L'anno zero dei vecchi horror
Potete fare tabula rasa degli ultimi 15 horror-fanta-thriller prodotti. Compreso Cloverfield, che ha unito un'idea neanche originale a una buona confezione e un ottimo no-marketing.
Se volete uscire dalla delusione strisciante, guardatevi Rec, film "condominiale" spagnolo che smuovere quel minimo ancora possibile nello spettatore abituato all'orrore telegiornalistico quotidiano. Un'opera a quattro mani di Jaume Balaguerò e Paco Plaza: entrambi impegnati da sempre nel genere, il primo con all'attivo titoli interessanti come Darkness e Fragile, il secondo con I delitti della luna piena.
Già segnalato nel concorso veneziano, ai premi Goya Rec ha raccolto il premio per l'attrice rivelazione, Manuela Velasco, al primo film. Con qualche polemica. Avrà giocato quel minimo di identificazione con il suo personaggio: giornalista e presentatrice fino ad oggi, in Rec è una spigliata cronista di "colore" che insieme al suo cameraman - l'occhio che ruba le immagini sulla scena e diventa la nostra prospettiva - deve seguire per una notte una squadra dei vigili del fuoco di Barcellona.
"Il 70% degli interventi non riguarda incendi", precisano: è infatti l'emergenza che affrontano i vigili con telecamere al seguito è un'anziana donna sanguinante, che vive sola in un appartamento raggelato.
I vicini di condominio, che hanno avvertito la polizia per le urla che sentivano, sono raccolti nell'atrio e attendono.
Basta questo per raccontare Rec, perché continuando si entra nel territorio dell'inspiegabile. Con la sindrome coatta da Angelo sterminatore, il cinema di paura ci mette davanti alla prospettiva claustrofobica di restare tagliati fuori, di perdere il contatto con la comunità che ci ospita come accade al condominio ripreso dal cameraman.
Quanto al girato e alla costruzione, Balaguerò&Plaza (che hanno sceneggiato insieme a Luis Berdejo) non fanno altro che applicare le regole del genere con oculatezza: urla inumane, rumori stridenti, penombre efficaci, un'estetica televisiva credibile, una procedura di emergenza che aumenta il mistero, una bambina e persino dei cinesi.
Come sia possibile che il climax della vicenda non scemi e che la tensione monti non dando tregua fino alla chiusura - senza speranza e senza Dio – è il piccolo miracolo di due filmmaker con le idee molto chiare.
Che riescono a fare un montaggio efficace (si tratta pur sempre di videotape televisivi simulati con lunghe riprese senza stacchi) incastrando gli episodi e non sacrificando la narratività.
Pasquale Colizzi