venerdì, 16 novembre, 2018
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96° ARENA DI VERONA OPERA FESTIVAL - “Verdi Opera Night" - di Federica Fanizza

Arena di Verona. Foto ENNEVI Arena di Verona. Foto ENNEVI

Tra antica arte del trovarobe e la moderna tecnica del "videomapping" la serata dedicata al Verdi popolare fa riempire di pubblico l'Arena di Verona in una serata di successo offerta da consolidate presenze e nuove proposte vocali.

ARENA DI VERONA
Domenica 26 agosto 2018 - ore 21.30
Verdi Opera Night
Nuovo allestimento

Direttore Andrea Battistoni
Regia Stefano Trespidi
Scene Michele Olcese
Coreografia Luc Bouy
Lighting design Paolo Mazzon
Projection design Sergio Metalli
ORCHESTRA, CORO, BALLO E TECNICI DELL'ARENA DI VERONA
Maestro del Coro Vito Lombardi
Coordinatore del Ballo Gaetano Petrosino
Direttore Allestimenti scenici Michele Olcese

LA FORZA DEL DESTINO, Sinfonia
RIGOLETTO, Atto II
Rigoletto Luca Salsi
Il Duca di Mantova Rame Lahaj
Gilda Lisette Oropesa
Marullo Biagio Pizzuti
Matteo Borsa Carlo Bosi
Il Conte di Ceprano Romano Dal Zovo
Il Conte di Monterone Nicolò Ceriani
Paggio della Duchessa Barbara Massaro
Usciere Gocha Abuladze

IL TROVATORE, Atto III
Manrico Francesco Meli
Leonora Serena Gamberoni
Azucena Violeta Urmana
Il Conte di Luna Simone Piazzola
Ferrando Romano Dal Zovo
Ruiz Carlo Bosi

LA TRAVIATA, Atto III
Violetta Valéry Maria Mudryak
Alfredo Germont Luciano Ganci
Giorgio Germont Simone Piazzola
Annina Martina Gresia
Il Dottor Grenvil Romano Dal Zovo

Serata evento in Arena inserita quasi al termine del 96° Opera Festival, Verdi Opera Night dedicata al genio musicale di Busseto, regalo al pubblico, che ha riempito gli spazi areniani nella serata di domenica 26 agosto, da parte degli artisti che si sono succeduti e forse si proporranno sul palcoscenico dell'anfiteatro nel corso della stagione che, come la stessa estate, sta per concludersi: ultima rappresentazione sabato 1 settembre con Aida. Evento popolare che ha voluto presentare in forma scenica estratti dalla Trilogia popolare di Giuseppe Verdi insieme alla celebre Sinfonia de La Forza del destino, coreografata da Luc Bouy con il Corpo di ballo della fondazione. Al momento dell'apertura dei cancelli il pubblico è stato accolto dalle pagine verdiane eseguite al pianoforte dai maestri accompagnatori dell'Arena di Verona, sul palco appositamente allestito con gigantografie delle copertine illustrate del repertorio del maestro Verdi, proiettate sulle gradinate come una immensa rassegna editoriale iconografica, bellissima situazione che faceva da preludio anche a ciò che avrebbe poi preso vita sulle gradinate di palco.

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A dirigere il cast e i complessi artistici areniani è stato chiamato Andrea Battistoni che, nonostante il suo ruolo di direttore internazionale tra Genova e Tokio, è stato l'anello debole della serata, insieme alle coreografia iniziale della Forza del Destino gestita in modo didattico da saggio scolastico. Da un direttore con un rilevanza internazionale come Battistoni ci si sarebbe aspettato qualcosa di più nel gestire i tempi musicali con una minimo di coordinamento tra palco e buca e con gesti che l'orchestra non faceva propri. Le cose interessanti si sono viste sul palco, merito dello scenografo Michele Olcese e delle forze artistiche e tecniche della Fondazione, che hanno realizzato uno spettacolo completamente nuovo con il light design di Paolo Mazzon e il projection design di Sergio Metalli, coordinati dalla regia di Stefano Trespidi. La Carmen di Hugo de Ana ha sdoganato le scene digitali e il "videomapping", quest'arte di fare "scena" è stato protagonista sulle gradinate, dando vita a sfondi statici o mutevoli con una sottocelata idea di offrire una indicazione prossima ventura di come si possono progettare allestimenti funzionali e di grande effetto. Certamente si sono recuperati costumi e attrezzerie preesistenti, che sapeva di un gioco abile di "trovarobe" ma il tutto è stato ricreato secondo un'iconografia popolare che nell'immaginario collettivo si raffigura Rigoletto, Trovatore e Traviata, così fatti: guerrieri con spade sguainate e bandiere, cortigiani funerei con buffoni in calzamaglia, traviate sul letto di morte. Le scene dipinte sono sostituite dagli effetti delle immagini digitali che amplificano lo spazio scenico delle gradinate ricreando i palazzi rinascimentali di Mantova, le mura di Castellor che si cangia in vessilli al vento e nei fuochi invocati da "Di quella pira", una facciata di un non identificato palazzo della Parigi del secondo Impero che fa da sfondo alla morte di Violetta su un letto circondata da bauli.

La Traviata atto III Meli Kos 05 07 13 foto Ennevi 52

Solo la luna piena che si è innalzata sull'anfiteatro era vera come le nubi che per un tratto l'hanno oscurata. Del resto protagoniste dovevano essere le voci, e così è stato, voci consolidate in Arena, come voci che si sono presentate per la prima volta. E' il caso di Lisette Oropesa (Gilda) e del tenore Rame Lahai (Duca di Mantova), coppia inedita nel II atto del Rigoletto risolta a tutto vantaggio del soprano americano, insieme a Luca Salsi che forse ha esagerato nel dar forma a un Rigoletto di maniera. Certamente il più riuscito scenicamente e vocalmente è stata la riproposta del III atto del Trovatore, protagonisti la coppia inedita Francesco Meli e Serena Gamberoni (Manrico e Leonora) affiancata dal mezzosoprano Violeta Umana (Azucena) ormai beniamina del pubblico areniano in questi ruoli verdiani, insieme al Conte di Luna, un convincente Simone Piazzola, il tutto tra bandiere, spade, armature, torri di guerra, echi di illustri allestimenti di Trovatori passati. Il pubblico si sarebbe aspettato qualcosa in più da Francesco Meli che si è astenuto dall'avventurarsi nelle altezze del finale della cabaletta che non ha tolto la voglia al pubblico di salutarlo da una vera e propria ovazione. Ma gli applausi ci sono stati per tutti con la sorpresa di una Leonora messa in scena da Serena Gamberoni, che con qualche attenzione, potrebbe avventurarsi in questo ruolo. L'ultimo quadro, l'atto finale de La Traviata, ha visto l'esordio in Arena di Maria Mudryak, giovanissimo soprano kazako (1994) nei panni di Violetta, accanto a lei l'Alfredo di Luciano Ganci, decisamente il tenore più in forma della serata. Anche nei ruoli comprimari dei tre atti sono coinvolti artisti di primo livello, impegnati nei più importanti teatri del mondo: Romano Dal Zovo, Carlo Bosi, Biagio Pizzuti, Nicolò Ceriani, Barbara Massaro, Gocha Abuladze e Martina Gresia, la più giovane debuttante del Festival 2018.Non sono mancati i bis come nel caso della "Vendetta" di Rigoletto di Luca Salsi a sugellare una serata che sancisce nel nome di "Giuseppe Verdi" la popolarità dell'opera lirica declinata nella tradizione.

Federica Fanizza

Ultima modifica il Venerdì, 31 Agosto 2018 12:48

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