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Ragioni dell'aragosta (Le)
Ragioni dell'aragostadi Sabina Guzzanti
con Sabina Guzzanti, Cinzia Leone, Pierfrancesco Loche, Stefano Masciarelli
 
Il Sole 24Ore.com, 13 settembre 2007

Dopo "Viva Zapatero!", suo primo grande successo come regista, Sabina Guzzanti ci riprova e con "Le ragioni dell'aragosta". Rimane sempre nell'ambito del documentario, seppur di finzione: siamo infatti dalle parti del cosiddetto mockumentary.Per riflettere sulla funzione e sull'utilità della satira ai nostri giorni l'attrice romana ha riunito dopo quindici anni alcuni suoi colleghi di "Avanzi", programma televisivo cult degli anni Novanta. Ecco dunque che si rivedono Pierfrancesco Loche, Antonello Fassari, Stefano Masciarelli, Cinzia Leone e Francesca Reggiani, chiamati ad allestire uno spettacolo teatrale gratuito nell'anfiteatro romano di Cagliari a favore dei pescatori sardi. Si vuole infatti attirare l'attenzione sul problema dello spopolamento del mare e in particolare sulla scomparsa di tonnellate di aragoste di anno in anno (ecco spiegato il titolo!). Vero ispiratore dell'iniziativa è Gianni Usai, ex operaio della Fiat ed ex sindacalista, ma adesso anche lui pescatore e conscio della gravità della situazione. Le prove si susseguono con passione, tra idee, discussioni, indecisioni e ripensamenti, ma alla fine lo spettacolo non andrà in scena perché quello a cui abbiamo assistito – è la stessa Guzzanti a rivelarcelo nelle ultime inquadrature – era solo un pretesto, una finta rappresentazione, ma non senza un nobile scopo e ampiamente provvista di vis comica e di intelligenza.
Presentato a Venezia alle Giornate degli Autori, il film della Guzzanti è un tentativo originale e sostanzialmente riuscito di abbinare umorismo e riflessione sulla realtà contemporanea. A che punto è la satira oggi nel nostro Paese? E serve davvero a risolvere i problemi o a migliorare le cose? I dubbi di Sabina e dei suoi compagni di avventura sono tanti, ma sono convinti che è sempre necessario desiderare e cercare di immaginare un mondo migliore e tentare di smuovere le coscienze con le armi dell'ironia e dell'autoironia. Sembra di assistere a un happening, a un collage di improvvisazioni, di performance estemporanee, che tali in realtà non sono (perché una traccia di copione era pur sempre presente sul set), ma da cui emergono comunque frammenti di verità (si pensi alla scena in cui Cinzia Leone esplode emotivamente rievocando il periodo buio della sua malattia). Decisiva ai fini del felice esito dell'operazione è la voce off della Guzzanti, che funge da guida per lo spettatore commentando in maniera lucida e sarcastica gli avvenimenti e impedendo soprattutto che le vicende private e i problemi del gruppo, spiato in tutte le sue nevrosi e fragilità, degenerino in una specie di reality, seppur certamente corrosivo. Si ride amaro e con un filo di nostalgia ripensando a una stagione della satira più libera e creativa di quella di adesso. E anche se non ripete l'exploit di "Viva Zapatero!", come regista la Guzzanti è ad ogni modo cresciuta.

Michele Ossani

 
L'Unità, 6 settembre 2007

Se accettiamo l'inconciliabilità tra Le Ragioni dell'aragosta e quelle della classe operaia, e decidiamo di non farne un dramma, il film che Sabina Guzzanti ha presentato alle Giornate degli Autori è una bella commedia del nostro tempo chiusa in una scatola vecchia come il mondo e pregiata proprio per questo. Prendete un gruppo di artisti che hanno condiviso felicemente umori e lavoro, rimetteteli assieme con uno scopo generoso, chiudeteli in una casa, shakerate pazientemente, servite a temperatura ambiente. Potrebbe essere la traccia dinamica del Mucchio selvaggio di Peckinpah, oppure di un'idea pirandelliana, ma tenetela lontana dalle analogie con qualunque Grande freddo, poiché andreste fuori strada. Qui non c'è crudeltà, nessun rimpianto, nessuno svelamento di un angoscioso passato minaccia questo tenero ritiro spirituale. Anzi se tratti di gentile ferocia si intravedono qui e lì, sono dettati esclusivamente dal bisogno e dalla voglia di essere lucidi e presenti qui e ora, come si diceva una volta dalle parti del funzionariato Pci, «senza eccezione alcuna». Questa è una storia, poi ce n'è un'altra che riguarda più da vicino Sabina Guzzanti ma ci torneremo. Intanto, la vicenda. In un angolo non frequentato della Sardegna, Su Pallosu, una cooperativa di pescatori lancia a Sabina Guzzanti un invito al quale lei non sa dire di no: la loro attività è alle corde; il mare bistrattato, inquinato, svuotato non offre più quelle belle quantità di aragoste dalla vendita delle quali dipendeva e dipende la sopravvivenza della piccola comunità sarda. Il portavoce della cooperativa è un compagno ex sindacalista alla Fiat, Sabina immagina uno show per servire la denuncia al grande pubblico, si tuffa nel progetto, chiama a raccolta il gruppone di Avanzi - Francesca Reggiani, Cinzia Leone, Stefano Masciarelli, Antonello Fassari - e si trasferisce con loro in casa di un ritrovato, ma renitente, Pierfrancesco Loche.
Tutto, o quasi, lascia intendere che la ripresa è quasi diretta, che si sta raccontando con taglio documentaristico una vicenda che si offre sfacciatamente al passo di un reality semiclandestino. La presenza nella casa di Gianni Usai, l'ex sindacalista, è una sorta di miccia sempre accesa che produce bagliori di un tempo passato ma, come tanti altri, non digerito. Siamo dalle parti di quella storia d'Italia che vorremmo volentieri rivedere con calma alla moviola cento e cento volte, per capire cosa ci accadde. Usai è testimone di quella stagione Fiat che si concluse con la sigla molto rapida di un accordo che per settimane la classe operaia aveva combattuto: ma in mezzo ci furono divisioni interne e soprattutto quella manifestazione dei quarantamila colletti bianchi Fiat che gettò nel panico sindacati e non solo. Tra flashback e pensieri recitati, questo strato storico che per Sabina resta incomprensibile - si chiede, ad un certo punto, perché cavolo si sia firmato e in modo tanto contestato, solo perché c'era stata quella manifestazione - intreccia il presente dei comici senza violentarlo. Così, non sfonda nel sarcasmo il giudizio su un'era Prodi che non sembra aver dato ancora al paese le chance che si merita. La cosiddetta «scena politica», a dispetto delle attese di chi si era infiammato seguendo i fotogrammi corrosivi di Viva Zapatero, resta sullo sfondo, Berlusconi compreso, mentre un piano sequenza ideale sta alle costole della politica, e cioè della capacità di questo piccolo collettivo di fare qualche cosa a sostegno di una buona causa. Mano a mano che la data dello show si avvicina - luci sul teatro romano di Cagliari, persino Soru fa la sua parte - ecco i segni delle crisi individuali che occupano progressivamente la scena. Se ne verrà a capo? Ce la farà questa politica a resistere alla stanchezza e al cinismo? A Sabina preme dire di sì, che si può e che non ci sono altre risposte oltre al «fare», e questo introduce un altro piano di lettura tutto legato al percorso di questa artista che, maligna qualcuno, «spinta da quel sarcasmo, prima o poi finirà, annichilita, tra le braccia di suo padre». Sabina è un «mostro», un po' Sordi, un po' Tognazzi con dentro la febbre di Dario Fo, ci interessa molto dove sta andando e la sua aragosta dice che è più vicina agli uomini che agli dei, è quasi commovente questo suo accenno di tenerezza. Loche è un gigante con il passo più lieve della terra, Cinzia Leone è mossa da un forza biblica, può fare quello che vuole su un palco come nella vita, Francesca Reggiani la sa più lunga dell'uomo mascherato, Stefano Masciarelli è un gran tecnico di classe, Antonello Fassari non ha paura di nessuno, ricorda Piccoli. Andatevi a vedere queste Ragioni dell'aragosta e capirete che si può raccontare l'Italia di oggi senza dire stupidaggini e col sorriso sulle labbra. Sotto-sotto, c'è un bel trucco, ma è meglio se ve lo scoprite da soli.

Toni Jop

 
Corriere della Sera, 21 settembre 2007
Vero o finto? Il clan Guzzanti gioca tra show, reality e satira

La simpatica Sabina Guzzanti dice che questa sua rimpatriata (falsa) tra i colleghi di «Avanzi», organizzata nel film per uno show (falso) per i pescatori sardi orfani di aragoste per i vip, è un (vero) reality, quindi un anti-reality radical. Nel senso che ciascuno dei comici del gruppo si espone a una (finta) confessione che poi necessariamente ha qualche parte di verità (come la scena di Cinzia Leone che parla della sua malattia), ma nell' insieme non si sa mai se credere o no, quanto e come. Ambiziosamente simpatico nel denunciare tutto e subito a partire dai quotidiani big, la vera domanda è quella che si pone in camerino la star prima della prima: avrà un senso continuare a far satira? La risposta intanto la sta dando Beppe Grillo, ma il match tra Vero e Finto organizzato dal clan Guzzanti vuole tutto e il contrario di tutto: la musica è finita ricordando la Fiat, la Sardegna e il sindacalista, le ansie e il narcisismo d' artista. VOTO: 6+

Maurizio Porro

© Sipario 2009