in "La ballata della Zerlina", regia e performance Lucinda Childs Adriana Asti in "La ballata della Zerlina", regia e performance Lucinda Childs

LA BALLATA DELLA ZERLINA
"Die Erzählung der Magd Zerline" (1949) di Hermann Broch
con Adriana Asti
regia e performance Lucinda Childs
immagini e spazio scenico Pat Steir
traduzione Ada Vigliani
drammaturgia René de Ceccatty
paesaggio sonoro Arturo Annecchino
luci e impianto scenico Angelo Linzalata
regista assistente Silvia Rigon
ideazione del suono olofonico Fabio Brugnoli
ingegnere del suono/fonico di sala Michele Fiori
video editing Alexis Myre
video designer Michele Innocente
progetto Festival dei 2Mondi di Spoleto
in collaborazione con Museo Madre di Napoli
coproduzione Teatro Metastasio di Prato e Teatro dell´Elfo di Milano
a cura di Change Performing Arts
Festival dei 2Mondi di Spoleto 9 luglio 2019

Sottomessi, silenziosi, simili ad ombre oscure sono i servi. Si rintanano nei loro cantucci, obbedienti al padrone. Ma dietro questa parvenza placida che rasenta la purezza, si nascondono belve impietose. Giunge l'ora del riscatto che li vede protagonisti. E i signori, a quel punto, non possono che mostrarsi benevoli verso di loro per non incorrere in guai inimmaginabili. Sono questi i temi che La ballata della Zerlina di Broch racconta: lungo monologo, quasi cronaca teatralizzata. È Adriana Asti a vestire i panni della protagonista.
Nel piccolo teatro Caio Melisso di Spoleto, quando le luci sono ancora accese in sala, ecco alzarsi la tela. Spoglio, essenziale è il palco. Un piccolo tavolino con una sedia in legno. Alla destra del pubblico, un divano posto di spalle sul quale è distesa Lucinda Childs, nei panni d'una persona misteriosa, tale A., inquilino che la baronessa ha accolto in casa sua, di fattezze ermafroditiche, dall'espressione dura, abbigliata di tutto punto, capelli corti lisci e tirati all'indietro, al quale la protagonista di Broch confiderà la sua storia.
Quando la platea si rabbuia, ecco entrare Zerlina. La Asti cammina a passi brevi, indecisi. Precario è il suo equilibrio. A tratti ha la parvenza d'un personaggio delicato fatto di porcellana e che potrebbe rompersi al primo tocco. L'espressione del viso è dura, tipica d'una donna che ha vissuto nell'oscurità, che raramente è emersa alla luce. Zerlina ha sempre taciuto. Ma nel suo silenzio, ha spiato, udito, fatti suoi discorsi e avvenimenti che mai avrebbe dovuto ascoltare: quelli del suo padrone, il barone Von Juna: gran seduttore che si è macchiato dell'omicidio d'una giovane attrice ch'egli aveva circuito. Uscirà fuori da questo crimine innocente, come se nulla fosse avvenuto. Segretamente innamorata di Von Juna, Zerlina ne ha un ricordo indimenticabile, "come un dono della morte".
"Farlo mio, questo volevo, ma amarlo, no": battute che dipingono Zerlina per quel che è prima che si ritragga nel suo carapace. Questa serva è l'opposto della purezza e dell'abnegazione. È lubrica, tremenda, impietosa, senza cuore.
Mentre il racconto procede, sullo sfondo si animano i disegni di Pat Steir: minimali cascate di colori che paiono buttati a caso sulla tela e attraverso i quali di tanto in tanto si scorgono approssimativi volti umani.
Poco più d'una lettura teatrale questa Ballata della Zerlina. La Asti ha tenuto la scena sfoderando i suoi lunghi anni di mestiere, la conoscenza dei segreti del palco. Ma poco è discesa fra i meandri di un personaggio ambiguo, ricco di sfumature, di opportunismi così ben celati dietro una maschera di persona per bene.
È una Zerlina stanca, incurvata, provata dagli anni quella della Asti. La quale, qui e lì, strabuzza gli occhi esibendo uno sguardo vispo, pungente. Sono gli unici momenti in cui Zerlina riacquista quel vigore perduto che balugina per poi affievolirsi, lampeggiando via via in modo sempre più dimesso e discreto fino al sopraggiungere del buio.

Pierluigi Pietricola

Ultima modifica il Giovedì, 11 Luglio 2019 07:43

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