venerdì, 15 dicembre, 2017
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Aperto Festival 2017 - Nederlands Dans Theatre 2. -a cura di Giulia Clai

"mutual comfort" di Edward Clug. Foto Joris-Jan Bos "mutual comfort" di Edward Clug. Foto Joris-Jan Bos

Aperto Festival: ballerini bravi
per superbe coreografie
della Compagnia Nederlands

La stagione di Aperto festival 2017 apre con la NDT 2, la compagnia giovane della Nederlands Dans Theatre alle cui rappresentazioni vale sempre la pena di assistere. Il primo e più evidente aspetto del NDT 2 è la squisita sensibilità dei ballerini e il loro acuto rapporto con la musica. Sono professionisti eccelsi e senza il numero a distinguerli, per la maggior parte del pubblico sarebbe difficile notare la differenza con la compagnia madre e come questa la NDT 2 vanta un repertorio pieno di superbe coreografie, di complessità tali che spingono i ballerini ai limiti fisici e drammatici. Di età compresa tra i diciotto e i ventitre anni, possano vantare velocità e precisione come la NDT. L'estetica di Jiří Kylián, fondatore della compagnia, è ancora dominante a fianco ai suoi successori, che cercano di ampliare il repertorio. Il programma presentato il 23 settembre al teatro Valli di Reggio Emilia, per i tre quarti inedito in Italia, ricorda lo stile di Kylián, soprattutto la sua tendenza a coreografie giocate attorno a gesti enfatici.
Apre la serata I New Then di Johan Inger (2012). Cinque canzoni tratte dall'album Astral weeks di Van Morrison, sono la colonna sonora di questa coreografia briosa e sensuale, che affronta una singolare cronaca di rapporti umani. Energica e coinvolgente, la coreografia di Inger è in gran parte molto buona. La prima parte, sulle note di "Madame George", è forse la più riuscita. "The Way Young Lovers Do", sottende a una coreografia molto precisa che si traduce in un'emozione quasi selvaggia, un inno alla libertà, mentre l'interpretazione dell'amore è abbastanza letterale sulle note di "I'll Be Your Lover Too", che trasmette l'impetuosità dell'innamoramento. Il caos apparente di questa coreografia riflette lo spirito adolescenziale, lo sforzo di essere individui. In vent'otto minuti si susseguono un gran numero di azioni mimiche accattivanti che si sovrappongono per un risultato che trasmette una squisita umanità.
La seconda coreografia mutual comfort di Edward Clug (2015), in prima nazionale, è un susseguirsi di passi a due che intrecciano passi a tre. Accompagnata da doppi pianoforte e violoncello, è una coreografia dettagliata e definita, basata sul processo di creazione che è guidato dalle contraddizioni umane. Momenti di sorprendente bellezza si alternano lentamente a passi intrisi di ironia quasi spontanea attraverso un vocabolario ricco di invenzioni espressive: il tocco leggero e fragile diventa esplorativo, mentre sollevamenti e carezze trasmettono consolazione. Questa coreografia di Edward Clug, per due coppie di ballerini, veloce e frenetica, è quasi una pittura cubista, nitida e piena di tensione, e mostra in soli undici minuti tutta la tecnica dei ballerini, la purezza del loro movimento, la forza della danza senza sforzo.
Segue Midnight Raga di Marco Goecke (2017), che prende spunto dalla musica indiana di Ravi Shankar che ne segna l'inizio ma non fa riferimento alla danza indiana. Anche questa coreografia si basa solo su passi a due che incarnano meravigliosamente la frenesia gestionale del linguaggio così tipico del coreografo, premiato per questa creazione nella stagione 2016-2017. Sulle note blues di Etta James la tensione del movimento fluido e tuttavia nervoso raggiunge il suo apice.
Chiude la serata la storica coreografia SH-BOOM! di Sol León e Paul Lightfoot (1994). Questa creazione ormai classica, combinando il senso dell'umorismo con l'ironia, esprime il modo in cui le persone provenienti da diversi ambiti condividono e si rapportano l'uno con l'altro. Come dichiarato, i coreografi sono stati ispirati a schizzi satirici di bianco e nero di Francisco de Goya, e come il grande maestro, anche loro intrecciano magistralmente il lato oscuro (ironia) e il lato chiaro (umorismo). In Sh-Boom una sequenza di scenari comici, grotteschi si scontra quasi con musica leggera vecchio stile. Punta massima di questa coreografia è il passo a due di quattro minuti di densa danza gestuale eseguito sull'elegante, surreale e bizzarro testo della poesia di Gertrude Stein "Se l'ho detto: un completo ritratto di Picasso", che ispira la coreografia a voli ritmici e frenetici. SH-BOOM! è grottesco e divertente pur ammiccando a un lato oscuro.

Ultima modifica il Lunedì, 02 Ottobre 2017 07:19

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