venerdì, 24 novembre, 2017
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Ravello Festival 2017. -a cura di Marco Ranaldi

Ravello Festival 2017 Ravello Festival 2017

RAVELLO FESTIVAL 2017

Se è vero che Richard Wagner si sia perso nelle terre di Ravello, è possibile immaginare quindi cosa sia questa terra ancora oggi che la si vive. Soprattutto se ci si ritrova in un habitat naturale come la musica. Sembra una banalità, quasi un luogo comune ma quello che è oggi il Festival di Ravello, spira dolcemente come il tempo vissuto da Wagner. Suggerire poi all'ascolto un primo concerto come quello della Franz Liszt Chamber Orchestra è poi ritrovarsi immersi in un ambiente in cui veramente il tempo trova la giusta dimora d'estasi. Questa storica compagine è stata diretta da Gabor Takacs-Nagy, già virtuoso di violino, oggi sicuro e spigliato conduttore dal gesto musicale e dalla maestria nelle mani. Il concerto è stato aperto con una delle pagine più misteriose di Wolfgang Amadeus Mozart ovvero il Divertimento n 1 in RE Maggiore k 136. L'andamento serrato, la leggerezza dell'essere musica, la maestria dei solisti dell'orchestra hanno reso questa pagina mozartiana un vero luogo delle estasi felici. Per non scrivere poi di Dimitrij Shostakovich del quale è stato eseguito il Concerto per pianoforte, tromba e orchestra d'archi. La fantasia è tutta negli esecutori, nel trombettista Laszlo Toth e soprattutto nella pianista Martha Argerich. Ora, chi conosce il grande estro, la grazia, la passione e l'estesa musicalità della pianista argentina può immaginare cosa sia stato questo dialogo con parti estreme delle voci, scritte da Shostakovich come un tormento, rese apparentemente leggere da una sottile ironia che era poi la cifra stilistica del compositore sovietico. Quello che si è creato sull'etereo ed eterno palco sul mare di Ravello è solo nella memoria dell'ascolto. Rendere una delle pagine più drammatiche e sofferte di Shostakovich, dare quindi senso ad un percorso personalissimo del compositore, non è oggi soprattutto facile da interpretare. Incantamento pertanto degli esecutori, scevri da ogni preclusione e sicuri nel porre all'ascolto qualche cosa che sarebbe poi andata fuori dalla normale prassi esecutiva. In questo certamente la spinta creativa della Argerich, coadiuvata dai suoi compagni di viaggio, ha reso possibile quello che è spesso impossibile. Per buona pace dei mediocri. E di mediocri e di varie naturali musicali parla, anzi suona Les carnavaux des animaux di Camille Saint Saens. Storia particolare di questo compositore, spesso conosciuto proprio per questo "circo musicale". Eppure Saint Saens è stato un innovatore, un ardente promulgatore del moderno, molto vicino agli ideali degli impressionisti e soprattutto molto vicino ad un intellettualismo di parte. In quest'ora l'autore si diverte a prendere in giro moltissimi luoghi comuni del circo musicale, scrivendo una suite costruita in maniera particolare, con una serie di assoli e di temi che diverranno poi famosi nel tempo. A proporre questo geniale pastiche sono state le pianiste Martha Argerich e Akanè Sakai. Ascoltata molte volte l'opera di Saint Saens, con questa esecuzione si comprende appieno il senso che il compositore voleva ascendere nella sua formazione. L'esperire delle due pianiste, forti di una tecnica invidiabile e grazie al continuo dialogo con i solisti dell'orchestra e del loro direttore, hanno portato alla formazione di uno dei più inverosimili paradigmi della musica moderna. Chiusura con due bis tratti sempre dall'opera di Saint Saens, mentre una indiavolata voce, sciorinava titoli di brani che la Argerich avrebbe potuto eseguire come bis, quasi a guisa di juke box.
Non contenti quindi di respirare l'aria che probabilmente Wagner aveva a suo tempo respirato, abbiamo voluto seguire il secondo momento di contatto d'estasi con il concerto diretto da Kent Nagano a capo della Deutsche Symphonie Orchester Berlin. Nagano è uno dei più colti direttori d'orchestra del nostro tempo. La sua formazione viene da lontano e la frequentazione con mostri sacri come Olivier Messiaaen, Leonard Bernstein e Seiji Ozawa hanno in lui creato una sorta di alchimia del suono. A capo di una delle migliori orchestre europee, Nagano ha proposto un programma estremamente romantico, aprendo con la Sinfonia "Scozzese" di Felix Mendelssohn-Bartholdy, l'opera 56. E' una composizione di grandissimo respiro, scritta da un compositore molto forte della conoscenza bachiana e soprattutto del nume supremo quale era Beethoven. Nei quattro movimenti di cui si compone l'opera 56, Nagano ne ha dato una lettura asciutta, leggiadra e soprattutto di grande chiarezza. E' questa la forza delle mani di questo direttore, riuscire cioè a veicolare grandi complessità compositive con un apparente lieve sforzo e soprattutto con una gestualità molto fluida. Così come è poi stato ancora più evidente nella perfetta esecuzione del Concerto per violino e orchestra op. 77 di Johannes Brahms, con una violinista d'eccezione come Arabella Steinbacher. E' possibile immaginare quanto tutto questo sia stato potente, quanta passione sia stata trasmessa e soprattutto quanta professionalità. La Steinbacher ha un piglio elegantissimo sostenuto da una prodigiosa tecnica. Nagano e la sua orchestra hanno avuto un dialogo costante con la solista e il risultato è stato di un ascolto di estrema bellezza e grazia. Profusione di bis, da parte della Steinbacher e da parte di Nagano che, dall'alto del suo magistero, ha proposto Schubert e Mozart, così come se fosse la cosa più semplice da fare. Probabilmente nel nuovo corso del Ravello Festival, nella direzione artistica di Alessio Vlad si può certamente ravvisare quello che potrebbe essere il futuro della musica in Italia, ovvero una forte scommessa sulla professionalità e sulla qualità, a scanso di equivoci di eccellenze varie vantante e presunte, invitando solisti e orchestre di grande prestigio con programmi non consueti certamente.

Marco Ranaldi

Ultima modifica il Giovedì, 20 Luglio 2017 22:06

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