mercoledì, 22 agosto, 2018
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SAN SEPOLCRO: XVI esima Edizione KILOWATT FESTIVAL, "Canoe di popolazioni primitive", sorprendente e semidemenziale. - di Mario Mattia Giorgetti

Michele Sinisi in “Canoe di popolazioni primitive", regia Antonio Ianniello Michele Sinisi in “Canoe di popolazioni primitive", regia Antonio Ianniello

San Sepolcro, Kilowatt Festival
"Canoe di popolazioni primitive", sorprendente e semidemenziale

Andar per festival significa confrontarsi con le più svariate proposte di creatività teatrali, alcune stimolanti, altre insignificanti, altre dubbiose. Ed è nostro dovere registrare, informare i nostri Lettori su tutto quello che ci accade intorno.
Lo spettacolo a cui abbiamo assistito nella Sala della Misericordia, nella nostra seconda giornata al Kilowatt Festival, "Canoe di popolazioni primitive", di Antonio Iannello, autore e regista, con Federica Santoro e Michele Sinisi, è una babele di linguaggi che s'intrecciano tra loro a volte con logica, a volte fini a se stessi, tanto, si presume, per fare spettacolo. Si comincia con due personaggi in scena, lei, magra, seduta su una poltrona con a fianco una culla in cui si presuppone ci sia un bambino che non piangerà mai. Lui, giovane, calvo, in tuta bianca, si rivolge a lei dicendo che può essere lui il padre e ci innesta una filippica giocata sulla continua iterazione, insistita, delle parole. Poi lei si alza, e gli porge un sacco di pesci morti pescati dal suo fratello; e anche lei si esibisce in una altrettanta tiritera di considerazioni sul fratello che pesca con l'esplosivo, che il pesce pescato lo mette nel congelatore, poi lo mangia e rimangia; anche lei gioca sulla stessa dinamica della iterazione delle parole, poi si diletta a sistemare i pesci ai lati del tappeto quadrato bianco su cui agiscono i due attori. Poi riprende l'azione lui, che va ad un tavolino posto davanti al pubblico al centro della scena su cui è installato un computer collegato con strumenti di comando da cui si può dare il via a molti effetti: accendere una pila di riflettori posti sul fondo che mandano al pubblico per pochi istanti una luce accecante; poi si può dare il via a delle musiche; poi ad un registrato demenziale del figlio che spiega ai genitori dove incontrarsi; poi lui con uno scarpa spacca il ventre di un pesce; poi riprende lei la scena e si esibisce in una frenetica danza; poi ritorna lui con una scopa per liberare i pesci dalla scena; poi due si rifugiano dietro ad un pallone nero che in un tempo lunghissimo si sta gonfiando meccanicamente, fino ad invadere l'intero spazio. Poi...
Infine, i due escono davanti al pubblico, giovane e numeroso, a prendersi gli applausi che non mancano.
Ad essere sinceri, per un nostro limite, noi siamo rimasti basiti per non aver colto le logiche di connessione delle scene, ma siamo rimasti sorpresi per l'accoglienza del pubblico, per la disponibilità degli attori, Federica Santoro e Michele Sinisi, a seguire la fantasia, per noi complicata, concettosa, del regista e autore Antonio Iannello.
I tempi cambiano, il teatro, con quest'insieme di segni incollati tra loro, pure. C'est la vie!

Mario Mattia Giorgetti

CANOE DI POPOLAZIONI PRIMITIVE
scritto e diretto da Antonio Ianniello
con Federica Santoro e Michele Sinisi
realizzazione scene Federico Biancalani
progetto grafico Enrico Pantani
produzione Gli Scarti, Kronoteatro Albenga, Armunia Festival
con il sostegno di Angelo Mai, Interzone Gallerie
prima assoluta
Teatro alla Misericordia, 15 luglio 2018

Ultima modifica il Lunedì, 16 Luglio 2018 07:36

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