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Notte Bianca (Una)
commedia scritta diretta ed interpretata da Gabriele Pignotta, con Fabio Avaro e Veruska Rossi
Roma, Teatro Manzoni, dal 18 al 30 settembre 2007
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Il Giornale, 2 ottobre 2007
Speranze, paure e sogni di tre ragazzi in ascensore
La drammaturgia italiana contemporanea è la grande assente dai
nostri palcoscenici, ma le poche volte che riesce a essere rappresentata
risulta spesso di qualità mediocre. Dominano commediole di matrice
televisiva, testi banalmente generazionali, pièces di taglio più propagandistico
che politico. Paradossalmente le opere più innovative riescono
raramente ad arrivare alla messinscena. D'altra parte, attori e registi,
a differenza degli altri paesi europei, non rischiano mai su questa drammaturgia,
preferendo dedicarsi ai classici. In questa situazione, i giovani autori,
se vogliono essere rappresentati, devono contare sulle proprie forze.
Le loro commedie sono autoprodotte con pochissimi mezzi e talvolta in
messinscene improvvisate. Esistono, tuttavia, eccezioni a questa regola. È il
caso di Una notte bianca di Gabriele Pignotta, in scena al Teatro Manzoni
di Roma e poi in tournée, che è nata, prima di giungere
a un teatro importante come il Manzoni, in un teatrino romano dove, con
il tempo, è stata scoperta fino a diventare uno spettacolo cult.
L'idea dell'autore, che ne è anche regista e interprete, era di
scrivere una commedia divertente sulla Notte Bianca romana del 27 settembre
2003, ancora oggi ricordata per un micidiale blackout, aggravato da un
tremendo nubifragio. Che cosa succede quando si trovano prigionieri in
un ascensore tre giovani che non si sono mai visti prima? Uno è un
trentenne, studente a vita e che ancora sta a casa con i genitori, l'altra è una
ragazza frustrata dal suo lavoro di segretaria mentre si è brillantemente
laureata in architettura. Il terzo è un giovanotto di condizione
modesta, che porta pizze a domicilio. Pignotta sfrutta tutte le possibilità umoristiche
e comiche degli sforzi per uscire dalla loro prigione, ma poi ha il merito
di passare dalla commedia di situazione alla commedia di costume.
I tre personaggi, inizialmente solo pedine di un gioco teatrale, si rivelano
a poco a poco esemplari della situazione esistenziale di tanti trentenni,
con i loro ideali, le difficoltà di trovare un lavoro, la paura
del futuro ma anche la voglia di andare avanti e di battersi. L'autore
li rappresenta con una verità umana rara in queste commedie generazionali
e in dialoghi mai prevedibili e mai volgari. Il merito del successo è anche
nell'affiatamento dei tre interpreti, lo stesso Pignotta nei panni dello
studente a vita, Veruska Rossi in quelli della segretaria-architetta
e Fabio Avaro, un ragazzone che ha capito forse più di tutti come
va il mondo.
Giovanni Antonucci
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Il Messaggero, 29 settembre 2007
Roma, 27 settembre 2003. Prima Notte Bianca per la Capitale, che reagisce alla sfida partecipando in massa e riempiendo strade e vicoli. Lo stesso entusiasmo continua ad animare la cittadinanza quando alle tre e mezza tutto si spegne. Black out. Cosa facevate in quel momento? Tre ragazzi, in un condominio della Garbatella, rincasano. Stanno salendo in ascensore, quando... Stop.
Gabriele Pignotta ha scritto nelle ore immediatamente successive il testo di una pièce che da quattro anni gira nelle sale, e che racconta quello che succede se tre sconosciuti sono costretti a trascorrere quattro ore in uno spazio angusto. E allora mica puoi solo parlare del tempo, come quando fai un paio di piani col vicino. Cominci a parlare di te. Prima di tutto le fobie, In una situazione così claustrofobica non se ne può prescindere. E poi, a salire, ipocondrie, frustrazioni, depressioni, ricordi di flirt da intercapedine (ecco cosa ci si può perdere abitando al primo piano!) e tutto quanto può rimpinguare una disquisizione tra trentenni. In scena al Manzoni fino al 30, Una notte bianca è una commedia generazionale sulle problematiche delle seguenti tipologie umane: il pony italiano di una pizzeria egiziana (Fabio Avaro), una neo-architetta che non trova lavoro (Veruska Rossi) e un eterno studente in economia che vive sulle spalle dei genitori dovendone sorbire le quotidiane ramanzine (lo stesso Pignotta, che ricorda il Quartullo di Quando eravamo repressi).
Niente di particolarmente nuovo: satiretta sociale in salsa di cabaret, panico che diventa psicodramma ironico, dubbi esistenziali più adatti a un gruppetto di diciottenni, anche se - va detto - nell'impasse contemporanea certi rallentamenti finiscono per sembrare del tutto legittimi. Nel complesso uno spettacolo leggero, ma che funziona. E che con una ventina di minuti in meno (certi amarcord sono un po' fuori luogo, e sembrano messi lì apposta per allungare il brodo) ci guadagnerebbe in agilità.
Paola Polidoro
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