
elsa merlini : attrice
(1903 - 1983)
Elsa Tscheliesnig nasce a Trieste il 25 luglio 1903
da una famiglia della buona borghesia. Rimasta vedova, la madre, pianista,
si risposa con Gino Merlini, un padre affettuoso, al punto amato da Elsa,
che ella ne assumerà il cognome. Trasferitasi a Firenze durante
la Prima Guerra Mondiale, frequenta la scuola di dizione Rasi per affinare
un italiano troppo stentato e misto di tedesco e slavo. Tornata a Trieste
viene scritturata appena diciassettenne da Annibale Ninchi in sostituzione
di un’attrice per la parte di Scilla in Glauco di Stanislao
Morelli: è l’inizio di una carriera ben presto coronata
dal successo.
Prima attrice con Armando Falconi, nel 1930, succede a Vera Vergani nella compagnia
di Dario Niccodemi; è in seguito con Aldo De Benedetti, Sergio Tofano
e Luigi Cimara, affermandosi come una delle interpreti più spiritose,
ricche di brio e femminilità del genere comico-brillante-sentimentale
allora molto in voga (Achard, Amiel, Shaw, De Benedetti, Connors).
Col cinema acquista una vasta notorietà: nel 1931, interpreta La segretaria
privata, per la regia di Goffredo Alessandrini a fianco di Nino
Besozzi,
film di enorme successo al quale ne succederanno molti altri del genere “telefoni
bianchi”.
Pur aderendo con perfezione al modello di donna che emerge da questi film, moderna,
sentimentale, eppure legata alla tradizione, è soprattutto nel teatro
che la Merlini rivela la sua straordinaria vena lirica e drammatica, che emerge
nella seconda parte della sua carriera. Nel 1940 affronta, insieme a Renato Cialente, Marionette,
che passione! di Rosso di San Secondo, La signora Morli uno e due di
Pirandello e, soprattutto, Piccola città di Thornton Wilder,
con la regia di Fulchignoni, in cui, nel ruolo di Emily Webb, la giovane e delicata
protagonista, Elsa Merlini tocca un registro interpretativo, sospeso fra toni
adolescenziali e matura consapevolezza.
Nel dopoguerra dirada la sua presenza sulle scene limitandola alla rivista, accanto
a Vittorio De Sica (Ma cos'è questo amore) ed Enrico Viarisio
(Gran baldoria), e a qualche commedia, come I Rusteghi di Goldoni
(1947), in scena alla Biennale, con la regia di Renato Simoni, e Il valzer
dei toreri di Anouilh (1959).
Nel 1971 riceve il premio Renato Simoni per la fedeltà al teatro e in
seguito, con il regista Antonio Calenda, affronta alcune interpretazioni da cui
emerge una inaspettata vena drammatica: nel 1978 è la toccante Maria in
una Passione su testi del Seicento; nel 1980, accanto a Glauco
Mauri, è la
regina Margherita nel Riccardo III di Shakespeare.
La sua ultima apparizione sulla scena è in Mela di Dacia Maraini
(1982), dov’è una anziana signora anticonformista e spregiudicata,
in cui ritrova tutta la sua inconfondibile vitalità e intelligena. Muore
a Roma il 22 febbraio 1983.