Sipario

home rivista recensioni comunicati i fatti cyclopedia spazio regioni commedia dell'arte biblioteca teatro danza contatti
novità video sostenitori interviste link archivio primo piano cartelloni testi lavoro cerca blog



 
  recensioni online        
             
  cinema concerti danza lirica prosa storiche
             
             
cinema
 
 
 
ricerca per titolo
A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z | 0-9
   
* Per leggere la trama clicca sulla Locandina
Red road
Red roadregia: Andrea Arnold
con Andrew Armour, Kate Dickie, Tony Curran
 
La Repubblica, 30 marzo 2007
Il film l'anno scorso ha vinto il premio della Giuria a Cannes
"Red road", la vendetta di una donna viaggia attraverso il video centralino

Rientra in un progetto alla Lars von Trier il film scozzese Red road, unica opera prima in competizione presentata l'anno scorso a Cannes, dove vinse il premio della Giuria. Nei piani della sua autrice, la quarantacinquenne Andrea Arnold, si tratta del primo episodio di una trilogia di storie imperniate su uno stesso gruppo di personaggi. Girato con la sobrietà spartana di un film del Dogma 95 (supporto elettronico, luci naturali, inquadrature instabili...), racconta la vendetta di una donna in sofferenza di affetti contro l'uomo che le ha rovinato la vita.

L'eroina in questione è la solitaria Jackie, che lavora in una postazione di videosorveglianza in collaborazione con la polizia e passa il suo tempo a spiare le vite degli altri. Inizialmente enigmatica, l'ossessione della donna per un uomo misterioso si chiarisce poco a poco, informandoci che lo spiato è stato, anni prima, coinvolto nella morte della figlia di chi lo spia.

Vietato prenderlo per un thriller alla Hitchcock, cui si atteggia nella prima parte: ciò che interessa all'esordiente Andrea Arnold è uno studio del punto di vista, a partire da quella "finestra sul cortile" postmoderna che è una centralina-video. La cineasta sposa la visione di un personaggio turbato nel profondo e adotta uno stile frammentario, per restituire l'ambiguo rapporto di attrazione-repulsione che lo induce a guardare. Così il film instaura il clima perturbante e ansiogeno con cui, a sua volta, attrae-respinge lo spettatore.

Roberto Nepoti
© Sipario 2009