domenica, 22 luglio, 2018
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11ª Edizione del NAPOLI TEATRO FESTIVAL - “Sei”, regia Francesco Sframeli. - di Gigi Giacobbe

“Sei” di Spiro Scimone. Regia Francesco Sframeli. Foto Gianni Fiorito “Sei” di Spiro Scimone. Regia Francesco Sframeli. Foto Gianni Fiorito

Sei di Spiro Scimone
Adattamento dai Sei personaggi in cerca d'autore di Pirandello.
Napoli Teatro Festival Italia

Non si sa se per mancanza d'ispirazione, di stanchezza o d'un momento di riflessione, Spiro Scimone dopo ben otto lavori scritti e rappresentasti in tutta Europa in poco più di vent'anni, a partire dal 1994, (Nunzio, Bar, La festa, Il cortile, La busta, Pali, Giù, Amore) accostati dai critici più autorevoli alle drammaturgie di Kafka, Beckett, Pinter, osannati in Italia e all'estero con una valanga di riconoscimenti e Premi Ubu, abbia scelto Luigi Pirandello per adattare uno dei suoi lavori più emblematici qual è i Sei personaggi in cerca d'autore. O quantomeno possiamo intuire che trattasi d'un omaggio ad un grande autore siciliano, come lo è Scimone, e poi anche perché Pirandello richiama quella "stanza della tortura" di Giovanni Macchia che può costituire pure il milieu dei lavori di Scimone. Che per questa ri-scrittura in cui mantiene il suo stile drammaturgico, con le battute finali che si ripetono all'inizio di quelle successive, ha scelto come titolo solo il numero Sei, che potrebbero essere pure "sette" personaggi quando si sostanzia sulla scena l'ectoplasma di Madame Pace, ma che Scimone ha tolto del tutto, oppure potrebbero essere "cinque", visto che Scimone ha fatto come Cecchi - forse per omaggiare chi reputa essere il suo maestro - dando alla "bambina" i connotati d'una bambola. Scimone che qui veste brillantemente il ruolo del Capocomico, in accordo con l'asciutta regia di Francesco Sframeli al Teatro San Ferdinando, pure nei panni compassati e sottotono del padre, all'interno dell'11ª edizione del Napoli Teatro Festival, giocano a togliere orpelli e cangiamenti girgentini, utilizzando una lingua contemporanea, tuttavia non tradendo mai il pensiero pirandelliano su cosa è l'attore e il personaggio e su come solo chi ha vissuto le sventurate vite dei Sei può renderle reali sulla scena. Lo spettacolo si svolge in un vecchio teatro, come poteva essere il Garibaldi di Palermo d'una quindicina d'anni fa pieno di crepe e ragnatele e che la scenografia di Lino Fiorito richiama in certo modo li dove sul fondo scena appaiono dipinti una sfilza di palchi rossastri. Ed è geniale il modo come i Sei appariranno in scena improvvisamente, mentre una compagnia teatrale colorita e colorata, composta da un Gianluca Cesale in evidenza, Mariasilvia Greco, Francesco Natoli e Miriam Russo, sta iniziando le prove d'una pièce e un corto circuito ha lasciato tutti al buio, cercando uno degli attori il tecnico per far riaccendere la luce, che arriverà solo quando i Sei sbucheranno fuori dai palchi più bassi. Come è noto in questo dramma ci sono due famiglie e una sola mamma. La prima è costituita dal Padre e dal Figlio dopo che la Madre è andata via con un altro uomo. La seconda famiglia è costituita dalla Madre, diventata intanto vedova per la morte del suo uomo e dai figli avuti da costui, ovvero la Figliastra, il Giovinetto, la Bambina. Succede poi che le due famiglie si riuniscono per un fatto davvero pruriginoso che vede al centro il Padre che stava quasi per scoparsi la Figliastra in una casa d'appuntamenti travestita da sartoria di lusso per Signora, di cui il padre era cliente, non per farsi fare dei vestiti, ma per le donnine che poteva incontrare e fra queste un giorno vi capito la Figliastra, colei che qui Zoe Pernici in mini abito nero (i costumi sono di Sandra Cardini) veste con sensuale voluttà e spiccato senso erotico. L'arrivo improvviso della Madre, finalmente non più agghindata quella di Giulia Weber in veli neri da lutto stretto, ma decorosamente vestita di verde, eviterà che i due possano accoppiarsi. Il Figlio (Bruno Ricci) se ne sta per i fatti suoi trattando i familiari come degli estranei; il Giovinetto (Michelangelo Maria Zanghì) morirà in scena sparandosi alle tempie con un colpo di pistola dopo aver visto annegare la sorellina in una vasca d'acqua. Lo spettacolo finisce con l'arrivo finalmente del tecnico, sofferente di prostata nella finzione, quel Santo Pinizzotto che è stato accanto alla coppia Scimone-Sframeli sin dai loro esordi non solo nei panni di direttore di scena.

Gigi Giacobbe

Sei di Spiro Scimone
Adattamento dai Sei personaggi in cerca d'autore di Pirandello
Interpreti:
Francesco Sframeli, Spiro Scimone, Gianluca Cesale,
Giulia Weber, Bruno Ricci, Francesco Natoli,
Mariasilvia Greco, Michelangelo Zanghì,
Miriam Russo, Zoe Pernici
Regia di Francesco Sframeli
Scena di Lino Fiorito
Costumi di Sandra Cardini
Disegno luci di Beatrice Ficalbi
Musiche di Roberto Pelosi
Produzione: Compagnia Scimone-Sframeli, Teatro Stabile di Torino- Teatro Nazionale, Teatro Biondo Stabile di Palermo, Théâtre Garonne-Scene Européenne Toulouse in collaborazione con Fondazione Campania dei Festival-Napoli Teatro Festival Italia.
Napoli Teatro Festival, Teatro San Ferdinando
23, 24, 25 giugno 2018

Ultima modifica il Venerdì, 29 Giugno 2018 10:25

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