venerdì, 24 novembre, 2017
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Bolzano danza: vetrina sul contemporaneo al di là di generi e stili. -a cura di Nicola Arrigoni

"#fomo the fear of missing out" dei Hungry Sharks "#fomo the fear of missing out" dei Hungry Sharks

Non si tratta semplicemente di guardare oltre la staccionata dei generi, ma piuttosto si tratta di 'pro-vocare', ovvero mostrare come il linguaggio della danza possa raccontare con forza e intelligenza il presente. Ma si dirà di più – almeno da quanto visto a Bolzano Danza 2017 – l'obiettivo sembra essere quello di un atto di fiducia nei confronti del linguaggio tersicoreo come grimaldello per un racconto esperienziale da vivere senza paraocchi. Non è un caso che il festival – diretto con intelligenza e gusto da Emanuele Masi – si intitoli Performaces ed abbia come immagine sul manifesto Alessandro Sciarroni in costume tirolese. Viene da pensare che sia un escamotage un po' per ammiccare alla Regione a statuto speciale (?), un po' per rassicurare un pubblico vero e pagante, soprattutto di lingua tedesca, ma soprattutto per dire che la danza in sé non conosce confini di generi e allora l'evocazione dei balli tirolesi – affrontati con piglio performativo da Sciarroni - non stride con compagnie di solida tradizione ballettistica come il Ballet de Lorraine, oppure con un gruppo intelligente come Collettivo Cinetico, o ancora finisce col non dispiacere in un programma in cui figura una compagnia interetnica come CNN Créteil & Val de Marne Cie Kafig.
In questo contesto volto all'apertura semantica piace riferire di due appuntamenti: le prime italiane di #fomo the fear of missing out della compagnia Hungry Sharks e Dub Love di Vlovajob Pru. Si tratta di due spettacoli inavvicinabili per stile e rigore, ma che vanno ad attingere ad un repertorio/tradizione di danza – hip hop i primi e danze etniche in un mix pop/disco i secondi – che in vario modo dicono di un presente che ha bisogno di nuoviIvecchi codici per essere detto e di un dire attraverso il movimento che non può concedersi più il lusso di fare classifiche, di mettere in campo auctoritates destinate a impallidire di fronte alla natura liquida e transeunte del nostro oggi. #fomo the fear of missing out dei giovani danzatori di Hungry Sharks è una sorta di elzeviro, di esercizio di stile e abilità che il festival Bolzano Danza ha offerto a un pubblico di giovanissimi. In scena infatti si gioca la cultura pop e digitale dei Millennials fra street dance – raffinata e un po' noir – ed emoticon, fra schermi dei cellulari usati come elementi scenici e la mimesi delle icone di messaggini e whatsapp. Valentine Alfery, Olivia Mitterheumer, Youngung Sebastian Kim, Farah Deen, Moritz Steinewender sono performer in ottima sintonia, l'uno legato all'altro da movimenti hip hop che sono sintagmi di un discorso sul nostro essere connessi. Se i cellulari fanno da elementi fluttuanti e luminosi di composizioni visive che si richiamano ai videogiochi, bello è il dialogo fra l'ombra proiettata di un danzatore ed una danzatrice in un toccante e ironico – al tempo stesso – pas de deux dell'assenza, dell'abbracciarsi l'un l'altro, se non fosse che le braccia della danzatrice tornano immancabilmente al petto. In #fomo the fear of missing out c'è di che divertirsi, l'occhio è appagato, le abilità ginnico-tersicoree dei danzatori regalano un po' di stupore, la brevità della performance – soli venti minuti – ingolosisce e non sfama, permettendo allo sguardo e alla fantasia dello spettatore di andare oltre, di immaginare lo sviluppo e le prospettive dei terribili, ma non spaventosi Hungry Sharks.
Muniti di tappi per le orecchie gli spettatori di Vlovajob Pru assistono un po' sconcertati a una performance che sa essere provocatoria e desituante al tempo stesso. Cecilia Bengolea – antropologa prima che danzatrice e coreografa – François Chaignaud - drag queen e danzatore iconoclasta – insieme a Hanna Hedman costruiscono una performance si musiche di High Elements e coreografie hip hop di Ange Koué. Bengole e Chaignaud di-mostrano come danzare sia mondo, come non sia possibile pensare a una danza aulica e a una popolare, come la sintassi del balletto classico non abbia nulla in più né in meno delle danze urbane. Per fare tutto ciò usano e de-sacralizzano il simbolo del classico per eccellenza: le scarpette a punta. In un precario equilibrio che rende i tre danzatori come fenicotteri il lavoro sulle punte è insistito, costrittivo, faticoso, a tratti penoso, nel senso che quell'innaturale porsi e posizionarsi nello spazio provoca pietas. Così le punte del balletto classico sono usate per creare un nuovo modo del corpo di abitare nello spazio, di rispondere alla musica suonata a massimo volume da Higs Elements. Il dj mixa musiche al momento e su un tappeto musicale house, clubbing e dub, ovvero la musica elettronica jamaicana si muovono i tre danzatori. Ogni sera Cecilia Bengolea e François Chaignaud invitano ad esibirsi con loro una terza danzatrice – nel caso di Bolzano Hanna Hedman – costruendo con lei l'equilibrio dello spettacolo, la performance con momenti di assoli e momenti di ripetuta e stordente coralità. Lo stesso canone del balletto – inteso come testo coreografico da eseguire ogni sera – salta, così come salta la distinzione dei generi, ma soprattutto la prevalenza culturale della classica sulle altre tipologie di espressione. L'effetto sul pubblico è stordente, il volume al massimo della musica induce alcuni ad abbandonare la sala, ma chi rimane fino alla fine ne è ampiamente ripagato. Vlovajob Pru regala una bella provocazione e al tempo stesso intesse con intelligenza e discrezione citazioni iconiche che vanno dalle Tre Grazie del Canova alla Danse di Matisse, suggestioni forse concepite più dall'occhio dello spettatore che dalla reale intenzione dei coreografi, ma fatto sta che ciò rafforza lo smontaggio semantico portato avanti da Bengolea e Chaignaud per cui non c'è un codice che abbia maggiore valore e autorità rispetto a un altro, per cui il linguaggio dell'espressione umana si nutre di tante e diverse componenti auliche e basse, codificate e non codificate che hanno una loro valenza intrinseca e non escludente. E' questa la battaglia iconoclastica portata avanti dalla coppia BengoleaChaignaud che Bolzano danza ha avuto il merito di documentare e proporre in un cartellone ricco e articolato che prosegue fino al 29 luglio con un programma di tutto rispetto che prevede il CCN Ballet de Lorraine con Le surréalisme au sérvice de la révolution e Favìbrication e poi 7X rien, Cab008/Cristina Kristal Rizzo con ikea _ site specific, oppure CNN Créteil & Val de Marn – Kafig con Cartes Blanches, La Compagnie de Soi Radhouane El Meddeb.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Lunedì, 24 Luglio 2017 11:21

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