domenica, 23 luglio, 2017
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Incontri e intrecci di mondi a Polverigi: La Danza d'autore protagonista a Inteatro. -di Nicola Arrigoni

Avidan Ben-Giat e Andrea Costanzo Martini in "Scarabeo_Angel And The Void". Foto Tamar Lamm Avidan Ben-Giat e Andrea Costanzo Martini in "Scarabeo_Angel And The Void". Foto Tamar Lamm

Incontri e intrecci di mondi a Polverigi
La Danza d'autore protagonista a Inteatro
di Nicola Arrigoni

C'è un mondo, meglio sarebbe dire, ci sono diversi mondi che si incontrano a Inteatro, festival diretto da Velia Papa che da trentanove anni non si stanca di indagare le possibilità che offrono le arti performative nel costruire scenari di realtà o utopie condivisibili. Cuore di questo mondo è lo splendido complesso di Villa Nappi in cui spettacolo e formazione si coniugano in un intreccio di lingue, provenienze, estetiche che mettono in contatto gli artisti fra loro e col pubblico. In questo contesto il mondo si fa casa e la casa mondo, in questo contesto l'esperienza dell'ITMCampus che mette in contatto 25 giovani provenienti da tutta Europa con professionisti del mondo del teatro e della danza diventa un tutt'uno con la programmazione del festival. Ed è proprio il contatto, il dialogo intimo fra chi agisce in scena e chi sta in platea che ha contraddistinto tre lavori di danza, presentati in prima nazionale assoluta.
Nella navata centrale della chiesa a fianco di Villa Nappi, Sonia Gòmez, danzatrice e coreografa spagnola, ha presentato il suo ironico Bailarina. Lungo la navata – con il pubblico a ridosso – Sonia Gòmez disvela il suo 'progetto coreografico'. Camminare come un pinguino, trovare una posizione seducente e comoda, l'incapacità o impossibilità di pronunciare il termine 'imperituro', piuttosto che la possibilità di danzare nello spazio concesso dal filo che legano le cuffie allo stereo sono alcuni dei tasselli di un racconto coreografico fatto di azioni che via via si fanno più fluide, un invito rivolto allo spettatore ad entrare nel laboratorio di elaborazione coreografica che lascia stupiti, diverte, intriga e gioca con sottile ironia l'assurdo delle situazioni enunciate. Balairina è una richiesta ironica e spiazzante di complicità, è l'invito allo spettatore ad esserci, a partecipare dell'equilibrio indotto dal fissare un oggetto piccolissimo o ad assistere ad una danza definita apocalittica e felice che sa di intimo respiro di libertà e liberazione. Tasselli di una tensione di dialogo e relazione che si sciolgono nella danza finale che vorrebbe portare a sintesi quanto enunciato e mostrato in frammenti.

jozsef trefeli gabor varga   creature2 gregory batardon 50A4348h copia 2

Se la spagnola Gomez punta sul disvelamento del processo coreografico, i ginevrini Gàbor Varga e Jòzsef Trefeli in Creature vanno in cerca di un loro personale e suggestivo linguaggio coreografico, attingendo a piene mani dal folklorico. L'idea è quella di utilizzare elementi della tradizione per costruire un linguaggio se non nuovo, contemporaneo. Così i due danzatori mettono in scena una sorta di sfida tersicorea in cui si avverte l'eco delle danze di sfida al maschile di cowboy o affini, ma anche la danza forsennata dei mamutones, o ancora le sfide rituali con bastoni. I due danzatori velati in volto come gli amanti senza volto di Magritte - indossano ad un certo punto due costumi multicolori che li trasformano in creature arboree, in figure cariche di un panteismo che sa di tempi in cui uomo e natura erano un tutt'uno. In questo attraversamento di tempo e spazio, in questo gettare ponti fra segni antropologici che appartengono allo sguardo dello spettatore e al gesto del danzatore c'è la volontà di agire nel qui ed ora della scena, c'è la forza di un essere presenti a loro stessi di Gàbor Varga e Jòzsef Trefeli con in più la rete di protezione di un linguaggio della tradizione che per essere attuale e contemporaneo necessita di essere tradito, modificato, usato, decostruito e poi ricostruito di un nuovo senso. E' a questo rito che invita Creature, è a questa volontà di trovare l'inatteso in una condizione di apparente 'scimmiottatura' di canoni e gesti della cultura popolare e folklorica, presa in carico di una tradizione che vorrebbe scaturire in una nuova nascita di senso e di estetica.

andrea costanzo martini   scarabeo angles and the Void7 Photo by Yair Meyuhas

Senza dubbio chi con convinzione e personale cifra coreutica sembra realizzare questo stare in equilibrio fra senso della tradizione e ricerca di innovazione è Andrea Costanzo Martini che al Teatro della Luna ha presentato il suo Scarabeo_Angel And The Void. In coppia con Avidan Ben-Giat Andrea Costanzo Martini costruisce una partitura coreografica ritmata, energica, ficcante in cui ironia e crudeltà s'intrecciano, in cui la sfida fra i due danzatori diventa un gioco di marionette, un sovrapporsi l'uno all'altro in un divertito e dissacrante pas de deux. Lo scarabeo è quello degli antichi Egizi che segnava il ciclo del sole, ma è anche un riferimento al gioco da tavola. Ciò che viene portato in scena è una allegra tensione al corpo franto, una spigolosa e ironica partitura per corpi meccanici, corpi duttili che si piegano e si torcono in sintonia con un tappeto sonoro e rumoristico di forte espressività. Nella danza di Andrea Costanzo Martini c'è un'ironia agita che diverte e inquieta, c'è la forza di un segno autorale che si coniuga con una perizia tecnica non usuale, in questo giovane danzatore e coreografo ci sono forza e volontà di tendere la semantica della danza fino allo spasimo, così come flette posi e braccia, così come Martini riesce a fare del suo corpo e di quello del suo partner un segno che incide lo spazio, che costruisce graffiti, verrebbe da dire geroglifici agiti di leggera e disperante ironia. Si esce da Scarabeo_Angel And The Void divertiti e leggeri, con la sensazione di aver assistito a un piccolo divertissement in cui la danza mostra di avere ancora molto da dire. E tutto ciò accade in questi giorni a Polverigi, al festival Inteatro. (Continua/1.)

Ultima modifica il Sabato, 01 Luglio 2017 21:52

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