venerdì, 20 luglio, 2018
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SUL FILO DELLA MEMORIA: Rubrica di Mario Giorgetti - Grazie ai miei atti, Sacco e Vanzetti furono riconosciuti innocenti da Mikael Dukakis il 23 agosto 1977

SUL FILO DELLA MEMORIA
Rubrica di Mario Mattia Giorgetti

Grazie ai miei atti, Sacco e Vanzetti
furono riconosciuti innocenti
da Mikael Dukakis il 23 agosto 1977

Nessuno ci crederà ma è così: il riconoscimento dell'innocenza di Sacco e Vanzetti lo si deve al teatro, o meglio all'agire, alle iniziative di un teatrante. Questa vicenda è bene conoscerla, prima che cada nel dimenticatoio dei fatti.
È bene sapere come è andata per la verità storica.
Il sottoscritto, negli anni Settanta, intratteneva una storia sentimentale con una giovane ragazza, anarchica fervente, ora una apprezzata critica teatrale.
Nel frugare nei testi degli anarchici italiani, da Pietro Gori a Enrico Malatesta, da Kropotkin a Proudhon, da Bacounin a Vsevolod Michajlovič Eichenbaum, detto Volin, m'imbattei in un vecchio libriccino, edito nascostamente dagli anarchici italiani, che raccontava le vicissitudini di Sacco e Vanzetti. La storia mi commosse tanto che volevo ricavarci un dramma, visto da me, come avevano già fatto gli autori italiani Milo Roli e Luciano Vincenzoni, a cui Giuliano Montaldo si è ispirato per girare un magistrale film, i cui interpreti furono Gianmaria Volontè e Riccardo Cucciolla.
Erano gli anni in cui frequentavo il socialista Osvaldo Bevilacqua, funzionario del PSI italiano - con sede allora in via del Corso a Roma e capeggiato da Bettino Craxi, presidente Pietro Nenni - ora storico conduttore della trasmissione televisiva "Sereno Variabile".
Un giorno, mentre mi trovavo in visita da Osvaldo Bevilacqua, vidi alle spalle della sua scrivania una antica locandina di un evento dedicato in memoria di Sacco e Vanzetti, a cura di Nicola Misasi, anarchico.
Fu la scintilla che aprì, anzi incendiò, il mio cuore e mi confidai con Osvaldo di quanto anch'io fossi in animo di organizzare un evento su Sacco e Vanzetti. Da lì nacque l'idea di agire affinché fosse riconosciuta la loro innocenza. Ecco che Osvaldo chiamò Edda, la segretaria particolare di Pietro Nenni, alla quale chiedemmo se poteva riferirgli il nostro desiderio di affidargli l'incarico di Presidente di un nascente Comitato Internazionale per Sacco e Vanzetti.
Nel giro di pochi giorni Pietro Nenni ci fece sapere di aver accolto l'invito a divenire presidente di questo Comitato, purché alla sua conduzione ci fossero il sottoscritto e Bevilacqua quali vice-presidenti.
Ci mettemmo subito al lavoro per raccogliere le adesioni di altri politici sia nazionali che internazionali. Aderirono Bettino Craxi (PSI), Enrico Berlinguer (PC), Benigno Zaccagnini (DC), François Mitterrand, presidente dei socialisti francesi, Mario Soares, presidente dei socialisti portoghesi, ed altri.

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Ferdinando Nicola Sacco (Torremaggiore, 22 aprile 1891 – Charlestown, 23 agosto 1927) e Bartolomeo Vanzetti (Villafalletto, 11 giugno 1888 – Charlestown, 23 agosto 1927)

Per me cominciò un lavoro importante: preparare un evento che rievocasse la storia di Sacco e Vanzetti. Cercai Vincenzina Vanzetti, giovane sorella di Bartolomeo, residente a Cuneo e le feci visita come pure a Savino, fratello di Nicola, residente a Torremaggiore, Lecce.
Vincenzina, durante l'incontro, mi consegnò copia delle lettere che aveva ricevuto dal fratello Bartolomeo, durante i sette anni di carcere a Charlestown, nel Massachusetts.
Creai uno spettacolo dal titolo "Sacco e Vanzetti, ultimo atto", interpreti il sottoscritto nel ruolo di Vanzetti, Sergio, mio fratello, sotto lo pseudonimo di Masieri, in quello di Sacco e Attilio Ganguzzi, nelle vesti di narratore e del giudice Thayer, arricchito con le canzoni di Wütry Gatry e Joan Baez, che portammo in tournée nei festival dell'Avanti, nelle piazze, nei parchi.
Come Comitato, incaricammo un gruppo di avvocati perché esaminassero i documenti reperiti presso gli archivi americani, pervenutici da un circolo anarchico di Boston.

Organizzai al Teatro Quirino di Roma, allora gestito dall'ETI (Ente Teatrale Italiano, direttore Generale Bruno D'Alessandro, socialista), il primo incontro pubblico per dibattere sulla richiesta della revisione del processo. Vi parteciparono Pietro Nenni, Ruggero Orlando, i componenti del Comitato, la sorella Vincenzina Vanzetti, due nipoti di Nicola Sacco e tanti autorevoli personaggi della politica e del mondo dello spettacolo, e, infine, il figlio di Nicola Sacco, Dante.
Per la Televisione italiana, Rai Due, diretta allora da Massimo Fichera, realizzai un lungo cortometraggio: "Cinquant'anni fa: Sacco e Vanzetti", sulla base delle lettere di Nicola Sacco e di Bartolomeo Vanzetti inviate dal carcere ai parenti e ai Comitati di difesa che si erano formati in molti Paesi a loro sostegno in attesa della definitiva sentenza, rinviata per sette anni per le proteste dell'opinione pubblica che si erano sollevate in tutto il mondo. Il documentario – andato in onda in prima serata Rai Due – contiene testimonianze e interviste a politici di allora: Bettino Craxi, Pietro Nenni, Umberto Terracini, Lelio Basso; artisti e intellettuali: Vittorio Gassman, Renato Guttuso; giornalisti: Ruggero Orlando, Indro Montanelli, Carlo Tognoli; registi: Giuliano Montaldo, Carlo Lizzani. E ancora, adesioni e dichiarazioni di Giulio Carlo Argan, allora sindaco di Roma, Benigno Zaccagnini, Enrico Berlinguer, Mário Soares, François Mitterand, canzoni di Woody Guthrie, Joan Baez e filmati dell'epoca. Il Partito Socialista Italiano, con segretario Bettino Craxi, mi diede l'incarico tramite Mammoliti, funzionaria del PSI, di realizzare una serie di spettacoli dedicati a Sacco e Vanzetti nell'ambito dei Festival dell'Avanti.

Torniamo al Teatro Quirino per dire ancora dei dettagli: all'evento, come ho detto, partecipò anche Ruggero Orlando, rientrato in Italia dopo aver vissuto a lungo in America come corrispondente della Rai.
In un teatro gremito di personalità politiche, giornalisti, operatori Rai e rappresentanti dell'Ambasciata americana, tanti furono gli interventi, tante le testimonianze; io lessi l'unica cronaca del giornalista ammesso durante la tragica esecuzione sulla sedia elettrica.
Platea commossa, alcuni con lacrime agli occhi. Da qui nacque l'ordine, è giusto ripeterlo, di Massimo Fichera, socialista e direttore di RaiDue di realizzare il documentario, di cui ho detto, sulla loro storia e iniziative in corso, che mi fu affidato e che poi fu trasmesso in prima serata.
Grazie agli avvocati che avevano presentato una relazione all'Ambasciatore in Italia, in cui sostenevano che il giudizio di condanna era viziato - documento che fu girato al Governatore del Massachusetts Mikael Dukakis - e i consensi dell'opinione pubblica che avevamo sollevato, risultato fu che a distanza di alcuni mesi arrivò a me, che fungevo da vice-presidente di Pietro Nenni, la lettera nella quale si confermava che il Governatore Dukakis, il 23 agosto del 1977, aveva accolto il riconoscimento dell'innocenza di Sacco e Vanzetti. La notizia fu subito divulgata ai giornali.
È giusto notare che tutto questo partì da un semplice atto sentimentale con una anarchica, passato poi attraverso un libriccino su Sacco e Vanzetti, un incontro casuale con Bevilacqua, dalla locandina di Nicola Misasi, fino alla costituzione di un Comitato Internazionale; e grazie al quale ottenemmo il riconoscimento della loro innocenza.
Ho voluto raccontare velocemente questi passaggi perché restino nella memoria di chi legge e sappia che da questi piccoli particolari arrivammo a qualcosa di grande e apprendendo i fatti come realmente accaduti. L'entusiasmo che animò il sottoscritto fu tale da spingermi a sostenere le spese di viaggi per incontri, testimonianze, nonché cene con i parenti delle due vittime. Ancora nessuna istituzione pubblica mi ha detto grazie. Così è la vita.

Letto 100 volte Ultima modifica il Mercoledì, 25 Aprile 2018 07:47

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