Ogni anno centinaia e centinaia di neo attori si affacciano sul mondo del mercato teatrale. Le scuole, indifferenti al punto di saturazione in cui si trova tale mercato, licenziano questi aspiranti attori. In loro, come in tutti quelli che aspirano, ci sono speranze, ambizioni, necessità di lavoro.
Alla foce del fiume scuola-di-teatro, stanno in agguato giovani e meno giovani registi, o registi frustrati, che li attendono per adescarli con lusinghe, promesse, proposte di eventuali progetti. Gli aspiranti attori, desiderosi di mostrare il proprio talento, si rendono disponibili. Accettano di sottoporsi a provini, a volte anche ripetuti. Ne conosco uno, un regista un po’ frustrato, che dallo stesso attore ne ha pretesi cinque nel giro di due mesi, tenendo sulla corda il candidato, finché questi, stanco di aspettare una risposta, ha preso il telefono per sollecitarla e dall’altro capo si è sentito rispondere che se non era stato chiamato, evidentemente non c’era bisogno di lui. Dopo cinque prove questa è stata la risposta, umiliante, offensiva, maleducata, insensibile. Partendo da questo esempio, abbiamo sentito altri aspiranti, molti raccontavano di aver ricevuto lo stesso trattamento. In sostanza, due soggetti, in disagio, s’incontrano: uno perché cerca una parte, un lavoro, l’altro perché cerca di farsi conoscere come regista, anche se poi spesso non ha niente da offrire. Sono entrambi alla ricerca di una visibilità. Una ricerca frustrante, ma è la realtà che i novelli attori incontrano.
Cosa possiamo suggerire, non tanto a quelli che sono già diplomati, ma a quelli che sono in corsa per i prossimi anni?
Suggeriamo:
1) chiedere alla scuola che tipo di rapporto ha con il mondo del lavoro teatrale. Quali sono i punti di riferimento a cui rifersirsi. Quali sono i diritti e i doveri che ha l’attore nei confronti di chi intende utilizzarlo. Insomma, chiedere informazioni sulla vita professionale per la quale ha scelto di studiare.
2) Diffidare di chi promette in prima persona senza far conoscere per quale struttura o ente sta preparando il progetto. Chiarire che prove e recite devono essere riconosciute secondo il contratto nazionale degli attori. Sapere quali sono i termini per interropere un rapporto di lavoro quando non sono stati definiti per tempo gli accordi contrattuali. Ci sono registi che provano senza pagare le prove e impresari che approfittano, per produrre i loro spettacoli a costo zero: a volte non si riconosce ai giovani attori neanche il minimo sindacale. Si versano loro solo i contributi assistenziali che servono all’impresario disonesto per rientrare nei parametri ministeriali e per far crescere sostanzialmente i contributi.
3) Iscriversi al Sai, sindacato degli attori italiani (ecco i recapiti: Sai - Sede Nazionale, Via Ofanto 18 – 00198 Roma, tel. 06-8417303 - http://www.cgil.it/sai-slc - sai-slc@cgil.it) e farsi consegnare tutte le informazioni necessarie per essere rispettato nella propria professione.
4) Denunciare, senza paura, quei produttori che strumentalizzano la passione dell’aspirante attore ai fini di lucro e di sfruttamento.
5) Creare una rete d’informazioni tra colleghi o compagni di studio per informarsi a vicenda su chi usa strategie speculative.
6) Obbligare le scuole riconosciute e finanziate da enti pubblici a stabilire intese con i Teatri Stabili che producono spettacoli. Insomma, cercare qualsiasi strada per combattere la maleducazione, lo sfruttamento, il malcostume e l’inganno e per far rispettare la dignità e la professione artistica che si è scelta e che è una scelta per la vita.