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Estate Catanese 2016 - "Lettera alla madre" di Luigi Pirandello, regia Gianni Scuto -di Gigi Giacobbe

"Lettera alla madre", regia di Gianni Scuto "Lettera alla madre", regia di Gianni Scuto

LETTERA ALLA MADRE
di Luigi Pirandello
Regìa di Gianni Scuto
Produzione: Teatro Gamma di Catania
Con Cettina Bonaffini, Barbara Cracchiolo, Elmo Ler, Loriana Rosto
Scene e Costumi di Consuelo Macarrone
Luci e service Audio di Marco Favara.
(16 Luglio nella Corte del Castello Ursino di Catania per Estate Catanese 2016 a cura del COMUNE di CATANIA

Chiariamo subito che non esiste la novella Lettera alla madre di Pirandello che da il titolo allo spettacolo di Gianni Scuto messo in scena nella bella Corte del Castello Ursino di Catania. Il riferimento alla madre lo si incontra nella seconda parte d'una novella pubblicata nel 1915 intitolata Colloquii coi personaggi, che diede pure allo scrittore girgentino lo spunto per scrivere uno dei suoi lavori più originali i Sei personaggi in cerca d'autore. Più che una lettera, trattasi d'un dialogo di Pirandello con la madre morta, che lui va a trovare nella casa paterna di Kaos, arrivando in treno da Roma dopo un viaggio di due giorni. Qui la madre, quasi in modo surreale, gli appare piccola e seduta in poltrona, pronta a consolare il figlio che piange. Lei è morta e non può più pensarlo e dunque lui non è più vivo per lei. Questo il nodo centrale del ragionamento, anche se Pirandello chiederà alla madre di raccontargli ancora una volta della sua adolescenza, del viaggio verso l'isola di Malta, dove il padre in esilio attendeva la famiglia e altro ancora che non interessa a Gianni Scuto, volto piuttosto in un lavoro certosino di regia a innestare nel suo spettacolo altre schegge e brani di lavori pirandelliani che trattino il rapporto madre-figlio/a. Ed ecco La vita che ti diedi un dramma incentrato sull'amore d'una madre che si nutre solamente del ricordo d'un figlio rimasto lontano da lei per sette anni, giocato qui dai quattro interpreti (Cettina Bonaffini, Barbara Cracchiolo, Elmo Ler, Loriana Rosto) come un coro d'una tragedia greca, diventando più intrigante quando il figlio ritornerà a casa e la madre non lo riconoscerà, perché per lei il ricordo era più vero della realtà. L'altra scheggia sibillina è il Così è (se vi pare) dove una madre non capisce più chi sia la sua vera figlia. Un'attesa vanificata sino alla fine, quando una figura femminile col viso coperto da un velo nero presentandosi come la moglie del signor Ponza, l'unica in grado di mettere in chiaro la verità, affermerà d'essere al contempo sia la figlia della signora Frola che la seconda moglie del signor Ponza, mentre di sé affermerà di non essere nessuna: "io sono colei che mi si crede". Sul tema della maternità ruota L'altro figlio, che vede un'umile popolana, tale Maragrazia, soffrire da matti perché non riceve notizie dei due figli emigrati in America, dove pare abbiano fatto fortuna. Con l'aiuto d'una amica scrive loro una lettera, senza ricevere risposta, in cui per invogliarli a tornare dice d'essere disposta a donare loro il proprio casale. Con lei vive un altro figlio, sinceramente affezionato e buono che vorrebbe prendersi cura di lei, ma la donna non lo considera veramente suo, perché frutto d'uno stupro subito da parte di un brigante che le ha ucciso il marito. Maragrazia si rende conto che proprio questo figlio non voluto meriterebbe quell'affetto che lei riserva invece ai figli lontani diventati dei criminali e ingrati con lei ma sente di non poter cambiare il suo affetto perché "è il sangue che si ribella". Nel ricordo delle favole ascoltate da bambino Pirandello scrive La favola del figlio cambiato incentrata su una madre cui viene sostituito il figlioletto sano e paffuto con uno malaticcio e deforme. La donna disperata corre dalla fattucchiera del paese Vanna Scoma, per sapere come fare a riprendersi il figlio trafugato. Saprà poi che è stato portato nel palazzo d'un re e potrà essere allevato e cresciuto tra lusso e agi se lei si prenderà cura con affetto del bimbo deforme. Nonostante abbia un trattamento regale però il figlio cambiato si sente infelice e malato nell'anima, decide quindi di tornare in paese e vivere felicemente con la madre. Bella la colonna sonora di Vanghelis.

Ultima modifica il Martedì, 26 Luglio 2016 08:32

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