sabato, 17 agosto, 2019
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INDA DI SIRACUSA, STAGIONE 2019 - "ELENA", regia Davide Livermore. -di Gigi Giacobbe

Laura Marinoni (Elena) in "Elena", regia Davide Livermore. Foto Maria Pia Ballarino Laura Marinoni (Elena) in "Elena", regia Davide Livermore. Foto Maria Pia Ballarino

Elena
di Euripide
Traduzione: Walter Lapini
Regia e scene: Davide Livermore
Costumi: Gianluca Falaschi
Musiche: Andrea Chenna
Disegno luci: Antonio Castro
Video design: D-Wok
Assistente alla regia: Alberto Giolitti
Assistente scenografo: Lorenzo Russo
Assistente ai costumi: Anna Missaglia
Direttore di scena: Mattia Fontana
Assistenti volontari: Danilo Carciolo, Dario Castro, Eleonora Sabatini
Interpreti: Laura Marinoni, Viola Marietti, Sax Nicosia, Mariagrazia Solano,
Maria Chiara Centorami, Simonetta Cartia, Giancarlo Judica Cordiglia,
Linda Gennari, Federica Quartana,
Coro Bruno Di Chiara, Marcello Gravina, Django Guerzoni, Giancarlo Latina,
Silvio Laviano, Turi Moricca Vladimir Randazzo, Marcello Gravina
Produzione: Inda di Siracusa. Stagione 2019 dal 9 maggio al 25 luglio 2019

L'intera orchestra del Teatro greco di Siracusa (40 metri x30) per questa Elena di Euripide con la cerebrale regia del torinese d'origine britannica Davide Livermore - salito sugli scudi di recente per aver inaugurato con Attila di Verdi la nuova stagione lirica alla Scala di Milano - è diventata con i suoi 25 mila litri di acqua una sorta di piscina o un laghetto propiziato dal Nilo perché è in Egitto che si svolgono i fatti della tragicommedia euripidea. Su questa superficie acquosa s'avanza, con la sua bat-poltrona, fasciata da un abito luccicante di paillettes dorate l'incazzata Elena di Laura Marinoni che ha vari motivi per essere in questo stato. Infatti vive due vite la poverina: quella vera e reale è stata trasportata da Ermes in Egitto dove si trova al momento per nascondersi alla corte del re Proteo, mentre quella falsa o il suo doppio (Artaud teorizzerà "Il Teatro e il suo doppio" 25 secoli dopo) ha seguito Paride a Troia causando una guerra durata dieci anni. Questa versione del mito di Elena dovuta a Stesicoro è nata prima di Euripide e sarà quella che lui adotterà perché più nuova e romanzata, una fiaba ad intreccio quasi degna del migliore Marivaux che si conclude con l'intervento del deus ex machina. Morto Proteo di cui si vede al centro la sua marmorea tomba, il figlio Teoclìmeno (Giancarlo Judica Cordiglia) sbava per Elena e vuole sposarla. Ma lei passata alla storia come donna fedifraga, qui è l'immagine della castità, tutta dedita all'amore per il marito Menelao. Con l'apparizione di Teucro, fratello di Aiace, qui nei panni femminili di Viola Marietti, fotocopia di Elena con uno specchio in mano a rafforzare l'idea del doppio, la nostra eroina spartana, figlia di Zeus e Leda, viene informata che da sette anni Troia è caduta e che Menelao è morto. Intanto sulla scena mai statica dello stesso Livermore, scorrono su un grande schermo (20 metri x 3) immagini suggestive di eventi naturali che riguardano il cielo la terra e il mare nei suoi momenti più dirompenti ed esplosivi e si diffondano nell'aria suoni astratti provocati da sensori immersi nell'acqua quando vengono sfregati, oltre a quelli di un'arpa posta in un lato della scena che qualcuno suona e quelli esaltanti, nel finale, che è un vero concerto per violini e orchestra, mentre nel lato opposto campeggia la prua d'un brigantino inglese ottocentesco naufragato e s'intravedono nelle acque alcune coppe e spade dorate. Certo fa una certa impressione vedere il coro greco di soli otto maschi a torso nudo zampettare nell'acqua con i loro stivaloni, cercare di consolare la vera Elena che si dispera per le immense sciagure provocate dalla bellissima falsa Elena, esortarla infine a consultare, per la veridicità delle notizie, l'indovina Teònoe (Simonetta Cartia), sorella di Teoclìmeno. Adesso dal quel brigantino tirato da nere figure, entra in scena Menelao (Sax Nicosia) con abiti poveri e laceri e nel suo monologo chiarisce d'aver errato in lungo e in largo per mare e d'essere approdato in questa terra egiziana assieme a Elena o con chi egli crede possa essere tale e con alcuni suoi compagni. Ci si accorge che Euripide tende sempre più a rendere complessa l'azione teatrale introducendo nuovi personaggi e prendendosi la libertà di elaborare la materia mitica. Ecco dunque l'entrata in scena della Vecchia Schiava con scopa in mano (Maria Grazia Solano) che riconosce in Menelao una figura greca da come è vestito, dicendogli di allontanarsi perché il re di questa terra, per amore di Elena, elimina i greci. Rimane sbalordito Menelao quando sente il nome della sua sposa e pensando a varie opzioni decide di aspettare nuovi eventi. Intanto Elena e il coro danno notizia del responso dell'indovina: Menelao è vivo e non vaga per mari lontano dalla sua patria. In questo stato di eccitazione Elena scorge chi sembra essere il suo sposo e lo riconosce dopo un duetto in stile La cantatrice calva di Ionesco. Menelao alle prime non l'abbraccia perché pensa che non sia sua moglie, poi però dopo che un suo vecchio compagno gli dice che la falsa Elena si è dissolta come un fantasma, i due esplodono in una gioia infinita, pensando quasi all'istante come possono fuggire da Teoclimeno. Qui entra nuovamente in gioco Teònoe che dopo essersi fatta convincere dai due li aiuterà a fuggire nascondendo la cosa al fratello, anche se il piano ben architettato è opera di Elena. Dopo un canto del coro che deplora gli orrori della guerra troiana, in sintonia col tema della stagione 2019 dell'INDA incentrata su "Donne e Guerra" - come del resto sono le altre due opere in programma Le Troiane sempre di Euripide e la Lisistrata di Aristofane - giunge su un costone di scena spostato al centro un Teoclimeno preoccupato e sospettoso per aver saputo che un greco è arrivato alla sua reggia. Pensieri cattivi che si dissolvono perché Elena vestita con paramenti luttuosi gli fa credere che Menelao sia morto in un naufragio, così come riferitole un naufrago compagno del marito, in realtà è lo stesso Menelao, e volendo rendergli tutti gli onori fa credere al re che è usanza greca onorare i morti in mare col porre il defunto su una nave con offerte funebri, vesti e suppellettili che poi saranno lasciate cadere in mare. Soltanto dopo questi rituali Elena accetterà di sposare Teoclimeno, il quale dopo quest'affermazione appare oltremodo contento anche per essersi sbarazzato del rivale. La stangata, raccontata da un messaggero del re (Linda Gennari) che si salverà gettandosi in mare, si concluderà nel migliore dei modi, avendo avuto pure i due sposi una nave con dei rematori egizi sbattuti poi in mare dalla ciurma greca agli ordini di Menelao. Il beffato Teoclìmeno vorrebbe uccidere la sorella Teònoe perché non l'ha avvertito su cosa quei due stavano architettando, ma l'intervento del coro prima e del deus ex machina poi, raffigurato dai due Dioscuri, Castore e Polluce (Marcello Gravina e Vladimir Randazzo), salveranno la vita di Teònoe che ha agito per volere divino. Spettacolo suggestivo, in stile opera lirica, in grado di esaltare quelle migliaia di spettatori che non finivano più di applaudire l'intero cast e tutti coloro che vi hanno preso parte.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Lunedì, 13 Maggio 2019 08:27

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