luciano damiani : scenografo, costumista
(1923-2007)
Si diploma all'Accademia di belle arti di Bologna.
Le prime esperienze scenografiche (1948) avvengono presso il Centro
universitario teatrale di Bologna. Negli anni '50 inizia un fertile
periodo artistico con il Piccolo Teatro di Milano, realizzando Il
cammino sulle acque di O. Vergani per la regia di Strehler,
con il quale collabora assiduamente fino alla fine degli anni '70. Fra
i suoi spettacoli più celebri: El
nost Milan di Bertolazzi (1954-55), L'anima
buona di Sezuan di Brecht (1961), Vita di Galileo di Brecht
(1961-62), Le
baruffe chiozzotte di Goldoni (1964), Il giardino
dei ciliegi di Cechov (1973-74), Il campiello di Goldoni
(1975), La
tempesta di Shakespeare (1975). Lavora con Strehler anche
per il teatro musicale, inaugurando nel 1954 la Piccola Scala di Milano
con il Matrimonio
segreto di Cimarosa e allestendo spettacoli lirici fortunatissimi
come Il
ratto dal serraglio di Mozart (Salisburgo 1964), L'amore
delle tre melarance di Prokof'ev e Macbeth di Verdi (Teatro
alla Scala 1975). Le elaborazioni sceniche costruite da Damiani fanno
parte della drammaturgia del testo. Nelle sue scenografie vi è l'esempio
di come lo spazio visuale può ritmare e accompagnare il tempo
musicale. La scena non è mai didascalica o illustrativa ma evoca
attraverso citazioni stilistiche il periodo storico dell'opera teatrale.
D. stravolge l'uso del palcoscenico inteso come impianto scenico all'italiana,
invade la platea con veli o accenni architettonici, creando nuovi spazi,
usando il vuoto come poesia della messinscena: «Le mie più belle
scenografie sono fatte di silenzi». Collabora con importanti registi
come V. Puecher, L. Squarzina, F. Enriquez, J. Vilar e L.
Ronconi, con il quale progetta gli spettacoli: Gli
uccelli di Aristofane (1975) e Orestea di Eschilo (1976) al Burgtheater di Vienna. Sempre con
la regia di L. Ronconi realizza Don
Carlos di Verdi (Scala 1977) ed elabora
le scene per The Fairy Queen di Purcell (Maggio musicale fiorentino 1987).
Nel 1996 inaugura un nuovo spazio teatrale, il Teatro Documenti, con
La morte innamorata di F. Glissenti e Amor
nello specchio di G. Andreini
per la regia di L. Ronconi.
Damiani giunge allo studio dello spazio teatrale tramite una serie di disegni
e schizzi preparatori, che documentano l'evoluzione creativa e analitica
del lavoro di progettazione e realizzazione. Adotta soluzioni innovative
per le luci, i costumi, le scenografie, introducendo materiali nuovi.
Nel corso della sua carriera si dedica alla riorganizzazione contrattuale
della figura dello scenografo bozzettista come lavoratore dello spettacolo.
Riceve numerosi premi e riconoscimenti, tra cui la Maschera d'argento
1996 per il teatro.