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Pier Paolo Pasolini

pier paolo pasolini : attore, regista (1922 - 1975)

Pier Paolo Pasolini, poeta, romanziere, autore teatrale, critico letterario, saggista e polemista, è stato una delle figure fondamentali nella cultura italiana del XX° secolo.

Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini con Alberto Moravia

Nasce a Bologna nel 1922. Dopo un apprendistato come sceneggiatore per Fellini, collaborando ai dialoghi de "Le notti di Cabiria", nel 1957, e poi per Bolognini ("La notte brava", 1959; "Il “Bell'Antonio", nel 1960; "La giornata balorda", 1960), per Franco Rossi "Morte di un amico", nel 1960, per Carlo Lizzani "Il gobbo", nel 1960, Pasolini debutta nella regia con "Accattone" nel 1961: al centro della vicenda, sta quel sottoproletariato già protagonista di due suoi noti romanzi "Ragazzi di vita" del 1955; "Una vita violenta", del 1959, che descrive un universo contadino minacciato dall'imminente avvento del benessere. Sono argomenti che torneranno nel successivo "Mamma Roma" (1962), storia dell'impossibile riscatto tentato per mezzo del figlio da una non più giovane prostituta. Nell'episodio "La ricotta" (1963) e ne "Il Vangelo secondo Matteo" (1964), Pasolini si confronta poi con il tema della Passione: in chiave comica nel primo, che gli costò non poche traversie giudiziarie; con un'ottica terzomondista nel secondo, che resta fra i suoi esiti più alti. Hanno struttura e trasognata cadenza di fiaba gli episodi de "La terra vista dalla luna" (1967) e "Che cosa sono le nuvole?" (1968): interpretati da Totò come il lungometraggio "Uccellacci ed uccellini" (1966).

Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini con Laura Betti

La filmografia pasoliniana si sposta, in forme in certo modo più discutibili, verso i luoghi del mito: "Edipo re" (1967), "Teorema" (1968), "Porcile" (1969) e "Medea" (1970) sono lavori tormentati, spesso mossi dal gusto della provocazione. Più prolifico il ritorno alla dimensione favolistica della "trilogia della vita": totalmente immersi in una dimensione edenica e prestorica, all'insegna d'una sessualità libera e naturale, "Il Decameron" (1971), "I racconti di Canterbury" (1972), "Il fiore delle Mille e una notte" (1972) mostrano tracce di poesia e sono testimonianza d'una ritrovata felicità creativa del regista. Il prematuro congedo, tuttavia, è affidato a quel "Salò o le 120 giornate di Sodoma" (1975) uscito dopo la sua tragica scomparsa. Perseguitato dalla censura di moltissimi Paesi, il film, trasposizione dell celebre testo sadiano nel periodo terminale del fascismo, porta alle conseguenze ultime i coevi discorsi dell'autore sul genocidio del popolo, compiuto dal Potere in nome dello sviluppo e della omologazione al consumismo. Stupri, torture, coprofagia ed altro ancora vengono mostrati attraverso immagini che colpiscono duro e lasciano il segno: il risultato è discutibile per molti, intollerante per altri, ma i valori sia formali che di contenuto della pellicola rimangono importanti.


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