mercoledì, 21 novembre, 2018
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54° FESTIVAL DEL TEATRO GRECO DI SIRACUSA 2018 - “I Cavalieri", Regia Giampiero Solari. -di Gigi Giacobbe

Gigio Alberti (Paflagone) Roy Paci (Corifeo) coro cavalieri. Foto Maria Pia Ballarino Gigio Alberti (Paflagone) Roy Paci (Corifeo) coro cavalieri. Foto Maria Pia Ballarino

I Cavalieri
di Aristofane
Traduzione di Giampiero Inperio
Regia Giampiero Solari
Adattamento drammaturgico di Riccardo Favaro e Pablo Solari
Interpreti: Francesco Pannofino, Antonio Catania, Gigio Alberti,
Giovanni Esposito, Sergio Mancinelli, Roy Paci
Scene e il disegno luci di Angelo Linzalata
Costumi di Daniela Cernigliaro
Coreografie di Lara Guidetti
Coordinamento del coro di Simonetta Cartia
Il coro dei Cavalieri e del Popolo è formato dagli allievi dell'Accademia d'arte del dramma antico e coordinato da Simonetta Cartia
Produzione: INDA ( Istituto Nazionale del Dramma Antico)
54° Festival al Teatro greco di Siracusa dal 29 giugno all'8 luglio 2018

E' la prima volta che si rappresenta al Teatro greco di Siracusa I Cavalieri di Aristofane. A metterli in scena nel 54° Festival al Teatro greco di Siracusa c'ha pensato Giampiero Solari che si è servito d'un gruppo di attori comici nostrani, tutti all'altezza, che di nome fanno Francesco Pannofino, Antonio Catania, Gigio Alberti, Giovanni Esposito, Sergio Mancinelli e Roy Paci con la sua tromba. Trattasi d'una sorta di favola carnascialesca di 25 secoli fa in cui Aristofane, perseguendo i canoni della commedia attica antica, nell'attaccare il governo democratico del post-Pericle e del conciapelli Cleone che s'era messo a fare il premier nei modi più goffi, lo fa utilizzando l'arma dell'allegoria, rendendo i personaggi simili ai fumetti caricaturali dei nostri giorni. Come dire che la natura dell'uomo è immutata e che la storia cambia nella forma ma non nei contenuti e in cui pare di riconoscervi nella commedia di Aristofane il populismo e la demagogia dei nostri giorni, spesso dai risvolti bizzarri e grotteschi, in cui l'antipolitica la fa da padrona, mascherando nuove forme di potere di cui non si sa dove andranno a sbattere. Aristofane in questa commedia sembra un collega di Francesco Merlo, di Michele Serra o di Curzio Maltese in cui si ride amaramente pensando alla vanità di tanti politici che sbandierano la propria ignoranza per cultura raffinata, finendo poi spesso sulle braci d'un sistema della giustizia che nonostante tutto una qualche valenza ancora ce l'ha. Il popolo di Atene è qui raffigurato da un vecchio rimbambito che si chiama Demo, cui da vita Antonio Catania che si fa tiranneggiare dal suo astuto servo Cleone che veste i panni di Paflagone (Gigio Alberti), il quale adulandolo e lusingandolo, gli fa credere di curare i suoi interessi badando invece ad acquisire per se potere e denaro.

gigio alberti paflagone antonio catania demo foto ballarino

Gli altri due servi, fedeli e scontenti, sono i generali Nicia (Sergio Mancinelli) e Demostene (Giovanni Esposito) che appaiono all'inizio dello spettacolo e che vi stanno forse troppo a lungo (alcuni tagli non sarebbero male), i quali cercando di liberare la casa da Paflagone, che ritengono un intruso, si rivolgono ad un salsicciaio ambulante (Francesco Pannofino) che passa dalle loro parti. Chiaramente trattasi d'una figura ancora più infima e volgare di Paflagone, ignorantissimo, completamente a digiuno di politica e della cosa pubblica, ma ha dalla sua parte uno scilinguagnolo colorito e la faccia di bronzo, insomma è il tipo adatto che può governare sul quel popolo. Il lavoro prosegue con una sorta di gara a chi le spara più grosse, tra il salsicciaio e Paflagone, cercando di guadagnarsi ognuno i favori di Demo con invenzioni e battute d'ogni genere. Il salsicciao è sostenuto dal coro, composto dai cavalieri, una sorta di milizia di giovani nobili e ricchi con tendenze aristocratiche, spesso in scena assieme ai figuranti del popolo ateniese, agghindati tutti con alti coturni e maschere buffe che possono rinvenirsi nei giorni del carnevale ad Acireale, Viareggio, ma anche a Rio, colti a danzare con ritmi cubani, sulla scena boschiva di Angelo Linzalata, al suono della tromba di Roy Pace nei panni pure del corifeo. Il salsicciao risulterà il vincitore dando le risposte più negative e strampalate, Demo comparirà più ringiovanito più bello e più elegante e la commedia si chiuderà alludendo a nuove prospettive di benessere e di pace. Ma sarà davvero così? La storia ci insegna che in un mondo corrotto bisogna battere gli avversari con le loro stesse armi, scendere più in basso possibile e l'esempio del salsicciaio calza a pannello. Ma il popolo è così babbeo come ci vuol far credere la commedia o non è piuttosto furbastro e farsene un sol boccone una volta che il demagogo di turno o il premier di oggi s'è riempito abbondantemente la pancia? Sia come sia I Cavalieri risulta essere una delle più divertenti satire politiche di tutti i tempi.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Domenica, 01 Luglio 2018 16:47

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