mercoledì, 22 agosto, 2018
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MILO, PREMIO ANGELO MUSCO, Dodicesima edizione in memoria dell'attore più amato dai siciliani. - di Mario Mattia Giorgetti

“Filumena Marturano” di Eduardo De Filippo, regia di Raffaele Furno “Filumena Marturano” di Eduardo De Filippo, regia di Raffaele Furno

Milo, Premio Angelo Musco
Dodicesima edizione in memoria
dell'attore più amato dai siciliani.
Un programma ricco di competizioni

Poche sono le manifestazioni, rassegne, festival, premi che siano, dedicate alla memoria di qualche personaggio, attore, regista, drammaturgo che sia. Si possono contare sulle dita della mano.
Per cui non possiamo che lodare la rassegna teatrale dedicata all'attore Angelo Musco, con tanto di premi.
Siamo già al dodicesimo anno, e noi, lo confessiamo, ce ne siamo accorti ora. Forse per mancanza di comunicazione, forse per disinteresse, forse per snobismo perché l'evento si svolge in una località remota della Sicilia, Milo.
Sarà quel che sarà, ma in questo tempo, dominato dall'indifferenza per i protagonisti del passato, abbiamo voluto rimediare: prima di tutto, tuffarci nella memoria di questo attore, Angelo Musco, che per alcuni è già caduto nell'oblio.
Allora prima di parlare degli eventi a lui dedicati, ci preme ricordarlo grazie ai mezzi informatici, perché la memoria abbia un senso. Una funzione.

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Nacque nel popolare rione catanese del Fortino, ed era il quattordicesimo figlio di Sebastiano, un piccolo bottegaio di origini maltesi, e della casalinga Francesca Cosenza. Visse un'infanzia povera, e fin da adolescente Musco intraprese diversi lavori, anche umili: barbiere, calzolaio, muratore.
Entrò nel teatro all'età di sedici anni con l'"Opera dei pupi", il teatro tradizionale siciliano, e nel 1884 venne scritturato dalla compagnia marionettistica di Michele Insanguine.
Nel 1889 entrò in contatto con il teatro di varietà, e lavorò per vari teatri siciliani, fino al 1899, quando entrò nella compagnia teatrale di Giovanni Grasso, che recitava soprattutto teatro dialettale.
Dal 1902 iniziò a collaborare con Nino Martoglio, che lo aveva visto a Roma mentre rappresentava Malìa di Luigi Capuana e I Mafiusi di Giuseppe Rizzotto e Gaspare Mosca. Martoglio fu direttore della sua compagnia dal 1907 e per lui scrisse San Giovanni decollato e L'aria del continente. Collaborò anche con Pier Maria Rosso di San Secondo, che gli fornì Madre. Il 7 dicembre 1906 entrò come membro effettivo nella Loggia Roma di Roma.
Lavorò anche con Marinella Bragaglia con la quale fondò nel 1912 la compagnia teatrale denominata Drammatica Compagnia Siciliana Marinella Bragaglia - Angelo Musco e sciolta due anni dopo, e poi la Comica Compagnia Siciliana del Cav. Angelo Musco, dove entrò l'attrice Rosina Anselmi, e supportato dal critico Renato Simoni e da Luigi Pirandello.
Il premio Nobel scrisse per lui alcune commedie, tra cui 'A birritta cu' i ciancianeddi (che Musco rappresentò a Roma), Liolà e Pensaci, Giacomino!. Quest'ultima commedia venne trasposta anche in un film di cui Musco fu protagonista: la sua carriera cinematografica iniziò nel 1932 ed ebbe un grande successo.
Nel corso degli anni venti e trenta, Musco e la sua compagnia fecero numerose tournée in Italia e nel mondo, e riscosse enormi successi. Il suo esordio internazionale avvenne nel 1927 sul palcoscenico del Manhattan Opera House di New York con L'aria del continente di Martoglio.
Nel 1937, Musco recitò in uno spettacolo al Teatro Olimpia di Milano, ma subito dopo la rappresentazione venne colpito da un attacco di angina pectoris e morì.
La bravura di Musco stava nella sua comicità e nell'interpretazione psicologica dei personaggi che rappresentava. Spesso aggiungeva elementi estemporanei e originali alle opere che rappresentava, rendendole più reali. Giorgio Walter Chili ha diretto nel 1953 un film-documentario sulla sua vita: C'era una volta Angelo Musco.
Nella Compagnia Giovanni Grasso, in un solo anno, nel 1903, recitò in ben sei spettacoli. Eccoli.
Nino in Malìa di Luigi Capuana, Cecco in Zolfara di Giuseppe Giusti Sinopoli, Turi il cieco in Feudalesimo di Angelo Guimerà,
Il mendicante cieco in Nica di Martoglio, La guardia in Civitoti in pretura di Nino Martoglio, Il capocomico in Il ratto delle sabine di Franz e Paul Schönthan.
È proprio il contrario di ciò che succede adesso ai nostri attori, che se partecipano a due spettacoli nella stagione è già un miracolo.
Concludiamo questa dovuta escursione su Angelo Musco, ricordando gli autori da lui più frequentati, che sono: Martoglio, Pirandello, Capuana, Bracco, Martini, operando anno dopo anno; ma si diede anima e corpo anche al cinema, partecipando a quindici film, se non andiamo errati.

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Il Premio Angelo Musco

Mimì Scalia, ex attrice e figlia del fu attore, Turi Scalia, catanese, ha ereditato dal padre il Premio Angelo Musco che prima si svolgeva in paesino vicino a Milo, Zafferana; lei, sposando un milese, e sapendo che Angelo Musco passava le vacanze estive a Milo, ha pensato bene di trasferirlo in questa tranquilla cittadina e, da ottima e attenta organizzatrice, è riuscita a trovare sostegno dal Comune, dall'Associazione Culturale Filocomica Sant'Andrea, col patrocino della Regione Sicilia e dalla Fita Sicilia, e poi dagli sponsor locali e, infine, fa affidamento alla vendita dei biglietti degli spettacoli. Da dodici anni, d'estate, riesce a mettere insieme una rassegna di sei/sette spettacoli, selezionati con cura da una giuria di validi personaggi della cultura siciliana, offrendo alle compagnie un cachet garantito, ospitalità con mezza pensione. È chiaro che da qui in avanti deve intervenire la Regione siciliana per il servizio pubblico che offre alla comunità estiva che si concentra in zona, perché altrimenti può correre il rischio di chiusura. E sarebbe un vero danno per tutta la comunità di Milo e dintorni.
Se per dodici anni, ogni estate, si offrono manifestazioni di teatro all'aperto, poiché a Milo non esiste una sala teatrale che può agire offrendo spettacoli durante la stagione autunnale, significa che gli abitanti di Milo e dintorni desiderano ritrovarsi in un luogo che li fa sentire vivi, partecipi, sociali.

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Gli eventi 

E ora passiamo alla rassegna a cui abbiamo assistito.
"Gli allegri chirurghi" di Ray Cooney, messa in scena dalla Compagnia Capuana di Catania con la regia di Antonella Saeli, ha la struttura della farsa giocata su tempi e contrattempi, che vede in scena ben dieci personaggi con sostituzioni di ruoli, con cambi di marcia delle storie. Molto ironica la cui satira prende aspetti critici su temi di attualità. Gli attori, costretti a recitare con tanto di voce amplificata, con solito rischio di interferenze sonore, si sono mossi con convinzione, mettendocela tutta, e molte volte andando sopra le righe, ma che il pubblico, accorso numeroso all'anfiteatro intitolato a Lucio Dalla perché frequentatore di Milo, ha bene accolto con convinti applausi.
Per dovere di cronaca, e per il sentimento di partecipazione profuso nella recita, citiamoli tutti: Giuseppe Di Mauro, Enrico Brancato, Nicola Gentile, Ada Salamone, Maria Grazia Malizia, Corrado La Ferlita, Angelo Bertolto, Romina Sabba, Carmelo Seminara, Rosy Zuccaro.

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La "Filomena Marturano" di Edoardo De Filippo, opera super gettonata internazionalmente sia in teatro, sia come soggetto cinematografico e sia come pièce televisiva, proposta dalla Compagnia "Imprevisti e Probabilità " di Formia, è stata rivisitata e adattata alla sua maniera dal regista e attore Raffaele Furno, trasportandola in un palcoscenico privo di scenografia, ma popolato di quattro lettini pieghevoli messi a mo' di ring, sul fondo nero una breve gradinata di sedie, ai lati porta-abiti, per i cambiamenti a vista.
Operazione che ha inserito l'opera, ridotta da tre atti ad atto unico di 70 minuti, recitata in stretto dialetto napoletano, e quindi con una lingua ben legata alla realtà, in uno spazio metafisico, allusivo, allegorico e contemporaneo, come allegorica è stata tutta la sua regia che ha visto ben otto attori, quattro uomini e quattro donne, oscillare dai propri personaggi a servitori di scena per far sì che quei quattro lettini divenissero di volta in volta, poltrone, gabbie, ostacoli da scavalcare. Un vero contrasto di linguaggi, lavorati su un piano visivo-fisico e orale. Infatti, la recita si apre, come segno distintivo, con un match, un lungo incontro di pugilato, tra Filumena (Soledad Agresti) e Domenico Soriano (Raffaele Furno) su un dialogo drammaticissimo tra i due.
Insomma, una regia esibita, che è andata verso se stessa, verso le intenzioni creative del suo autore, anziché nel rispetto del dramma realistico di De Filippo, di cui si è appropriata, ma che il pubblico accoglierà in maniera positiva come segno innovativo rispetto al programma generale degli spettacoli.
Ma i brani montanti secondo una drammaturgia, voluta dal regista, recitati con partecipazione dagli attori, Isabella Sandrini (Diana), Valentina Fantasia (Rosalia), Giuseppe Pensiero (Michele), Annamaria Aceto (Anna), Ugo Fonti (Riccardo), Janos Agresti (Umberto), Sergio Locascio (voce dell'avvocato Nocella) dove è prevalsa, sopratutto, la forza interpretativa della brava Soledad Agresti, hanno vinto, secondo noi, su azioni e immagini innovative.
Il pubblico siciliano, numeroso e attempato, formato da veri e propri nuclei familiari, ha seguito con attenzione la "performance", tributandole buoni applausi dovuti ai bravi interpreti, tutti.

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"Ferdinando", di Annibale Ruccello, attore e drammaturgo dalle forti possibilità di incidenza sul tessuto sociale, scomparso troppo giovane a causa di un incidente stradale, ci ha lasciato questo testo tra i più rappresentati della sua gamma di opere lasciateci a futura memoria.
Ferdinando racconta di una storia apparentemente realistica tra personaggi che formano un preciso sistema sociale: una baronessa per la aristocrazia, una cameriera per la parte plebea, un prete per il clero, un giovane debosciato, privo di scrupoli, per la contemporaneità, ma in realtà assume valore di metafora allegorica verso linee sociali ben precise, descrivendole con spietata lucidità di soggetti corrotti e corruttibili: la baronessa che si riprende dalla sua malattia pur di farsi amare dal fasullo Ferdinando, la cameriera che pur di vincere il suo stato di zitella se la fa prima col prete e poi con Ferdinando, il prete bivalente se la fa prima con il chierichetto, poi con la cameriera e infine con Ferdinando, il giovane che si fa credere Ferdinando, in realtà è un millantatore figlio di un notaio che da debosciato cerca solo di impossessarsi dei beni della baronessa.
La regia di Mario Lasorella, lineare ma fedele al testo, ha diviso l'opera in più sezioni intervallate da stacchi musicali.
Gli attori in scena sono quattro di cui abbiamo già detto, ottima e intensa l'interpretazione della baronessa Clotilde (Marisa Clori), le fa da contraltare la cugina serva Gesuladina (Liliana Simone), funzionale il prete Don Catello di Luciano Magno, efficace il Ferdinando di Vittorio Goffredo.
Il pubblico ormai collaudato al dialetto napoletano ha seguito attentamente lo svolgersi della vicenda, applaudendo con soddisfazione.

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Il Galà

Il Galà del Premio Angelo Musco previsto dalla giuria, presieduta da Vincenzo Zappulla e formata da Sarà Zappulla Muscarà, Turi Giordano, Agostino Zumbo, Fabio Costanzo, Gianfranco Barbagallo e Luciano Patanè, si è concluso al Centro Servizi del Comune di Milo, anziché nell'Anfiteatro Lucio Dalla, causa maltempo.

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Lo spazio del Centro Servizi aveva una capacità di posti piuttosto limitata rispetto all'affluenza del pubblico per cui molti sono rimasti in piedi per seguire le premiazioni, che sono state condotte dal disinvolto presentatore giornalista Salvo La Rosa, intervallate dal gruppo etnicofolk "Dioscuri" che ha intrattenuto il pubblico con successo, con allegri motivi musicali e canzoni, e dalle eccellenti esibizioni del comico-imitatore Manlio Dovì, a cui è stato consegnato anche il "Premio alla carriera".
Ecco i vincitori:
Migliore attrice non protagonista Liliana Simone del Teatro Due di Castellana Grotte di Bari.
Migliore attore non protagonista Vittorio Goffredo del Teatro Due.
Migliore attrice protagonista Soledad Agresti della Compagnia "Imprevisti e Probabilità" di Formia.
Migliore attore protagonista Daniele Segalin di "Theatre Degart".
Migliore regia Raffaele Furno
Migliore compagnia "Imprevisti e Probabilità" .
Premio del pubblico per la Compagnia Il Belvedere di Catania.
Hanno contribuito alla serata presenze significanti per la consegna dei premi:
Il sindaco Alfio Cosentino, l'Assessore alla Cultura Francesca Strano, la vice sindaco Concetta Cantarella.
Le motivazioni sono state lette da Mimì Scalia.
Una considerazione: il pubblico in generale ama le competizioni tra complessi teatrali, attori e registi, per cui gli spettacoli divengono motivo di coinvolgimento, e la partecipazione di conseguenza migliora la crescita del pubblico.

Ultima modifica il Domenica, 05 Agosto 2018 22:14

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