venerdì, 14 dicembre, 2018
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30 anni di TANZ IM AUGUST, Festival Internazionale di danza contemporanea di BERLINO 2018. -a cura di Gloria Reményi

"Pixel", coreografia Mourad Merzouki. Compagnie Käfig. Foto Laurent Philippe "Pixel", coreografia Mourad Merzouki. Compagnie Käfig. Foto Laurent Philippe

30 anni di Tanz im August, il festival internazionale di danza contemporanea di Berlino, 10 agosto – 2 settembre 2018

A Berlino si è appena conclusa la 30esima edizione del festival di danza contemporanea Tanz im August (Danza d'agosto). La ricorrenza speciale di un evento nato nel 1988 su iniziativa di Nele Hertling e destinato a consacrare la capitale tedesca a centro internazionale della danza contemporanea. Lanciato con l'obiettivo di creare una piattaforma di networking per il settore della danza e soprattutto di connettere la scena della danza berlinese con quella mondiale, il Tanz im August della prima ora era un evento unico nel suo genere: compagnie da tutto il mondo non venivano soltanto invitate a esibirsi nell'ambito del festival, ma erano anche tenute a organizzare workshop con danzatori berlinesi al fine di stimolare la collaborazione e lo scambio internazionale. Nel corso di tre decenni il Tanz im August si è consolidato come il principale appuntamento di danza contemporanea sul suolo tedesco. Per il raggiungimento di questo traguardo, a settembre 2018 la sua fondatrice Nele Hertling, oggi 84enne, verrà insignita del Deutscher Tanzpreis, il più prestigioso riconoscimento nell'ambito della danza in Germania.

Dal 10 agosto al 2 settembre 2018 il Tanz im August ha festeggiato il suo 30esimo compleanno portando in scena 30 produzioni, di cui 4 première internazionali e 16 tedesche, in 11 location cittadine. Per questa speciale edizione il festival disponeva di maggiori fondi, il che ha consentito alla direttrice artistica Virve Sutinen di invitare diverse compagnie di calibro internazionale, come per esempio la Company Wayne McGregor, il Tanztheater Wuppertal Pina Bausch o il Ballet de l'Opéra de Lyon, accanto a produzioni sperimentali e artisti emergenti e di includere nel programma esibizioni gratuite aperte a tutti in punti nevralgici della città. Come da tradizione, anche il Tanz im August 2018 ha voluto portare in scena le più svariate sfaccettature della danza, dal balletto alla performance, dal teatrodanza all'hip hop, dal circo alla break dance. Non sono mancati format e occasioni in cui il pubblico ha avuto modo di entrare in contatto e di instaurare un dialogo con gli artisti, coerentemente con lo spirito inclusivo del festival.

Tanz im August 2018, una selezione degli spettacoli

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Ballet de l'Opéra de Lyon – Trois Grandes Fugues
Un'unica musica, tre differenti coreografie: stiamo parlando dell'esibizione del Ballet de l'Opéra de Lyon che ha inaugurato in grande stile la 30esima edizione del Tanz im August. La musica in questione è la Grande fuga (1825) di Ludwig van Beethoven, considerata oggi una delle maggiori realizzazioni del compositore, nonché un capolavoro della musica classica. Le tre coreografie sono state realizzate da tre nomi noti della danza contemporanea internazionale, Lucinda Childs, Maguy Marin e Anne Teresa de Keersmaeker, che hanno portato in scena tre diverse interpretazioni dell'opera di Beethoven, dando vita a un insolito incontro tra musica classica e danza contemporanea, nonché a un creativo esercizio di stile. Sorprendentemente è l'americana Childs, una pioniera della danza postmoderna, a scegliere l'approccio più classico, supportato dalla versione per orchestra della Grande fuga. La sua è un'illustrazione – magistralmente eseguita – della musica di Beethoven attraverso i movimenti di sei coppie di ballerini che adottano un linguaggio elegante e preciso, anche se piuttosto accademico.

Diametralmente opposta all'interpretazione di Childs e pervasa da uno spirito ribelle e giocoso è la coreografia della belga de Keersmaeker: sulla scena sei ballerini e due ballerine in camicia bianca e pantaloni neri rompono radicalmente con gli schemi consueti del balletto, non illustrano la musica – questa volta nella trascrizione per quartetto d'archi –, ma lottano contro di essa, cadono, rotolano e si rialzano con rinnovata energia. Chiude la versione di Marin, una delle più affermate coreografe del teatrodanza, vincitrice del Leone d'oro alla Biennale di danza di Venezia nel 2016 e già tre volte ospite del festival berlinese. L'artista francese sceglie la trascrizione per quartetto d'archi della Grande fuga, sulle cui note si esibiscono quattro danzatrici che sembrano mosse dalla musica stessa e dalle emozioni che questa può suscitare, che si tratti di entusiasmo o disperazione. Quella di Marin è una coreografia apparentemente libera da qualsiasi schema, incontrollata ed estremamente potente.

Compagnie Käfig – Pixel
Senza dubbio uno degli spettacoli più applauditi dell'edizione 2018 del Tanz im August: in Pixel il coreografo francese Mourad Merzouki, la sua Compagnie Käfig e gli artisti Adrien Mondot e Claire Bardainne indagano il rapporto tra danza e digitale, tra realtà e illusione, attraverso una coreografia acrobatica che fonde hip hop, danza contemporanea e circo. Sulla scena undici danzatori – una donna e dieci uomini – interagiscono con proiezioni digitali. Innumerevoli punti bianchi – pixel – proiettati sulla parete di fondo e sul pavimento si uniscono costituendo griglie e motivi sempre nuovi, linee fluttuanti, vortici e onde tridimensionali. Come per magia i movimenti dei danzatori determinano le forme e gli spostamenti delle proiezioni, poi il rapporto tra i due elementi si inverte e i ballerini si trovano a dover reagire ai pixel impazziti con movimenti acrobatici, come fossero in fuga da una bufera di neve o si trovassero in bilico sulle onde di un mare in tempesta. Pixel vive dell'interazione tra corpi e proiezioni, un'interazione che ha richiesto un enorme lavoro fisico di preparazione, come confermato da Merzouki, ma che non impedisce ai movimenti dei danzatori di apparire fluidi e armonici. Una vera e propria magia quella che la Compagnie Käfig riesce a portare in scena: Pixel è uno spettacolo poetico e tecnicamente spettacolare al contempo, un piacere per gli occhi di adulti e bambini, l'unione perfetta tra danza e digitale che osa aprire i confini dell'hip hop al mondo esterno e indagare il rapporto tra percezione e realtà.

3 Silvia Gribaudi   R.OSA   10 Exercises For New Virtuosities     Laila Pozzo

Silvia Gribaudi – R. OSA_10 EXERCISES FOR NEW VIRTUOSITIES
Può un corpo ingombrante mostrare leggerezza? Fin dove si spinge la nostra tolleranza estetica di spettatori? A queste domande si propone di rispondere la coreografa italiana Silvia Gribaudi con lo spettacolo R. OSA_10 ESERCISES FOR NEW VIRTUOSITIES, un assolo interpretato da Claudia Marsicano, vincitrice del Premio Ubu 2017 come migliore attrice/performer under 35. Ispirato all'universo pittorico di Fernando Botero, alla Jane Fonda degli anni Ottanta e animato da una riflessione sui concetti di performance e successo, R. OSA è uno studio sul corpo che si ribella alla gravità, un corpo allo stesso tempo scenico e sociale che induce lo spettatore a mettere in discussione il proprio conservatorismo estetico e a lasciarsi coinvolgere e affascinare dal magnetismo di quel corpo in dieci passi, in dieci esercizi per nuovi virtuosismi. Marsicano passa dal canto al cabaret, dalla pantomima alla danza; coinvolge il pubblico in balli di gruppo e risate contagiose; sfida i dogmi estetici indossando un costume turchese e poi un completo intimo nero, svelando così quanto la sua femminilità sia lontano dal canone riconosciuto e rompendo con disinvoltura e ironia un importante tabù del nostro tempo. Una performance coraggiosa e significativa quella di Marsicano che con empatia riesce a trasmettere allo spettatore la voglia di osare e di liberarsi da ogni preconcetto estetico.

4 NEUES STÜCK II Ensemble c  Mats Bäcker

Tanztheater Wuppertal Pina Bausch / Alan Lucien Øyen – Neues Stück II
Il leggendario Tanztheater Wuppertal potrebbe aver trovato una via d'uscita dalla paralisi di cui soffriva dalla scomparsa nel 2009 della sua maestra e fondatrice Pina Bausch: questa via d'uscita si palesa in tutta la sua chiarezza nello spettacolo Neues Stück II del coreografo norvegese Alan Lucien Øyen, una delle due produzioni che hanno visto la luce sotto la breve direzione artistica di Adolphe Binder al Tanztheater Wuppertal. Neues Stück II si apre con la stessa atmosfera malinconica e poetica delle opere di Bausch. Il tempo sembra essersi fermato, come conferma l'orologio sulla scena che per tutta la durata dello spettacolo (circa tre ore e mezza) segna le 21:07. Mentre il pubblico si accomoda in sala i protagonisti accennano passi di danza sulla scena, siedono annoiati a dei tavolini, fumano e conversano. La scenografia quasi cinematografica di Alex Eales ci immerge in una nostalgica atmosfera anni Cinquanta, tra tappezzerie usurate, tipiche lampade d'epoca e poltrone rétro. Le pareti mobili, spostate ripetutamente dai protagonisti durante l'esibizione, consentono di raccontare storie sempre nuove. Al centro dello spettacolo ci sono gli interpreti stessi con le loro storie di vita, memorie d'amore, di morte e di sofferenza, che spesso finiscono per capovolgersi nell'assurdo, nel comico, nel grottesco. Ed ecco che l'ensemble di Wuppertal, in cui ritroviamo grandi allievi di Bausch come Nazareth Pandero e Julie Shanahan, sembra risvegliarsi dal torpore dell'ultimo periodo per ricreare la magia dei suoi anni d'oro, ma con rinnovata, fresca energia. Le conseguenze del recente congedo di Binder dal Tanztheater Wuppertal, avvenuto in circostanze poco chiare e con effetto immediato, non sono ancora prevedibili. Certo è che dopo anni di stasi in cui si è tentato invano di mantenere in vita le opere di Bausch senza però apparentemente fornire nuovi stimoli all'ensemble, Neues Stück II rappresenta il primo tentativo riuscito di confronto con l'ingombrante eredità della coreografa, uno spettacolo che rinnova l'istituzione dall'interno, pur proteggendone l'inconfondibile identità. E il merito di tutto ciò va tanto a Øyen quanto a Binder, a cui il posto di direttrice potrebbe essere costato proprio per il suo coraggio.

Gloria Reményi

Ultima modifica il Giovedì, 27 Settembre 2018 10:26

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