giovedì, 20 settembre, 2018
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SUL FILO DELLA MEMORIA: Rubrica di Mario Mattia Giorgetti - Interrogativi da conoscere su: ETI - IDI - AGIS

SUL FILO DELLA MEMORIA
Rubrica di Mario Mattia Giorgetti

Interrogativi da conoscere su: ETI - IDI - AGIS

L'ETI, Ente Teatrale Italiano, dopo anni e anni di attività è stato smantellato. Correva l'anno 31 maggio 2010.
Nato nel 1942 senza fini di lucro con lo scopo di promuovere e diffondere le attività teatrali di prosa, musica e danza attraverso una politica di valorizzazione e scambi del patrimonio culturale nei limiti delle direttive imposte dal Ministero dei beni culturali in materia.
Tra i compiti dell'ente - dichiarati all'art. 1 dello statuto - rientravano il coordinamento delle attività teatrali, la programmazione di spettacoli, anche tramite la gestione diretta di teatri di proprietà, la promozione del teatro nell'Italia meridionale e insulare, nonché di iniziative italiane all'estero e straniere in Italia.
Provvedeva, inoltre, ad incassare le entrate del botteghino e, dietro presentazione fattura, a pagare le compagnie ingaggiate massimo entro trenta giorni. (Quindi un sistema che obbligava le Compagnie ad anticipare stipendi e spese di gestione in attesa di essere saldate, quando per una "ritualità storica" le Compagnie venivano pagate tra un atto e l'altro delle recite secondo il rapporto stabilito con l'esercente del teatro che poteva essere o ad incasso o prepagato se in abbonamento).
Sono entrati in campo i Circuiti Regionali, gestiti da apposite Associazioni o Fondazioni studiate ad arte a svolgere lo stesso compito e, pertanto, l'ETI è stato cancellato. Ora sono i Circuiti regionali a programmare gli spettacoli di loro interesse e a pagare le compagnie entro sessanta giorni, se va bene (e anche qui vale la stessa considerazione di cui sopra e, va detto subito, che molte Compagnie crollano di fronte a questo sistema di pagamento).
Se prima con l'ETI c'era un direttore generale che aveva la visione delle stagioni teatrali e, pertanto, sceglieva secondo un'ottica centralizzata, ora si hanno tanti direttori generali tanti quanti sono i Circuiti in atto. Quindi si è ridotta la visualità agli interessi della Regione.
È un bene?
È un male?
Al pubblico l'ardua sentenza, parafrasando il Manzoni.
Una volta c'era l'IDI, Istituto del Dramma Italiano, che aveva il compito di individuare il talento dei nostri drammaturghi e invitare le compagnie primarie a metterli in scena, almeno per un minimo di dieci repliche, e provvedeva ad elargire un congruo sostegno economico.
Cancellato anche questo Ente, supponiamo perché le compagnie riconosciute primarie avevano l'obbligo di effettuare il 51% delle recite richieste per le sovvenzioni dedicate alla drammaturgia italiana. Tanto valeva depennare la presenza dell'IDI, come Ente doppione nelle finalità.
È stato un bene?
È stato un male?
Agli Autori l'ardua sentenza.
L'AGIS, Associazione Generale Imprese dello Spettacolo, punto di riferimento per tutte le circolari normative del Ministero, visto che non si è riusciti in oltre settant'anni dalla nascita del primo teatro pubblico a varare una legge sul teatro, invece di adottare una politica a sostegno dei lavoratori, ovviamente, ha portato acqua verso il proprio mulino, cioè a favore delle imprese e ha piegato il Ministero a finanziare imprese con un organico di sei scritturati, anziché quattordici come prevedevano le prime circolari, ai tempi di Franz De Biase, direttore generale dello Spettacolo.
È stato un bene?
È stato un male?
Agli Attori l'arduo giudizio.
Abbiamo sollevato questi interrogativi sul filo della memoria per un'eventuale riflessione sulla riforma tanto evocata e necessaria del teatro, non tanto da un punto di vista drammaturgico, quanto per la salute del sistema produttivo sia del teatro pubblico che privato.
E, soprattutto, per la salute del Pubblico, degli Autori, degli Attori. I principali referenti che dobbiamo tutelare.

Letto 196 volte Ultima modifica il Venerdì, 30 Marzo 2018 09:18

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