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Discorsi sull'Attore
         
         
  Discorsi all'attore  
    a cura di Mario Mattia Giorgetti    
       
   

Sempre sotto esame

   
   

Per dirla con Eduardo: "... gli esami non finiscono mai." Per gli attori, noti e meno noti, gli esami sono all’ordine del giorno. Terminata una scrittura, l’attore deve cercarne un’altra, affrontando altri esami. Oppure: se l’attore spazia dal teatro al cinema, dalla pubblicità alla televisione gli "esami", o meglio i provini, si moltiplicano di giorno in giorno. Gli agenti setacciano, s’informano per far sì che i propri rappresentati siano "provinati" dalle case di produzione. Una gara a chi ne manda di più.

Carne da macello

Le produzioni, che una volta possedevano un loro archivio di attori, ultimamente, salvo alcune, si appoggiano agli agenti affermati e a chi è agli esordi. Quindi, ogni attore, se vuol lavorare, è costretto a cercarsi il proprio agente per sottoporsi ai provini, agli esami, che solertemente gli vengono procurati. Ma come si svolgono questi provini?
A Torino, mi dicono, si è aperta una scuola per istruire i giovani a superare il provino: quindi dare una buona impressione, una buona immagine di sè.
Cosa chiedono? Chi li fa?
I provini, tanto per fare chiarezza, possono svolgersi su parte, oppure su qualcosa che l’attore conosce a memoria, oppure si esauriscono in una semplice intervista. Che inizia cosi: l’attore parte dal fondo di una minuscola saletta, cammina fino al segno che viene indicato, qualcuno da dietro la telecamera comincia a lanciare delle domande. L’attore prende l’aria più disinvolta che puó: i provini sono il suo forte, tanti ne ha fatti, e dopo due minuti di registrato, viene liquidato con un "grazie le faremo sapere". Sapere che non arriva mai, solo il prescelto sarà contattato. E intanto gli altri restano in attesa di una telefonata, fino a quando vengono a "sapere" da "altri" che è stato già fatto tutto. Insomma, un comportamento irriguardoso, maleducato e prepotente.
I provini in teatro sono ancora più inquietanti: il giovane attore o attrice viene ammesso in palcoscenico, un gruppetto di persone dal centro della platea, nell’oscurità, per bocca di non si capisce chi, chiede "fai qualcosa", poi "grazie", e via un altro.
Anche per il cinema le cose non sono diverse: gli aspiranti alla scrittura si imbattono, prima di arrivare al regista, in una serie di filtri, i cosidetti assistenti, che frustrati come sono la maggior parte di essi, approfittano di quel momento di potere per farsi valere, da cui, spesse volte, traspaiono comportamenti di gallismo. Insomma, "ci provano", chi con "lui" chi con "lei".
Quando l’attore raggiunge l’appuntamento per il provino, c’è un registro che lo attende su cui deve segnare le proprie generalità, le sue caratteristiche: età (e qui qualcuno segna una piccola bugia, o salta con disinvoltura la domanda), altezza, numero di piedi, colletto, testa, telefono, quale agenzia lo manda ecc.

Provini
                  Provini
                  Provini

Le salette sono sempre molto affollate. Abbiamo chiesto a qualcuno come viene vissuto questo rituale: un’attrice, di media età, senza mezzi termini: "siamo carne da macello"; un’altra, piuttosto anziana, già affermata in teatro: "io mi diverto, mi piace, rivedo tanti amici che altrimenti non vedrei, i quali mi fanno sapere ciò che offre la piazza; ci aggiorniamo, ci relazioniamo insomma."
Un giovane neo-diplomato attore: "non riesco a capire cosa cercano. A volte mi liquidano con ‘sei bravo ma troppo teatrale’, e quando faccio il provino con disinvoltura, mi dicono ‘sei bravo, ma troppo scialbo’. Insomma, io insisto. Cosa posso fare se non mettermi in competizione?".
Anche attori affermati, che si presuppone siano conosciuti, non scappano all’esame del Cliente, o di una squadra di esperti dell’Agenzia di pubblicità, i quali hanno il compito di vivisezionare l’immagine del canditato.
Sul desiderio di essere "provinati", per essere conosciuti, hanno fatto trasmissioni televisive, tese allo sfruttamento di questa umana necessità dell’attore, ironizzandoci sopra, e a volte mortificando il malcapitato.
Cosa si può fare per migliorare questa fase che l’attore incontra sul proprio cammino? Poco o niente. Qualcosa potrebbe essere l’idea di un archivio di provini, posizionato su internet, con interpretazioni a largo raggio (dal drammatico al brillante, dal grottesco al comico) che ogni attore potrebbe prodursi, come solitamente si fa col book di foto, da rinnovarsi nel tempo, su richiesta dell’interessato, da cui le produzioni potrebbero fare una prima cernita. Almeno qualcuno potrebbe essere risparmiato da attese e da perdite di tempo. E da mortificazioni.

   
   

 

   
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