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20esimo SUQ FESTIVAL, GENOVA 2018 - “MATER STRANGOSCIÀS” - Arianna Scommegna con la sua bravura trafigge il pubblico. - di Mario Mattia Giorgetti

Arianna Scommegna in “Mater Strangosciàs”, regia Gigi dall’Aglio Arianna Scommegna in “Mater Strangosciàs”, regia Gigi dall’Aglio

Mater Strangosciàs
Un addio. Una preghiera. Un testamento. Un lascito di speranza
di Giovanni Testori
con Arianna Scommegna
e con Giulia Bertasi fisarmonica
scene Maria Spazzi
regia Gigi dall'Aglio
produzione ATIR/Teatro Ringhiera
GENOVA, Chiesa San Pietro in Banchi 19 Giugno 2018

Al Festival Suq, Arianna Scommegna
con la sua bravura trafigge il pubblico

Ancora una volta la Chiesa di San Pietro in Banchi si fa teatro per ospitare il difficile, complicato monologo "Mater Stangosciàs" di Giovanni Testori, scritto negli ultimi anni della sua vita, e rappresentato per la prima volta nel 2011, grazie alla produzione Atir Teatro La Ringhiera, con la sapiente regia di Gigi Dall'Aglio, interprete Arianna Scommegna.
Adesso è stato proposto al pubblico di Genova nell'ambito del Festival Suq, e accolto da strepitosi applausi per la bravura di Arianna Scommegna, accompagnata nella sua performance dall'espressiva e puntuale sensibilità della fisarmonicista Giulia Bertasi, in veste di Angelo.
Questo monologo, ricco di linguaggi che vanno da espressioni dialettali brianzole, a contaminazioni di lingua antica, colta, racconta le vicissitudini di una madre contadina che narra la storia del figlio scomparso, rivolgendosi a Gesù figlio di Maria.
Giovanni Testori, che non è nuovo alla trasgressione tra il sacro e il profano, avrebbe esultato di gioia ascoltando la eclettica interprete, che passa da momenti interpretativi tragici, a quelli ironici, dal recitato al parlato col pubblico, al canto con una disinvoltura impressionante, frutto di una maturazione artistica che merita di essere sempre apprezzata e applaudita.
Solo con un'attrice dalla memoria elastica capace di assimilare la varietà del linguaggio complesso di Testori come quella di Arianna Scommegna ha mostrato, questo monologo poteva passare all'ascolto e all'esame del pubblico, poiché non sempre la logica di un pensiero con quella miscela di linguaggi e suoni sconosciuti ai più è comprensibile per noi comuni mortali. Ma il carisma, la potenza espressiva di Arianna ha reso fruibile questo testo teatrale: un monologo davvero ben sostenuto, dove le sfumature semantiche che i dialetti concedono s'intensificano in "Mater Strangosciàs" e la lingua diventa suono, elemento scenico per eccellenza, partitura narrativa e lirica.

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Arianna Scommegna, accompagnata, come si è detto, dalla fisarmonicista Giulia Bertasi, narra di una donna semplice, umile, che piange la perdita del figlio, chiedendosi le ragioni di tanta sofferenza. Una Maria laica o una Madonna fatta di carne e materia: è, ripetiamo, la tensione tra sacro e profano che Testori percorre nel corso della sua attività letteraria.
La scena di "Mater Strangosciàs" di Maria Spazzi è posizionata su un semicerchio di segatura ai piedi dell'altare su cui troneggia un tavolo da cucina e una stufa appena accennata.
Arianna Scommegna, frontale, inizia la propria testimonianza di donna, impastando farina su quel tavolo.
Mette al mondo una creatura fatta di pane con il sapere più antico del mondo, impastare. Poi, sotto forma di confessione, si trasforma da rosario in accusa, sfogo rabbioso, lamento, sussurrata bestemmia.
L'attrice Arianna Scommegna cattura lo spettatore, lo trafigge parola dopo parola, con un dialetto brianzolo difficile da cogliere in tutte le sue sfumature gergali, di espressioni dimenticate di un tempo, che entra in lei in una gestualità forte, nervosa. Un canto funebre che, con un finale da Commedia dell'Arte, clownesco e struggente, grida alla vita da dietro un siparietto rosso, improntato sul momento, e mostra al pubblico quella faccia con occhi e bocca fatta di pasta dura.
Un addio, un testamento di Testori su cui riflettere.

Mario Mattia Giorgetti 

Ultima modifica il Mercoledì, 20 Giugno 2018 08:46

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