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Racconti da Stoccolma
Racconti da Stoccolma
di Anders Nilsson
con Oldoz Javidi, Lia Boysen Messico-Spagna, 2007)
 
Il Tempo, 3 maggio 2008

Un viaggio attraverso il Libano nel luglio 2006 appena cessato il fuoco di quella guerra israelo-palestinese che aveva provocato distruzioni, morti, miserie. Il primo esplode in una famiglia di origini mediorentali in cui un padre è così ciecamente severo che quando scopre, o crede di scoprire, una relazione sentimentale con uno svedese di una delle sue figlie,le ordina di uccidersi. Al suo rifiuto, seguito da una fuga, d'intesa anche con la madre non certo migliore di lui, le organizza un tranello che finirà per farla morire. E così con l'altra figlia, appena la vedrà ribellarsi. ma questa volta gli andrà male.
Il secondo racconto ha al centro una brava e premiata giornalista, con figli piccoli, vessasata da un marito furiosamante geloso sia di lei sia dei suoi successi. Solo a fatica riuscirà ad uscire da un seguito di angherie orrende.
Nel terzo racconto torna in primo piano la violenza, questa volta, però, non in ambiti familiari e senza coinvolgimenti di donne perché ne sono responsabili dei teppisti, con modi da gangsters, che dopo aver pestato a sangue i buttafuori di un club, minacciano rappresaglie terribili ai danni del gestore che, avendo visto tutto, potrebbe testimoniare al processo subito intentato.
Anche qui, alla fine, arriverà a una soluzione ottimistica, ma dopo molto patire.
Si è fatto carico di rappresentarci questi tre racconti un giovane regista svedese già abbastanza noto, Anders Nilsson, che li ha svolti alternandole di continuo le continue situazioni da cui erano composti, badando a non interrompere con questo la fluidità della narrazione e il disegni via via sempre meglio delineato dei caratteri dei personaggi. V'è riuscito soprattutto nel primo racconto in cui quell'ambiente chiuso e fanatico della famiglia mediorientale è descritto con molta incisività, così come poi sono incise, con realismo duro, le terribili situazioni che fanno procedere aspramente l'azione verso approdi che, in quei frangenti, non ci si aspetterebbe di veder conclusi in positivo.
Gli altri due racconti, in vari momenti, rischiano un po' di essere se non didascalici certo solo dimostrativi, con le tesi contro la violenza (e le conseguenti ingiuste sopraffazioni) messe scopertamente in mostra, ma anche con questi limiti il film, nel suo insieme, il suo impatto -molto forte- lo raggiunge.
Con il concorso di interpreti adeguati. L'unica nota, in mezzo a loro, in una parte di fianco, è Bibi Andersson. Tornata al cinema dopo gli anni felici di Bergman.

Gian Luigi Rondi

 
Il Messaggero, 1 maggio 2008

Quando l'orrore colpisce allo stomaco

Tre storie vere di sopraffazione e violenza domestica intrecciate in un social thriller che spesso colpisce sotto la cintura. Se nell'Italia impaurita il problema sicurezza diventa il sintomo più vistoso della nostra crisi di identità, guardate cosa succede nella civilissima Stoccolma. Carina è una premiata giornalista tv, ma in casa sopporta da anni le umiliazioni di un marito così frustrato da picchiarla perfino davanti ai bambini; fino a quando non decide di reagire sfidando le leggi non scritte della sua azienda e della corporazione. Aram deve vedersela con i banditi che hanno quasi ucciso il buttafuori del suo locale notturno, ma ci sono impreviste complicazioni sentimentali. La giovanissima Leyla è l'episodio migliore scopre in un crescendo di orrori cosa riserva la sua famiglia di agiati immigrati mediorientali alla sorella "colpevole" di avere un fidanzatino. Niente sconti, nessuna scusa: il film non cerca le cause di tanta violenza, si concentra sugli effetti, intrecciando il dramma sociale e il lato spettacolare con mano ruvida. Un pugno nello stomaco che rischia di dimostrare più che di mostrare, lasciando lo spettatore due volte a disagio. Per gli orrori di cui è fatto testimone, e per il modo in cui è convocato al loro cospetto. Efficace, senz'altro. Ma anche ambiguo.

Fabio Ferzetti

 
La Repubblica, 1 maggio 2008

Nei "Racconti da Stoccolma"
la violenza nascosta in famiglia

E se la questione sicurezza, tanto strombazzata in questi tempi, riguardasse più le violenze all'interno della famiglia che non le minacce dell'"altro" e del "diverso"? È la tesi su cui poggia Racconti da Stoccolma, vincitore a Berlino del Premio Amnesty International.

Nel due episodi al femminile del film di Nilsson due donne, la ventenne mediorioentale Nina e la svedese Carina, sono vittime della violenza maschile tra le mura domestiche. Giornalista di successo, la seconda è abusata e picchiata dal marito, suo collega nella professione; quanto all'altra, basta un sospetto (perdipiù infondato) di disivoltura sessuale perché tutta la famiglia (tranne la giovanissima sorella Leyla) si coalizzi nel condannarla a morte, secondo le leggi ancestrali del paese da cui proviene.

È al maschile, invece, il terzo episodio, in cui un ristoratore immigrato, Aram, e il suo bodyguard sono bersaglio di una banda di criminali omofobi. Per evidenziarne le analogie e il comune contesto, gli episodi vengono narrati in montaggio alternato, con sequenze di varia durata; per poi convergere, secondo una pratica non inedita, in un finale nell'unità di luogo (un aeroporto) dettato, dopo tante ingiustizie, dall'ottimismo della volontà.

Roberto Nepoti

© Sipario 2009