Krief con Verdi tra la vita e la morte
Il Festival Verdi di Parma si è aperto lunedì sera
con un'intensa rilettura diLuisa Miller curata dal regista,
scenografo e costumista
A ll'inizio le candeline di una torta di compleanno.
Alla fine ceri da rito funebre. In mezzo le note di Giuseppe
Verdi per raccontare, nel corso di un solo giorno, il trascorrere
dalla vita alla morte. Luisa Miller secondo Denis
Krief, regista, scenografo e costumista dello spettacolo
che ha aperto a Parma, al Regio, il Festival Verdi 2007:
ventisette giorni di rassegna, tanti quante sono le opere
del maestro, con l'ambizione di far diventare la cittadina
emiliana un punto di riferimento per l'interpretazione
di Verdi al pari di Salisburgo per Mozart e Bayreuth per
Wagner. Il titolo inaugurale (sette repliche a Parma, due
al Comunale di Modena che con il Regio di Torino coproduce
il nuovo allestimento ripreso dalle telecamere della Rai)
ha centrato l'obiettivo sul fronte musicale. E lo ha fatto
anche su quello registico, mettendo in luce i nodi che
si incontrano quando si vuole dare un'interpretazione moderna
di Verdi. Krief scava a fondo nella storia, interrogandosi
su quale possa essere l'attualità dei personaggi
e legge la vicenda che Verdi trasse da Schiller alla luce
del conflitto generazionale che oppone padri e figli. Certo,
lo fa a modo suo, partendo maluccio (un po' fuori luogo
i passi di polka che solisti e coro sono costretti ad accennare
mentre snocciolano acuti), ma riprendendosi alla grande
quando si concentra solo sui personaggi.
Uno spettacolo che ha il pregio di scorrere veloce (funzionali
pannelli in proscenio collegano le scene in dissolvenza),
lasciando in primo piano la musica, affidata a orchestra
e coro del Regio agli ordini di un puntuale Donato Renzetti.
Partitura capace di far tremare i polsi anche agli interpreti
verdiani più consumati per lo stretto apparentamento
con il belcanto di Bellini e Donizetti, Luisa Miller ha
potuto contare su un'affiatata squadra vocale. Rodolfo Marcelo
Alvarez, tenore tra i migliori al mondo, che regala al
suo personaggio una voce piena nella quale si ritrovano
tutte le passioni che Verdi ha messo in musica. Ascoltare
Leo Nucci nei panni di Miller è un'emozione
che va dritta al cuore: acuti sicuri, fraseggio esemplare,
immedesimazione nel personaggio fanno del nostro baritono
il 'padre verdiano' per eccellenza. Più distaccata,
ma con tutte le note al posto giusto Fiorenza Cedolins,
che disegna una Luisa fragile e travolta dagli eventi.
Nove minuti di applausi che hanno salutato anche Francesca
Franci (Federica), Giorgio Surian ( Walter) e Rafal Siwek
( Wurm).
Pierachille Dolfini